Pippa Bacca raccontata dal regista Simone Manetti

Elisabetta Bartucca
31/03/2020

Il regista del documentario sull'artista milanese violentata e uccisa in Turchia nel 2008 ricorda questa donna «fuori dall'ordinario». E la potenza del suo ultimo progetto "Spose in viaggio". L'intervista.

Pippa Bacca raccontata dal regista Simone Manetti

È l’8 marzo del 2008 quando Pippa Bacca e Silvia Moro partono in autostop da Milano per Gerusalemme, con indosso un abito da sposa.

È l’inizio del progetto Spose in viaggio, che si sarebbe concluso drammaticamente il 31 marzo con la morte di Pippa Bacca, violentata e uccisa alle porte di Istanbul.

«Una donna fuori dall’ordinario», la definisce Simone Manetti, il regista di Sono innamorato di Pippa Bacca, documentario che ripercorre l’esperienza artistica di Giuseppina Pasqualino – 33enne nipote di Piero Manzoni – arrivato nelle sale il 5 marzo scorso, poco prima che lo tsunami del coronavirus si abbattesse sul Paese con la chiusura dei cinema e la sospensione di tutte le attività culturali.

DOMANDA. Perché il titolo Sono innamorato di Pippa Bacca?
RISPOSTA. Il titolo del documentario è molto stratificato, come l’arte di Pippa. In parte è una citazione-omaggio a una sua opera d’arte omonima. Aveva avuto una relazione con un avvocato milanese che a un certo punto le disse di non essere più innamorato di lei. Pippa allora reagì a questa delusione con l’arte.

Cioè?
Fece stampare 1.500 spille con la scritta «Sono innamorato di Pippa Bacca. Chiediti perché», e le distribuì alla loro cerchia di amici così ogni volta che il suo ex si sarebbe trovato di fronte a centinaia di persone che la indossavano, sarebbe stato costretto a chiedere loro il perché e magari a cambiare idea, cosa che poi non avvenne.

Cosa l’ha attratta di questa donna?
Mi sono innamorato di una figura di donna fuori dall’ordinario. Al di là dal raccontare una biografia e impedire alla memoria di dissolversi, l’auspicio è che il pubblico si innamori non tanto del film ma della persona e della sua storia che è di una potenza deflagrante: una donna vestita da sposa che attraversa diversi Paesi per portare un simbolo di pace. Mi sembrava un’immagine anche solo visivamente potentissima.

Anche al centro dei suoi lavori precedenti da A new family a Ciao Amore, vado a combattere, ci sono delle figure femminili.
Ho quasi sempre raccontato storie di donne, ma si tratta di un caso. Nel mio girovagare per trovare storie da raccontare, alla fine mi sono ritrovato davanti figure femminili. Non riesco a trovare un perché oggettivo e cosciente, ma mi affascina il modo delicato, struggente e potentissimo con cui le donne si rapportano al mondo e alla vita, che si tratti di affrontare un problema, di rinascere o di trovare una strada per portare avanti la propria idea.

Mi affascina il modo delicato, struggente e potentissimo con cui le donne si rapportano al mondo e alla vita, che si tratti di affrontare un problema, di rinascere o di trovare una strada per portare avanti la propria idea

Che rapporto ha instaurato con le donne di questa storia?
Strada facendo mi sono reso conto che il racconto giusto doveva avere una voce femminile. Ci siamo avvicinati prima alla famiglia di Pippa, solo successivamente a Silvia Moro. Non è stato facile riuscire a entrare in questi due mondi, perché da parte di entrambi c’era una sorta di reticenza, dovuta soprattutto al fatto che questa storia era stata già raccontata tante volte e in maniera sbagliata. Poteva apparire come l’ennesimo tentativo di speculazione e spettacolarizzazione.

E invece…
E invece superate le difficoltà iniziali ci sono state un’apertura e una generosità enormi anche nel rivivere il dolore; quando chiedi a delle persone di rivivere momenti come quelli, stai richiedendo uno sforzo emotivo non indifferente.

Come è stato da uomo raccontare una storia simile?
È stato naturalissimo, ho cercato di essere il più sincero e chiaro possibile spiegando fin dall’inizio quale sarebbe stata la direzione che avrei voluto intraprendere. Mi sono affidato al loro racconto emotivo, più che alla ricostruzione dettagliata dei fatti. Per una decina di giorni ci siamo rifugiati nella casa di campagna della famiglia di Pippa: cenavamo insieme, facevamo colazione insieme e ogni giorno parlavamo con una delle sorelle o con la madre.

La locandina del documentario di Simone Manetti.

Oggi, al tempo della sospensione del tempo e della ritualità sociale, qual è il senso di una performance come quella di Pippa Bacca e Silvia Moro?
Va in direzione diametralmente opposta. Loro due avevano la necessità di incontrare lo sconosciuto, noi abbiamo quella di evitare di incontrare anche i nostri cari. Pippa e Silvia andavano alla ricerca dell’umanità. L’autostop scelto come mezzo principale per spostarsi è il modo che più di qualsiasi altro ti costringe ad affidarti al prossimo e a instaurare una relazione umana con l’altro.

In molti allora dissero «se la sono cercata». Un giudizio che purtroppo ricorre davanti a molti casi di violenza sulle donne.
Un tentativo del documentario è proprio fare in modo che questa risposta non venga più utilizzata. Pensare «se l’è cercata» è quasi un meccanismo di autodifesa. Come dire: «A me non potrà accadere perché non mi metterò in quella condizione». Ammettere e accettare che ci sia qualcosa di strutturalmente sbagliato nella società ti costringe a porti nella condizione di dover risolvere un problema. Aver impedito a due donne di portare un messaggio di pace è umanamente inaccettabile.

Tornando all’attualità, la quarantena imposta per arginare il contagio da coronavirus è una condanna per le donne vittime di violenze e abusi da parte del partner.
Nel mondo ci sono delle quarantene “privilegiate” e situazioni invece di emergenza sociale che in questo momento rischiano di diventare ancora più pericolose di quanto non lo siano già quotidianamente. Non dovrebbero esistere e andrebbero risolte prima dell’esasperazione del momento.

Lei ha una figlia. Ha paura come padre?
Non vivo difficoltà particolari, se non quelle dovute al momento attuale. Ho sempre sognato di avere una bambina, immagino e sogno per lei una vita bellissima e che possa fare quello che vuole.