Perché la Juventus può uscire in Champions contro l’Atletico

17 Dicembre 2018 16.00
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Che sia stata un'urna malefica l'ha certificato anche la Borsa, con l'inversione di rotta che ha colpito il titolo della Juventus a Piazza Affari dopo il sorteggio degli ottavi di Champions league. In mattinata il listino segnava un +1,4%, poi è crollato fino a perdere oltre l'1,5% dopo che la pallina dei bianconeri era stata estratta assieme a quella dell'Atletico Madrid di Diego Simeone. Il più scomodo avversario tra quelli possibili, avevano unanimemente commentato i giornali prima dell'estrazione. E nonostante le dichiarazioni ottimiste affidate a Twitter dal tecnico juventino Massimiliano Allegri («Chi ha ambizione non ha timore») ci sono almeno cinque motivi per cui la corazzata della nostra Serie A potrebbe finire nei guai.

1. PRECEDENTI: ZERO GOL SEGNATI NEI GIRONI DEL 2014/2015

L'ultima volta Mario Mandžukić vestiva la maglia rojblanca, Antoine Griezmann sedeva in panchina ed entrambe puntavano più a "non prenderle" che a portare a casa i tre punti. Il precedente più fresco tra Juventus a Atletico Madrid risale alla stagione 2014/15 e sembra già una vita fa. Eppure in panchina c'erano sempre loro, Allegri e Simeone, pronti a stringersi la mano al triplice fischio che sanciva lo 0-0 per il passaggio del turno a braccetto nella fase a gironi della Champions. Ed è proprio quello della stagione che poi portò i bianconeri alla finale di Berlino l'unico precedente tra la Vecchia Signora e i colchoneros nella massima competizione europea. Un flashback non esattemente beneagurante se è vero che, malgrado il passaggio del turno con tre vittorie, un pareggio e due sconfitte (guarda caso lo stesso numero di ko di questa stagione), l'avversario in grado di mettere in maggiore difficoltà la Juventus fu proprio l'Atleti, imbattuto nel doppio confronto. All'andata, infatti, al vecchio Vicente Calderon era finita 1-0. A decidere allora fu un gol di Arda Turan, che oggi rischia il carcere in Turchia per aver malmenato una popstar locale, ma all'epoca era uno dei trascinatori della banda Simeone. Zero gol in due partite, insomma, per una Juve che nei turni successivi ne avrebbe rifilati cinque, tra andata e ritorno, al Borussia e tre al Real Madrid. E se dopo una serie di cinque partite senza successi i bianconeri hanno vinto le ultime tre sfide contro le spagnole, l'Atletico Madrid non ha mai fallito la qualificazione nelle ultime quattro occasioni in cui è approdato agli ottavi.

2. SCARAMANZIA: LA MALEDIZIONE DI GIOCARE NELLO STADIO DELLA FINALE

«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», diceva Eduardo de Filippo. E anche se cabala e cornetti portafortuna appartengono più alla cultura dei napoletani, i rivali calcistici anti-Juve più credibili degli ultimi anni, che a quella degli algidi sabaudi, a Torino avranno di sicuro notato che l'andata dell'ottavo di finale si gioca nello stadio Wanda Metropolitano (Wanda come la compagnia cinese che aveva il 20% delle quote della società, non come la moglie-agente di Icardi) di Madrid. Che oltre a essere la casa dei colchoneros è anche il “teatro” scelto per l'ultimo atto della Champions, il primo giugno 2019. E quando si parla di finali, la Juve non è che abbia proprio dei grandi ricordi. Berlino 2015 e Cardiff 2017: due sconfitte brucianti negli ultimi quattro anni. Bisogna dunque esorcizzare la maledizione, senza dimenticare il tabù spagnolo per la Juve: detto delle finali perse contro Barcellona e Real Madrid, Allegri è stato buttato fuori nel 2017-2018 ancora dal Real per colpa del famoso rigore assegnato per “mancanza di sensibilità” dell'arbitro inglese Oliver e nel 2016 dal Bayern degli spagnoli Pep Guardiola e Thiago Alcántara (gol decisivo nei supplementari a Monaco di Baviera). Quattro anni di Allegrismo, quattro scogli iberici. Un altro incantesimo da spezzare.

3. SQUADRE ALLO SPECCHIO: IL GIOCO DI ALLEGRI NEL TRAPPOLONE DEL CHOLO

Garra, applicazione difensiva, intensità e possesso palla non fondamentale. È il dna dell'Atletico Madrid. O forse della Juventus? Di entrambe, ed è questo il problema per Allegri. A cui piace tanto dire che la sua squadra gioca col “4-3 casino”, inteso come la libertà tecnica di creare lasciata ai tre davanti, cioè Ronaldo più altri due (di solito Mandžukić e Dybala). Ma se il “casino” offensivo bianconero capita nella trappola difensiva dell'allenatore più difensivista che c'è tra i top club europei, che succede? L'effetto museruola, o anche l'impossibilità di appoggiarsi al gioco avversario per colpire di rimessa: cosa che in teoria entrambe le formazioni puntano a fare, col rischio di impantanare la partita. E visto che Allegri odia gli schemi – riguardatevi per l'occasione il celebre “sbrocco” televisivo a Sky contro la tattica esasperata che non serve nemmeno nel basket, davanti a un esterrefatto Daniele Adani – restano le individualità. La Juve è messa “benino”, ma l'Atleti di Simeone fa dell'aggressività e dell'allenamento maniacale nell'uno-contro-uno le sue specialità. Con l'obiettivo di vincere tutti i duelli o riequilibrare i mismatch, come dicono quelli bravi prendendo in prestito il termine dalla pallacanestro. Ma non ditelo ad Allegri.

4. FANTASMA INTERISTA E LAZIALE: SIMEONE L'OPPOSITORE BIANCONERO

Quando sembrava che Allegri prendesse in seria considerazione l'idea di lasciare Torino, sopraffatto dall'ennesima delusione di Champions e attratto, chissà, dalle sirene dell'altra sponda di Madrid, a Torino iniziò a circolare con una certa insistenza anche il nome di Diego Pablo Simeone. Un'ipotesi tanto suggestiva quanto inverosimile, perché pochi come il Cholo sembrano aver cucite addosso le stimmate della più fiera opposizione juventina. Pur senza le nostalgiche bordate al sapor di Triplete lanciate da Mourinho anche in questa stagione, Simeone ha sempre strizzato l'occhio al suo passato interista e laziale, profetizzando prima o poi un suo sbarco a Milano, per sedere sulla sempre traballante panchina di Luciano Spalletti. E se da allentatore ha già dato un dispiacere ai bianconeri, a far più male ai tifosi della Juventus è il ricordo della rete con la quale, il primo aprile del 2000, firmò il successo della Lazio al Delle Alpi, lanciando lo sprint della storica rimonta biancoceleste concretizzatasi nella disfatta juventina nell'acquitrino di Perugia. E poco importa che, a distanza di 18 anni, il figlio Giovanni abbia in parte restituito il favore, affossando le residue speranze del Napoli di contendere alla Juventus il settimo scudetto consecuitvo.

5. MOMENTO D'ORO GRIEZMANN: POTREBBE ESSERE L'ORA DELLA VENDETTA

Un conto aperto con la fortuna pare averlo di certo l'uomo più rappresentativo dei vicempioni di Spagna. Sì, è vero Antoine Griezmann ha sollevato al cielo la Coppa del Mondo da protagonista nell'estate 2018, andando a riempire una bacheca che la stagione passata ha ospitato anche un'Europa League e una Supercoppa europea. Tanto non è bastato per portarsi a casa il Pallone d'Oro, sottratogli dal finalista croato Luka Modric, malgrado il giurato italiano Paolo Condò abbia espresso la sua preferenza per Le Petit Diable. Non bastasse, ancora una volta Griezmann ha ceduto il passo a Cristiano Ronaldo, piazzatosi alle spalle del regista del Real Madrid. Una sorta di incubo Cr7 per il francese, dopo la sconfitta della sua Francia nella finale dell'Europeo proprio a opera del Portogallo trascinato da un sofferente Cristiano uscito anzitempo dal campo. E c'è una partita che più di ogni altra ha certificato i destini divergenti dei due numeri 7. Milano, finale di Champions 2016: Grizou sbagliò dagli 11 metri e il Real inaugurò il trittico di trionfi grazie alla freddezza glaciale di Ronaldo dal dischetto dopo la conclusione dei supplementari in perfetta parità. Insomma, per Griezmann potrebbe davvero essere arrivata l'ora della rivincita.

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