Spirito e rock

Bruno Giurato
25/12/2010

Dieci canzoni devote, quasi natalizie. La playlist di Lettera43.it.

Spirito e rock

È balsamico. Liberatorio. Era ora che qualcuno autorevole lo dicesse. E Il maestro Riccardo Muti sul Corriere della sera del 20 dicembre 2010 lo dice chiaro: «No al malcostume degli strimpellatori» in chiesa. Capita spesso che chi va a messa la domenica debba sopportare composizioni musicali intenibili, di solito post-Vaticano II, voci atroci né bianche né nere, gente che svita lampadine danzando e soprattutto chitarre scordate. Lo strimpellatore da chiesa fa venire in mente, per reazione, una nota scena dal film Animal House di John Landis.

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Anche se nella categoria rientra qualche insospettabile, come lui

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E qui si dimostra che anche i rocker nicciani come Vasco Rossi hanno un passato che non passa di pecorelle, e che l’estrazione emiliana di Vasco fa pensare a Don Camillo mentre ricordava a Peppone l’antico status di chierichetto. Le parole del maestro Muti sono sempre un bel balsamo per i credenti e amanti della musica. E non solo. Nella sua intervista, Muti, che ovviamente tiene a rinverdire i fasti della musica religiosa europea, delle messe, della polifonia, dal Gregoriano, da Gesualdo Da Venosa a Bach, fa un accenno anche alla musica afro americana. «La forza genuina e trascinante che hanno i gospel afro americani», dice. E questo induce, nel tempo del Natale, a proporre ai lettori di Lettera43.it una playlist di musica sacra e pop, sacra e rock. Brani anche natalizi, ma non specializzati nel grande business del Natale discografico, che ha raccolto Luciano Pavarotti ed Elvis Presley, i Korn e Perry Como, di solito non al meglio delle loro possibilità.
Spiritualità a mille e strimpellatori a zero quindi. Dieci canzoni per un Natale spirituale, ma soprattutto non scordato.

 

Adeste Fideles è un canto natalizio di cui a tutt’oggi non esistono prove sufficienti per attribuirne la paternità a un nome preciso. L’unica certezza che emerge dalla documentazione esistente è il nome del copista, cioè di colui che trascrisse materialmente il testo e la melodia: sir John Francis Wade, che lo avrebbe trascritto da un tema popolare irlandese nel 1743-1744. Qui lo interpreta Giuni Russo.

Gloria è una delle canzoni più scopertamente religiose degli U2. Bono Vox è un cattolico. Un immoralista di Dio che ha dichiarato: «Un tempo l’idea che le Scritture pullulino di ladri, assassini, codardi, adulteri e mercenari mi spaventava, adesso è fonte di grande conforto». Il genio occulto del gruppo irlandese, il chitarrista The Edge, è protestante. Gloria è un inno rock con ritornello in latino («Gloria/ In te Domine/ Gloria/ Exultate»).

Alleluia Nativitas è un brano secolare legato al culto di Santiago di Compostela. Qui è nella versione del sassofonista jazz Jan Garbarek, che nel disco Officium riesce a dialogare con il coro polifonico (specializzato in canti pregregoriani) Hillard Ensemble. Come faccia, sulla carta è inspiegabile.

Hallelujah di Leonard Cohen contiene numerosi riferimenti biblici, a partire da Davide che suona l’arpa e alla sua relazione con Betsabea, dopo che la aveva vista fare il bagno sul suo tetto. Il verso «she broke your throne and she cut your hair»: «ella ruppe il tuo trono e ti tagliò i capelli», è un chiaro riferimento a Sansone, che perse la forza dopo che gli furono tagliati i capelli (Libro dei Giudici). Jeff Buckley, di cui c’è il video, disse invece che la sua interpretazione della canzone era un «inno all’orgasmo». Ma mai fidarsi troppo di quello che dice un bluesman, seppure originale, metafisico, dopato come Buckley.

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A love supreme di John Coltrane (1964). La prima composizione del disco, Acknowledgement, contiene il mantra A Love Supreme («Un amore supremo») che dà il titolo all’album, ripetuto più volte dallo stesso Coltrane. Sassofonista rithm ‘n blues di formazione, per lui l’armonia jazz, come le sostituzioni complesse e le dominanti alterate, era una mappa dell’universo.

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Symbolum 77 è un canto religioso liturgico cattolico, generalmente cantato durante la Comunione. È stato scritto nel 1977 da Pierangelo Sequeri. La canzone è stata cantata anche dai Timoria, nell’album Un Aldo qualunque sul treno magico e citata dal gruppo veneziano Calle della Morte, nell’EP A Dio.

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Signore delle cime è il titolo di un canto di ispirazione popolare con testo e musica composti nel 1958 dal compositore vicentino Giuseppe (Bepi) de Marzi, all’epoca ventitreenne. Destinato a essere eseguito dal coro de I Crodaioli di Arzignano, fondato dallo stesso De Marzi, Signore delle cime è divenuto ben presto un successo mondiale, tradotto in 134 lingue e adattato anche per esecuzioni orchestrali. Nel 2006 il duo Musica nuda (composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti) ne ha realizzato una versione nell’album Quam Dilecta.

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L’ombra della luce è uno dei brani più mistici del mistico Franco Battiato. Ispirato al libro tibetano dei morti, con accenni alla reincarnazione, è una canzone eretica. Ma la visione, il pensiero di base, Dio come luce rispetto a cui anche le cose più elevate del mondo sono solo ombra, è un pezzo di teologia neoplatonica e cristiana. E di gran pregio.

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The Christmas Song di James Brown. Qui l’uomo di Sex Machine ce la mette tutta per cantare alla natalizia, alla bravoragazzo, c’è anche un arrangiamento per archi che vorrebbe virare toni un po’ mielosi. Missione fallita, per fortuna. Non è folklore natalizio, è James Brown.

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La Messa Luba è una versione della messa latina basata sulla tradizione musicale congolese. La testimonianza del fatto che basta riferirsi a una qualche tradizione, ma farlo col rigore necessario, e la musica, di qualsiasi genere, brilla da sola. Ed è la filosofia più antistrimpellatoria che esista.

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