Accusato di stalking assolto per insufficienza di prove, la vittima: «Non denuncerei più, sono distrutta»

Redazione
11/01/2024

Non sono bastati due anni di processo, il materiale fotografico presentato e le testimonianze dei colleghi di lavoro. La donna, una 40enne, è stata difesa anche dall'associazione Bon't Worry: «Ultimamente si assolvono i violenti “goliardici”».

Accusato di stalking assolto per insufficienza di prove, la vittima: «Non denuncerei più, sono distrutta»

Una donna di 40 anni ha denunciato per stalking il proprio persecutore ma il giudice monocratico di Roma ha deciso di assolvere l’uomo. Non sono bastati due anni di processo, vari testimoni e alcune prove fotografiche, secondo quanto raccontato da Repubblica, a condannare l’ex della 40enne bancaria. E lei adesso ha dichiarato: «Sono una donna distrutta, se tornassi indietro non denuncerei più». Per il giudice Alfonso Sabella l’imputato va assolto per «insufficienza di prove». Il pm, invece, aveva chiesto la condanna a un anno di carcere. Le motivazioni saranno pubblicate tra 90 giorni, ma intanto insorgono le associazioni.

La vittima al processo: «Non potevo prendere un caffè con un collega»

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, la donna durante il processo ha raccontato: «Non potevo prendere un caffè con un collega o semplicemente scambiare qualche parola con un uomo, teneva sotto controllo il mio cellulare». Lei ha lasciato l’ex perché troppo possessivo e violento, ma di mezzo ci sono state anche foto intime con cui ha cercato di fare revenge porn. Lui si è giustificato in aula: «L’ho inviata perché l’amavo». A supporto della donna, anche la testimonianza del collega in questione, che ha raccontato di aver rischiato di essere picchiato, e di altri due dipendenti della banca, tra cui un responsabile.

Accusato di stalking assolto per insufficienza di prove, la vittima «Non denuncerei più, sono distrutta»
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Imagoeconomica).

L’associazione Bon’t Worry: «Non si trattano le donne in questo modo»

A commentare la sentenza è stata la presidente della onlus Bon’t Worry, Bo Guerreschi. Si tratta di un’associazione per le donne vittime di violenza, che ha seguito la 40enne per cinque anni, durante tutto il percorso. Guerreschi ha dichiarato provocatoriamente: «Ormai inizio a pensare che invogliare le donne a denunciare sia sbagliato e non mi si dica che le denunce stanno aumentando. Semmai mi viene da consigliare di farsi stuprare o perseguitare da uomini antipatici, visto che ultimamente si assolvono i violenti “goliardici”. E, poi, trovo assurdo che il pm che si presenta in aula spesso non è lo stesso che ha avuto l’inchiesta in mano. Come nel caso di Elisa. Non si trattano le donne in questo modo dentro i tribunali». La banca della donna ha comunque creduto alla sua versione e avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell’uomo, anch’esso dipendente della filiale, spostandolo in un altro ufficio.