Spot choc

Bruno Giurato
18/10/2010

Sono i copywriter del progresso i nuovi artisti maledetti.

Dai corpi sanguinanti sull’autostrada di oggi allo storico contorno rosso attorno alle persone contagiate dall’Aids del 1990. Le pubblicità progresso usano lo choc a fin di bene. Sono o vorrebbero essere un passo in avanti sulla via della civilizzazione. E in questo caso il machiavellico “fine che giustifica i mezzi” si applica fino in fondo.
Gli artisti, i pittori, gli scultori e i registi incorrono in censure se la provocazione si spinge oltre i canoni, pearaltro assai variabili, della sensibilità pubblica. I copywriter del progresso quasi mai.
La provocatoria campagna di Oliviero Toscani che raffigurava una modella malata di anorressia provocò polemiche, ma alla fine tutto rientrò ed è rimasta l’ammirazione per il genio e per la causa.
Però a guardarle tutte insieme queste “pubblicità progresso” l’angoscia è notevole. Viene da pensare a un nuovo genere horror che si fa strada tra tivù, internet, riviste e cartelloni. Anche se il paragone è improprio.

Horror progresso

L’horror nasce e cresce come intrattenimento, con l’idea di spaventare e dare piacere estetico al tempo stesso. Mentre qui l’orrore è preponderante, anzi assoluto, e deve esserlo, per colpire meglio lo spettatore distratto. Non è che sono loro, i pubblicitari del progresso, gli inventori di un nuovo genere horror? Sono loro, fatta fuori la categoria equivoca degli artisti, i veri provocatori del nostro tempo? Viene il dubbio comunque che si stia sperimentando un moralismo sì benintenzionato, ma piuttosto greve.
«In Italia la pubblicità progresso, in genere, usa il registro drammatico», ha detto a Lettera43 Alberto Abruzzese, docente di Sociologia dei processi culturali alla Liberà Università di Lingue e Comunicazione (Iulm) di Milano. «Legittimo, ma se si fa bisogna prendere in esame la complessità, le varie angolazioni possibili. Altrimenti si rischia di dare un’idea repressiva, punitiva: i primi spot italiani contro l’Aids parlavano della malattia come una minaccia assoluta. Invece molti spot creati nell’ambito della cultura anglossassone hanno un taglio più ironico. Cioè lasciano la riflessione, le conclusioni, allo spettatore. Mi sembra un taglio più corretto e meno impositivo».

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 E se questi esempi vi sembrano troppo angoscianti non guardate la photogallery che segue. Campagne shock realizzate all’estero.