Spinelli è zona franca

Fabio Chiusi
03/02/2011

Ruby, la Camera respinge la richiesta della Procura.

Spinelli è zona franca

Con 315 sì, 298 no e un astenuto la Camera dei deputati ha approvato la mozione della Giunta per le autorizzazioni, esprimendo il parere contrario sulla perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli, il ‘ragioniere’ di Silvio Berlusconi che, secondo i magistrati, avrebbe elargito i pagamenti indirizzati alle ragazze protagoniste delle notti roventi di Arcore (leggi l’articolo). L’Aula dunque non ha autorizzato la perquisizione negli uffici di Giuseppe Spinelli, e gli atti dell’inchiesta tornano alla procura. Berlusconi non ha votato, il che significa che la maggioranza ha raggiunto quota 316, due voti in più rispetto al voto di sfiducia bocciato il 14 dicembre scorso. I votanti sono stati in tutto 613.
La richiesta di perquisire gli uffici di Spinelli era stata già bocciata dalla Giunta per le autorizzazioni (leggi l’articolo) e rientra nell’ambito dello scandalo Rubygate (leggi l’articolo), in cui il presidente del Consiglio è accusato dei reati di concussione e prostituzione minorile.
Lettera43.it ha raccontato ai suoi lettori il dibattito. 

(19:01) Con 315 sì, 298 no e un astenuto la Camera approva la mozione della Giunta. L’Aula dunque non autorizza la perquisizione negli uffici di Giuseppe Spinelli, e gli atti dell’inchiesta tornano alla procura. Berlusconi non ha votato, il che significa che la maggioranza ha raggiunto quota 316, due voti in più rispetto al voto di sfiducia bocciato il 14 dicembre scorso. I votanti sono stati in tutto 613. 

(18.55) Fini dichiara concluse le dichiarazioni di voto. Quindi sospende la seduta fino alle «19 in punto», quando ci sarà la votazione. 

(18.54) Per Paniz la ipotizzata concussione «non ha utilità». E conclude: «Non siamo noi quelli che sono venuti a patti con la mafia», esclama, paonazzo, Paniz. Suscitando un boato di disapprovazione in Aula.

(18.50) Paniz ricorda l’intervista in cui il finiano Giuseppe Consolo afferma che la competenza è del tribunale dei ministri. L’Aula si scalda.

(18.42) Un lunghissimo applauso accompagna la fine dell’intervento di Franceschini. Poi prende la parola Maurizio Paniz, del Pdl. E attacca difendendo il «diritto alla privacy» del presidente del Consiglio. «Avete mai visto un invito a comparire di 389 pagine?», chiede ai colleghi, aggiungendo che sono piene di «sporchi fatti» di nessun interesse pubblico. 

(18.40) «Lei sta facendo del male all’Italia. L’unico atto che può fare per fare del bene al suo Paese è dimettersi», tuona Franceschini. 

(18.33) Dario Franceschini, Pd, si rivolge direttamente a Berlusconi, pur se assente: «Ha spinto la sua maggioranza a negare la perquisizione in alcuni uffici, e questo dovrebbe bastare» per formulare un giudizio. Tutte le proposte di legge ad personam sono, attacca Franceschini, «Un elenco di schiaffi agli italiani e al principio di uguaglianza davanti alla legge». E su Ruby ironizza: «La prossima volta mandi un ambasciatore, non una prostituta brasiliana, e la faccia dormire in un’ambasciata: la prossima volta lo zio potrebbe prenderla male». Franceschini ormai sta urlando. «Lei ha messo il Paese in ridicolo davanti al mondo».

(18.26) Carolina Lussana, Lega Nord: «Condividiamo la tesi dell’incompetenza della procura di Milano». E «si può ravvisare il fumus persecutionis». Il «giudice naturale», prosegue Lussana, «è il tribunale dei ministri». 

(18.24) «Lei ha il dovere politico e morale di chiarire tutto, rapidamente e in modo convincente», dice Buttiglione a Berlusconi. E gli chiede «un passo indietro»: «Si difenda nel processo e non dal processo, altrimenti dia le dimissioni e chieda scusa a tutto il popolo italiano». 

(18.18) «Siamo noi giudici sulla competenza» del tribunale che dovrà giudicare Berlusconi?, si chiede Rocco Buttiglione, Udc. Prima di lanciarsi in una dissertazione su cosa significhi «amare le donne». E citare Machiavelli e La Rochefoucauld. 

(18.17) Futuro e Libertà voterà contro la proposta della Giunta.

(18.10) Nostalgico Antonino Lo Presti, di Fli. Che ricorda il «sogno» finito del Cavaliere, e dichiara apertamente «l’imbarazzo» nel dover prendere la parola in Aula in merito alle accuse a lui rivolte. Berlusconi deve quindi difendersi «nel processo». Poi gli scappa un Mubarik

(18.00) Interviene Antonio Di Pietro, leader dell’Idv. Che attacca il Cavaliere sulla sua assenza dall’Aula. E non solo: «Lei ancora una volta si è intrufolato nel telegiornale della Rai per illudere i cittadini». Di Pietro parla di «loschi affari», di una richiesta «incostituzionale e illegale», in quanto «vorrebbe che questo Parlamento si sostituisse al suo giudice naturale». Per Di Pietro «solo l’autorità giudiziaria» può decidere del «merito di questa squallida vicenda che la riguarda». Ma «se proprio ci tirate per la giacchetta», continua Di Pietro, un giudizio c’è: ed è negativo. L’ex pubblico ministero da ultimo invita tutti i cittadini a manifestare nelle piazze per far sentire a Berlusconi la «dannosità» della sua permanenza al governo.

(17.53) Elio Vittorio Belcastro, del neonato gruppo Iniziativa Responsabile, se la prende con chi ha perquisito Anna Maria Greco, la giornalista del Giornale che aveva pubblicato un articolo in cui veniva menzionato un episodio riguardante la vita privata di Ilda Boccassini risalente al 1982. Belcastro parla di una «piccolissima parte della magistratura» che vuole abbattere politicamente Berlusconi. E azzarda un ricordo di chi in gioventù «lanciava molotov e oggi indossa la toga». L’indagine della procura? «Una scandalosa operazione di spionaggio nei confronti del presidente del Consiglio, dei suoi amici e dei suoi familiari». Ir voterà a favore del parere della Giunta.

(17.49) «È bene che i cittadini sappiano che li si vuole prendere in giro», afferma Bruno Tabacci, Api, commentando la tesi della Giunta, per cui Berlusconi credeva Ruby fosse la nipote di Mubarak. Che «non merita nemmeno di essere confutata». Scontato il parere negativo. «Siamo ben oltre il clima drammatico di Mani Pulite», conclude Tabacci.

(17.45) Carmelo Lo Monte, Mpa: «Voteremo contro la risibile proposta del relatore».

(17.44) «Vi possono essere reati ma ci sono sicuramente comportamenti incompatibili con il decoro» di chi ricopre il ruolo di presidente del Consiglio, attacca La Malfa. «La decisione della Giunta è sbagliata perché allontana l’incontro» tra Berlusconi e i magistrati. La Malfa chiede poi le dimissioni del Cavaliere. 

(17.42) Gianfranco Fini dichiara aperte le dichiarazioni di voto. Inizia Giorgio La Malfa, del gruppo misto.

(16.53) Bindi sospende la seduta. Si riprende alle 17.40 con le dichiarazioni di voto.

(16.50) Sisto parla di «Massacro mediatico a mezzo di ciò che è penalmente sprovvisto di rilevanza». Di «Violazione impunita e sistematica del segreto sugli atti», che sarebbero sovrabbondanti. Non è possibile che «un galantuomo come Matteo Brigandì» subisca «simili trattamenti», dice, riferendosi al caso dell’articolo su Ilda Boccassini pubblicato da il Giornale (leggi l’articolo) negli scorsi giorni.  

(16.46) Interviene Francesco Paolo Sisto, Pdl: «Non difendiamo il presidente Berlusconi ma tutti i cittadini che si possono trovare in questo frullatore mediatico extrapenale ed essere costretti a difendersi senza capire cosa sia penale, politico, mediatico». Per Sisto, poi, i reati sono «inesistenti». Lo ripete varie volte.

(16.41) Donatella Ferranti, Pd, parla per due volte di un fantomatico presidente «Murabàk». Viene corretta dal collega che le sta accanto.

(16.37) Tenaglia: «Sono arrivato a sperare il reato, commesso o meno, sia considerato ministeriale». Perché se dovesse essere indirizzato al tribunale dei ministri, Berlusconi «chiederà a voi, che avete chiesto quel giudizio, di votare contro l’autorizzazione a procedere». E aggiunge: «Berlusconi è diventato un esempio negativo» per i giovani. E si è «messo in una posizione di reato politico, perché ha detto ripetutamente il falso». Di questi reati «dovrà rispondere non davanti a un tribunale ma davanti agli elettori. E là credo la condanna arriverà». 

(16.35) Per Lanfranco Tenaglia, Pd, «Abbiamo assistito a una partenogenesi del presidente».

(16.24) «Vergognoso che il Parlamento sia qui riunito a dibattere sul nulla», attacca Jole Santelli, Pdl. E parla di «obiettivo tutto politico dell’inchiesta» e «concussione inesistente, come è stato asserito dagli stessi magistrati». «Camera e istituzioni» sono state «utilizzate come una buca delle lettere per divulgare informazioni senza formalmente assumersene la responsabilità». «Questo Parlamento è sempre più sotto ricatto», tuona Santelli, la magistratura ritiene «illegittimo» il potere di Berlusconi. E ancora: «Il partito delle procure sta portando a un golpe canonizzato dai tribunali». In gioco non c’è il destino di Berlusconi ma della democrazia, perché i «golpisti» vogliono «sterilizzarla o abolirla». Concludendo: «sono orgogliosa del modo in cui il premier sta affrontando il suo martirio personale», un Berlusconi che «non cede alle intimidazioni dei veri poteri armati di penna o di toga». 

(16.11) Luca Rodolfo Paolini, Lega Nord, annuncia il sì della Lega. E risponde a Palomba: «Lei ha detto che per salvare Berlusconi lo consegniamo al ridicolo. Invece no: per rispettare la legge lo consegniamo al suo giudice naturale».

(16.10) Carlo Monai, Idv, si rivolge alla maggioranza: «Volete garantire il salvacondotto a Berlusconi anche per il contestato reato di prostituzione minorile»

(16.06) Bindi spiega che la richiesta di restituzione degli atti è considerata legittima dalla presidenza.

(16.03) «Mai come in questo momento una questione regolamentare assume rilevanza politica», precisa Roberto Giachetti, Pd. 

(16.01) Complesso discorso di Zaccaria, tutto incentrato sui regolamenti seguiti o meno dalla maggioranza riguardo alla possibilità della Giunta di chiedere la restituzione degli atti alla magistratura.

(15.56) Inizia l’intervento di Roberto Zaccaria, Pd. 

(15.55) Contento conclude: «Voteremo contro perché è un atto morale a difesa della Camera dei deputati». 

(15.54) Contento: «Alla procura della Repubblica abbiamo demandato i giudizi morali sui parlamentari»

(15.51) Contento attacca l’uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini: «La questione è stabilire chi era nel domicilio del presidente del Consiglio, chi parlava con lui, chi dormiva con lui. Questo potrebbe essere fatto a qualunque deputato», ammonisce Contento. 

(15.48) Dalle carte dell’inchiesta si ricava una sensazione «quasi divertente», perché i lenti tempi della giustizia diventano velocissimi quando si tratta del presidente del Consiglio, accusa Manlio Contento, Pdl. Al contrario nessuno ha mosso un dito quando si è trattato di capire chi avesse pubblicato le 400 pagine dell’inchiesta su Internet con tanto di dati sensibili. 

(15.44) «Basta una targa per considerare l’ufficio di Spinelli di competenza del presidente del Consiglio?», chiede Mantini. E poi anche se fosse una sede istituzionale, prosegue, «emergerebbero davvero estremi per ulteriori illeciti». La tesi di Leone è «risibile, offensiva e molto infondata».

(15.42) Mantini enumera i motivi del ‘no’: morali, di ricattabilità del presidente del Consiglio, «l’avvilente concezione della donna», il «grave discredito internazionale del Paese che discende dalla condotta del premier», il coinvolgimento delle Istituzioni nella difesa personale del premier, «che provoca un lacerante conflitto con la magistratura e le altre istituzioni». 

(15.38) Pierluigi Mantini, a nome dell’Udc e del Nuovo polo per l’Italia, annuncia voto negativo, «con molta amarezza», alla proposta di Leone. E chiede: «Cosa c’è dietro a quella porta? Perché opporsi a questa perquisizione domiciliare?»

(15.33) Parla Federico Palomba, Idv. Rigettare la richiesta di perquisizione è una decisione che «affiderebbe al ludibrio e allo scherno il nostro Paese», afferma. Poi ridacchia sulla famosa storia della telefonata per salvaguardare le sorti della «nipota di Mubarak». «Non c’è nessun presidente del Consiglio al mondo che di fronte a un simile dubbio non fa telefonare l’ambasciata per sapere: per caso avete per la strada una nipote marocchina del presidente egiziano?», prosegue, ridacchiando. Quando questa ipotesi fu azzardata «Fummo sommersi da una cosmica risata di scherno». 

(15.30) Berlusconi si presenti davanti ai magistrati, conclude Samperi. Che giudica «assolutamente illegittima sotto il profilo procedurale e di merito» la proposta della Giunta. E dunque «la mia relazione di minoranza finisce con l’invito di respingere la proposta della Giunta». 

(15.26) Samperi parla di «attività di intrattenimento», «balli lascivi» e «mercificazione dei rapporti» ad Arcore. E ancora di «balli e squallidi contatti fisici», «regali di ogni sorta e denaro in cambio delle nudità offerte all’onorevole Berlusconi». In conclusione, «comportamenti opaci e torbidi». «Tutto ciò non è in alcun modo riconducibile a funzioni ministeriali. Basterebbe il comune senso del pudore per dissuadere dall’utilizzare simili argomentazioni», argomenta Samperi. 

(15.24) Prende la parola Marilena Samperi, del Pd, e attacca con un riassunto dei fatti salienti avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 (leggi l’articolo). 

(15.23) La Giunta, conclude Leone, propone di restituire gli atti ai magistrati competenti.

(15.21) Leone ipotizza un «intento ritorsivo, se non perquisitorio» della procura, anche alla luce dei «burrascosi» rapporti pregressi tra procura di Milano e Berlusconi.

(15.19) Leone ipotizza anche la non competenza territoriale della procura di Milano. Anche esclusa la competenza del tribunale dei ministri. 

(15.18) Il rischio è di ridurre considerevolmente la prerogativa del presidente del Consiglio, garantita dall’articolo 96 della Costituzione, e quindi paradossalmente di garantirgli una minore tutela rispetto ai singoli ministri. In rapporto ai quali è però primus inter pares, dice Leone. Se il reato è stato commesso da Berlusconi, insomma, è stato nell’esercizio delle sue funzioni di presidente del Consiglio. 

(15.15) Leone sciorina, a mitraglia, una lunga serie di leggi, articoli e commi a favore dell’ipotesi difensiva per cui dovrebbe essere il tribunale dei Ministri a valutare dell’ipotizzato reato di concussione nei confronti del presidente del Consiglio. 

(15.08) Leone si chiede se ci sia un fumus persecutionis nei confronti di Berlusconi. Poi parla di «competenza funzionale». La concussione è «un reato ministeriale», nel caso in esame? 

(15.05) Rosy Bindi dichiara la ripresa della seduta dopo la pausa pranzo. Primo a parlare è Giuseppe Leone del Pdl.