I kamikaze dello Sri Lanka erano integrati, istruiti e ricchi

Nessuna emarginazione o frustrazione sociale li ha spinti al terrorismo islamico. Sono stati mossi una orrenda “religione di morte” che si esalta con le stragi di cristiani.

25 Aprile 2019 12.00
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L’attentato nello Sri Lanka polverizza tutte le analisi politically correct sui kamikaze islamici e conferma una tragica realtà: sono il prodotto di uno scisma religioso che fa del “martirio” un obbligo per il credente.

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Nulla, nulla a che fare con l’emarginazione sociale, con la frustrazione irredentista, con la vendetta per le “colpe” dell’imperialismo e con tutte le mistificazioni banali di tante analisi correnti.

KAMIKAZE ISTRUITI, RICCHISSIMI E PIENI D'ODIO VERSO I CRITISTIANI

Innanzitutto va notato un dato di fatto fondamentale: per portare ad effetto quelle stragi non era assolutamente necessario che l’attentatore morisse. Le chiese e gli alberghi non erano obiettivi protetti ed era più che sufficiente deporvi le borse e zainetti pieni di esplosivo, allontanarsi e farli esplodere comodamente con un radiocomando senza farsi un graffio. Invece, tutti e sette gli attentatori hanno gioiosamente cercato una morte del tutto superflua. Dunque la loro motivazione era immensa, apocalittica e intrisa del credo in una fede totalizzante. Esattamente quella «religione della morte» quella esaltazione del «martirio» come pilastro dell’Islam teorizzata e praticata dal l’ayatollah Khomeini dal 1980 in poi. È infatti un dato di fatto indiscutibile che prima di questo vero e proprio scisma islamico mai, mai, in guerre e guerriglie che pure avevano mietuto milioni di morti in ambito islamico, dal 1918 in poi erano stati all’opera kamikaze.

Nessuna frustrazione sociale, nessuna emarginazione, nessun odio di classe li ha motivati ad agire

Clamorosa poi è l’estrazione sociale e l’altissimo livello di istruzione (lauree e master all’estero) dei sette kamikaze, tutti appartenenti a famiglie non solo agiatissime, ma addirittura ricchissime. Dunque, nessuna frustrazione sociale, nessuna emarginazione, nessun odio di classe li ha motivati. E qui cade un pilastro delle analisi correnti sui kamikaze islamici, che riporta a una “colpa” delle nostre società. Infine, la centralità dell’odio per i cristiani “idolatri” cruciale nella scelta degli obiettivi, sommata all’odio non per l’imperialismo, ma per l’Occidente consumista. Essenza questa dell’Islam fanaticamente monoteista.

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C'È UNO SCISMA ISLAMICO IN ATTO E LA CHIESA NON VUOLE PRENDERNE ATTO

L’attentato nello Sri Lanka ci conferma anche che questo scisma islamico, che l’Isis supporta con forza, non è contrastabile per via militare, che la sconfitta del Califfato in Siria e Iraq non ha scalfito l’incredibile forza di attrazione che questa proposta religiosa e apocalittica ha in ambito musulmano. Siamo di fronte a uno scisma islamico complesso, a una fascinazione religiosa per la morte intrisa di senso apocalittico – la propria morte, non solo quella degli avversari della fede – che si radica ovunque e si moltiplica. La caparbia volontà di non prenderne atto, anche da parte della Chiesa e non solo dell’universo del politically correct, ha conseguenze nefaste.

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