I dubbi sulle spese della gestione commissariale di Alitalia

Milioni di euro in consulenze esterne. E benefit per i dirigenti tra auto aziendali, bonus per la casa e la scuola dei figli. È ciò che emerge da un documento redatto dall'ex consulente di Toninelli. 

29 Aprile 2019 09.21
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Se l’Alitalia tornerà presto ad essere un’azienda di Stato, come tutto lascia pensare, si potrà dire che il cerchio si è chiuso in modo perfetto: dai falliti tentativi di privatizzazione degli Anni 90 fino all’ingresso nell’azionariato del ministero dell’Economia, le cui condizioni sono state dettate nel decreto crescita. L’ultimo tassello di questo clamoroso ritorno al passato sarebbe, secondo le indiscrezioni, l’assegnazione di una quota della nuova compagine a Riccardo Toto (alla cui famiglia faceva capo AirOne, già in prima fila nella privatizzazione fallimentare del 2008), che risparmierebbe al governo l’imbarazzo di dover imbarcare i Benetton dopo le accuse feroci seguite al crollo del ponte Morandi di Genova. Ma il Mise ha smentito contatti diretti.

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L'ANALISI STILATA DALL'EX CONSULENTE DI TONINELLI

Negli ultimi 20 anni sono stati versati fiumi di inchiostro sulle spese fuori controllo dell’Alitalia di un tempo. Ma la musica è mai davvero cambiata? A far pensare di no è un documento postato in una chat riservata ad alcune centinaia di dipendenti della compagnia da Gaetano Intrieri, ex super consigliere del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli dimessosi dalla Struttura di missione del ministero a ottobre 2018 in seguito alle polemiche suscitate dall’emersione di una vecchia condanna per bancarotta, da una contestazione al suo curriculum e da alcune intemperanze verbali su Twitter. Ma qui non è in discussione il passato di Intrieri, ma ciò che scrive sul modo in cui la compagnia è stata gestita negli ultimi anni.

LE CONSULENZE ESTERNE

Stando a quelle pagine, perfino nel periodo della gestione commissariale iniziata nel 2017, mentre su piloti, steward e personale in genere si abbatteva la scure dei tagli, la compagnia avrebbe mostrato una propensione a largheggiare su alcune voci di spesa. In particolare i riflettori sono puntati su una nutrita schiera consulenze esterne (25 in tutto, affidate a 16 diverse società) soprattutto legali, ma anche di consulenza amministrativa e strategica. L’elenco comprende gli studi legali Annone, Bonelli Erede, Bufete Ocampo Salcedo, Lombardi Segni, Origoni, Severino, Sullivan&Cromwell, Zoppini, nonché le compagnie italiane e internazionali Boston Consulting, Ernst&Young, Leonardo, Price Water House, Rothschild, Intralinks, Studio Massari, Zucchetti. La spesa complessiva è di qualche milione di euro, ma con le success fee (il premio riconosciuto in caso di successo nei rispettivi contenziosi) si arriva a una decina di milioni.

DOCUMENTO MAI PROTOCOLLATO

La tabella con i relativi importi sarebbe stata estratta dal Programma dei commissari straordinari, di cui Intrieri ha effettuato un’analisi critica. Al ministero affermano che un tale documento non risulta esser mai stato depositato, ma lo stesso Intrieri ha spiegato a Lettera43.it che questo dipende solo dal fatto che lui stesso non lo ha protocollato. «Ho mandato il mio lavoro sia alla struttura di missione sia al ministro dei Trasporti Toninelli, come ho fatto in decine di altre occasioni», dice.

AUTO AZIENDALI, CONTRIBUTI PER LA CASA E BONUS SCUOLA

Nello stesso periodo l’azienda avrebbe anche assegnato a quasi tutti i dirigenti un’automobile (non di quelle più economiche), riconosciuto a molti di loro un consistente contributo per l’appartamento e perfino attribuito ad alcuni un bonus di una ventina di migliaia di euro per la scuola dei figli. Questa rassegna delle pratiche aziendali in voga ai «piani alti», è bene precisarlo, non proviene dal documento dei Commissari di cui sopra. È stata inserita da Intrieri nello stesso documento nella citata chat dei dipendenti (per molti dei quali l’ex consulente del ministero è ormai una star), ma la sua provenienza sarebbero gli uffici amministrativi di Alitalia. Secondo la relativa tabella, dei 48 dirigenti (tanti ne riporta il documento) della compagnia tutti tranne uno avrebbero diritto all’auto aziendale e ben nove riceverebbero un consistente contributo per l’alloggio: da 2 mila a 2.500 euro al mese (per due di loro con l’aggiunta di 20/25 mila euro l’anno per la scuola dei figli). Quanto alle retribuzioni, sette sulle 48 elencate nel documento (che non contiene nomi ma solo numeri progressivi) superano i 200 mila euro lordi l’anno e due arrivano a 300 mila, ovviamente senza contare i premi di risultato (da un minimo del 20 a un massimo del 50%) previsti dai vari contratti.

ALITALIA CONFERMA TAGLI ALLE SPESE

La replica dell’azienda è che rispetto al passato la gestione commissariale avrebbe applicato tagli drastici. «Dal 2017 al 2019», dicono i suoi uomini comunicazione a Lettera43.it, «il costo dei dirigenti è diminuito del 50% e il loro numero è passato da 65 a 51. Quanto poi alle posizioni di vertice, altre compagnie internazionali pagano i dirigenti molto di più». Sarà anche vero. Ma viene spontaneo osservare che mentre quelle fanno utili corposi, Alitalia continua a perdere centinaia di migliaia di euro al giorno, coperti finora grazie ad acrobazie politico-finanziarie che costano da anni un sacco di soldi al contribuente italiano. Infine, c’è il punto interrogativo dei premi di risultato. Non è dato sapere se siano stati pagati o meno in questi anni. Il solito Intrieri avrebbe scritto recentemente al ministro Toninelli per segnalare che, a quanto risulta a lui, solo per il 2018 ai dirigenti sarebbero stati assegnati premi di risultato per un totale di un milione di euro. Non sarebbe male sapere se, a fronte dei risultati aziendali che tutti conoscono, quei premi sono stati effettivamente pagati e in che misura.

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