Cosa sappiamo degli attentati terroristici in Sri Lanka

Cosa sappiamo degli attentati terroristici in Sri Lanka

Otto attacchi multipli in tutto il Paese, sei solo a Colombo. Colpite chiese e hotel di lusso. Il bilancio è di almeno 290 morti e più di 500 feriti. Si teme l'azione di una cellula estremista.

21 Aprile 2019 05.42

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Pasqua di sangue in Sri Lanka devastato da una serie coordinata di attacchi tra i più sanguinosi degli ultimi anni contro la comunità cristiana. Oltre 290 morti, di cui almeno 35 stranieri, e più di 500 feriti sono il bilancio ancora provvisorio di otto esplosioni, le prime sei in simultanea, che hanno squarciato chiese nell'ora della messa e alberghi pieni di turisti, dalla capitale Colombo alle città di Batticaloa e Negombo.

Secondo le testimonianze e quanto ricostruito dalle forze di sicurezza del Paese, sei bombe sono state fatte esplodere in simultanea all'interno di chiese e di resort esclusivi intorno alle 9 di mattina, ora locale, della domenica di Pasqua. In un secondo momento il ministro della Difesa ha detto che con ogni probabilità a colpire sono stati dei kamikaze. Gli edifici religiosi erano gremiti di fedeli che celebravano la messa pasquale. Gli alberghi, invece, sono frequentati anche da turisti stranieri.

GLI EDIFICI COLPITI NEGLI ATTACCHI

Una delle esplosioni si è verificata nel santuario di Sant’Antonio, a Colombo, la capitale dello Sri Lanka. Colpita anche la chiesa di San Sebastiano a Negombo, a Nord della capitale, e un'altra nella città orientale di Batticaloa. I tre hotel colpiti sono invece lo Shangri-La Hotel, il Cinnamon Grand e il Kingsbury Hotel a Colombo. All'interno delle strutture c'erano anche diversi turisti europei (e non solo) andati in Sri Lanka per passare le feste pasquali. Esplosione anche a Dehiwala, un sobborgo alla periferia di Colombo che ha provocato due morti. Anche Dematagoda è stata colpita da un'esplosione verso le 11.30, ora italiana, di domenica 21 aprile.

LE ALTRE DUE ESPLOSIONI NEI SOBBORGHI DI COLOMBO

A stretto giro la capitale è stata scossa da altre due deflagrazioni. Due kamikaze sono entrati in azione nei quartieri periferici, in particolare a Dematagoda. Nello schianto sono morti tre poliziotti che stavano perquisendo un complesso abitativo alla ricerca degli autori delle stragi.

LE MOSSE DELLE AUTORITÀ: COPRIFUOCO DI 12 ORE

Subito dopo gli agguati il governo ha imposto un coprifuoco di 12 ore, dalle 18 (le 14.30 in Italia) alle 6 del mattino, lasciando però la possibilità di partire a chi intenda abbandonare il Paese. Chi è in possesso di un biglietto aereo deve solo mostrarlo ai posti di blocco per raggiungere l'aeroporto. Oscurati, «per evitare la diffusione di fake news», tutti i social media. Mentre è stato imposto un blocco delle scuole di 48 ore.

ARRESTATE 13 PERSONE VICINE AGLI ATTENTATORI

Ruwan Wijewarden, ministro della Difesa dello Sri Lanka, ha annunciato che sette persone, vicine a gruppi estremisti, sono state arrestate nell'ambito delle indagini sugli attacchi. In serata un portavoce della poliza, Ruwan Gunasekara, ha detto che i fermati sono saliti a 13 e che è stato individuato anche il veicolo usato per trasportare i sospettati nella capitale Colombo.

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L'ALLARME INASCOLTATO LANCIATO 10 GIORNI PRIMA

Nei giorni precedenti all'attacco non erano mancati i campanelli di allarme. Secondo quanto riportato dal quotidiano indiano The Economic Times, l'allerta del capo della polizia dello Sri Lanka, Pujuth Jayasundara, era stata diffusa a livello nazionale l'11 aprile scorso ed era basata su una segnalazione di un'agenzia di intelligence straniera. Nella segnalazione, questa agenzia indicava che l'organizzazione Tamil Nadu Thowheed Jamath (NTJ), stava pianificando «di realizzare attacchi suicidi contro chiese di rilievo, così come contro l'Alta commissione indiana (la missione diplomatica indiana, ndr) a Colombo».

LA FARNESINA AL LAVORO DOPO GLI ATTENTATI

Dopo gli attentati in Sri Lanka si è subito mossa anche l'unità di crisi della Farnesina. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è al lavoro per effettuare verifiche sugli attacchi e cercare di capire se tra le vittime ci siano anche cittadini italiani. Il lavoro è in coordinamento con l'ambasciata italiana a Colombo. Nel post su Twitter la Farnesina ha anche indicato un numero di telefono a cui rivolgersi per eventuali segnalazioni: 00390636225.

CHI SONO I CITTADINI STRANIERI MORTI IN SRI LANKA

Secondo quanto riportato dal quotidiano degli Emirati Khaleej Times, che cita una fonte ospedaliera, fra le 35 vittime straniere degli attacchi terroristici a Colombo ci sarebbero cinque cittadini britannici, due dei quali anche con passaporto americano, tre indiani, tre danesi, due cinesi, due turchi, un olandese e un portoghese. Nel frattempo la diplomazia Usa ha confermato che ci sono diversi cittadini americani tra le vittime, senza tuttavia precisare il loro numero. «Possiamo confermare che tra le vittime ci sono diversi cittadini americani», ha dichiarato il segretario di stato Mike Pompeo in un comunicato dove condanna gli attacchi.

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IL CORDOGLIO DEL MONDO POLITICO

Dolore e condanna sono stati espressi dai leader di tutto il pianeta, dalla Russia alla Nuova Zelanda, dall'Europa ai Paesi del Golfo passando per gli Stati Uniti. Il Papa si è detto colpito da questa "violenza così crudele". L'arcivescovo di Parigi si è chiesto nella messa di Pasqua, svolta a Saint Eustache dopo il rogo di Notre-Dame, il «perchè di tanto odio in questo giorno in cui celebriamo l'amore». E il presule di Colombo non è riuscito a contenere il dolore affermando che i responsabili degli attacchi «vanno puniti senza pietà». Il presidente della Commissione Ue Juncker ha parlato di «orrore», e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto al collega dello Sri Lanka Maithripala Sirisena condannando il «gesto vile e insensato» che ha colpito «fedeli inermi riuniti per celebrare la Pasqua». La Casa Bianca ha condannato nel modo più duro gli «ignobili attacchi terroristici».

LA TESTIMONIANZA DI UNA TURISTA ITALIANA

«Siamo chiusi in albergo per il coprifuoco che ci sarà fino alle 6 di domattina. Poi, una volta cessato, ci allontaneremo al più presto da Colombo. Siamo spaventati». È stata la testimonianza di Giusi Bortone, medico originario di Camerota (Salerno) ma residente a Parma, atterrata stamani a Colombo per una vacanza in compagnia del fidanzato. «Siamo arrivati alle 10», ha raccontato al telefono, «e mentre stavamo ritirando i bagagli un ragazzo ci ha informato delle esplosioni. Poi abbiamo visto le immagini dei tg in aeroporto».

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