Il sovranismo è solo una fase, lo dice Hegel

Il sovranismo è solo una fase, lo dice Hegel

23 Gennaio 2019 14.20
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Nella riunione più globalista dell’anno, il World Economic Forum di Davos, alcuni leader sovranisti sono andati a cercare visibilità. Oltre al premier italiano Giuseppe Conte, c’è il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, un uomo sempre molto impegnato a creare e attaccare nemici immaginari o irrilevanti: dal marxismo culturale all’ideologia gender, la globalizzazione, ovviamente, ma anche la stampa, e ogni voce che propone soluzioni praticabili ai veri problemi del Brasile. Le riforme che ha avanzato nel Paese sono per ora una maggiore facilità di circolazione delle armi (in un Paese già tra i più violenti al mondo) e un decreto contro le ong, accusate di sfruttare la popolazione indigena. Sul piano diplomatico, Bolsonaro ha scelto una posizione ostile verso il principale partner commerciale del Brasile: la Cina, che ha così tagliato del 75% i propri investimenti nel Paese carioca.

IL SOVRANISMO E LA CREAZIONE DI UN NEMICO

La ricerca di nemici sembra accomunare, in effetti, gli indirizzi di tutti i sovranisti: le ong nel mondo non hanno mai vissuto un periodo così ostile, la particella “non governativa” è proprio indigesta alle politiche sovraniste che, miscelando nazionalismo e centralismo, sono, consapevolmente o no, tutte forme di statalismo. Di recente abbiamo visto senatori della Repubblica italiana diffondere contenuti antisemiti, e ministri vagheggiare di colonialismo francese. I nemici servono a catalizzare l’attenzione degli elettori su dei bersagli, distraendoli dagli errori dell’azione governativa. La polarizzazione del consenso in pro e contro come tifoserie da stadio aiuta a rafforzare l’esigenza di uomini forti con politiche grintose, a cui i sovranisti sono più attrezzati a dare risposta.

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L'IDEA DI PROGRESSO E LA DIALETTICA HEGELIANA

Sembra che viviamo tempi davvero bui, tanto da far vacillare la convizione che lo sviluppo della storia abbia come orizzonte il progresso. Ma per fortuna ci viene in soccorso un grande pensatore tedesco del XIX secolo, un uomo che spiegò bene la teoria del progresso non lineare: Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Hegel, nei suoi studi, sembra rassicurarci: per quanto sembri impossibile, il progresso avviene comunque. La sua concezione del progresso è legata a un termine intraducibile: Aufhebung, che racchiude il significato di privazione e di conservazione. Per Hegel la storia segue uno schema paragonabile alla dialettica: una tesi viene contrapposta all'antitesi, entrambe sublimano poi nella sintesi. Sia la tesi che l'antitesi contengono parti della verità, ma sono anche visioni esagerate, estreme e distorte del tutto, necessitano quindi dello scontro per poter interagire, fino a quando i loro migliori elementi trovano risoluzione in una sintesi. Non si può avere il progresso senza questo necessario processo.

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LA STORIA È FATTA DI TESI, ANTITESI E SINTESI

Il modello di Hegel trova innumerevoli riprove nella storia. Il mondo fa progressi barcollando da un estremo all'altro, cercando di compensare errori precedenti e generalmente richiede tre passaggi prima che sia trovato il giusto equilibrio su qualsiasi problema. Quindi, per esempio, gli antichi ateniesi scoprirono l'idea della libertà individuale, ma il loro regime era cieco rispetto alla necessità di disciplina e organizzazione collettiva. Gli antichi persiani furono quindi in grado di conquistare gli ateniesi sul campo di battaglia, ma siccome erano dispotici reprimevano il libero pensiero. La corretta sintesi tra libertà e disciplina arrivò poi con la formazione dell'impero romano. L'Illuminismo europeo aveva esaltato l'importanza della ragione, ma inizialmente era sterile e riduttivo. Il Romanticismo, subito dopo, era arrivato ad affermare l'importanza dell'emozione portando a degli eccessi. Solo scontrando le due correnti si è potuta elaborare una corretta riconciliazione tra ragione ed emozione. Nell'era di Hegel, l’iniquo sistema del XVIII secolo della monarchia ereditaria era stato abolito dalla Rivoluzione francese, ma il pacifico governo rappresentativo si trasformò presto nell'anarchia e nel caos del Terrore. Da questo emerse Napoleone che restaurò l'ordine calpestando la libertà che aveva professato di amare. Servirono 40 anni di spargimento di sangue per arrivare a una carta per i diritti delle minoranze.

SERVE UNA ADEGUATA RISPOSTA AL SOVRANISMO DILAGANTE

In momenti come quelli che stiamo vivendo, in cui sembra che ogni speranza di progresso sia completamente persa, pensare a Hegel è di conforto e restituisce nuova fiducia, nuova energia. Non stiamo andando nel baratro, ma vivendo una fase esagerata, estrema e distorta. I momenti bui però non sono la fine, sono una sfida, non resta che elaborare una adeguata antitesi al sovranismo dilagante e tornare al progresso definendo il più saggio possibile punto di sintesi.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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