Staminali, il giudice: «Celeste può curarsi»

Redazione
22/08/2012

I genitori di Celeste, bambina di due anni ammalata di atrofia muscolare spinale, hanno speranze concrete di proseguire con le...

Staminali, il giudice: «Celeste può curarsi»

I genitori di Celeste, bambina di due anni ammalata di atrofia
muscolare spinale, hanno speranze concrete di proseguire con le
cure a base di cellule staminali per la piccola.
È quanto ha stabilito il giudice del lavoro di Venezia,
Margherita Bortolaso, in un provvedimento scritto a penna di suo
pugno e depositato nella tarda mattinata del 22 agosto. Una
decisione che era stata rinviata il 21 agosto.
Il caso è rimbalzato sulla stampa dopo che il padre della bimba,
Gianpaolo Carrer, ha presentato ricorso contro la sospensione
della cura.
«INFUSIONE IMMEDIATA DI CELLULE». Le cellule
staminali, prelevate dalla madre di Celeste, sono state
somministrate alla bambina fino allo scorso maggio, quando
l’attività della Stamina Foundation, onlus che se ne
occupava, è stata fermata e 13 persone sono state
indagate
.
Ma ora le porte della cura compassionevole per Celeste si sono
riaperte: secondo quanto hanno reso noto i legali della famiglia
Carrer il giudice ha disposto in via d’urgenza, ordinandola
all’ospedale di Brescia, l’effettuazione «di
un’infusione immediata delle cellule staminali con la
metodica già applicata».
«È IN PERICOLO QUOTIDIANO DI VITA». A
giustificare la decisione, Bortolaso ha spiegato che la piccola
è in pericolo quotidiano di vita. Il provvedimento ha tenuto
infatti conto della «rilevanza primaria del bene da tutelare dei
riscontri qualificati (certificazione medica) circa
l’efficacia e l’urgenza del trattamento».
Un scelta, ha motivato la dottoressa Bortolaso, che è stata
assunta «in via provvisoria, nelle more dell’adozione della
decisione».
RICHIESTI DOCUMENTI AGGIUNTIVI. A inizio
mattinata il giudice aveva deciso di esprimersi non prima del 28
agosto chiedendo maggiore documentazione sul caso.
Ma dopo poche ore il retrofront e la deposizione del
provvedimento, in attesa di decisione definitiva.
Bortolaso ha comunque confermato la richiesta di ulteriori
documenti agli Spedali Civili di Brescia, in cui la bimba di due
anni stava svolgendo la cura compassionevole con cellule
staminali adulte.

L’ospedale di Brescia si è riattivato. Servono due o tre
giorni

In particolare, il giudice vuole la copia del ricorso al Tar
presentato dall’Azienda Spedali Civili di Brescia contro
l’ordinanza dell’Agenzia del Farmaco, che a maggio aveva
stoppato le cure fornite dalla onlus, e alla stessa Aifa
chiarimenti e documentazione probatoria sulla mancanza di
supervisione nel lavoro del laboratorio bresciano della Stamina e
sulla presunta impossibilità di valutazione della qualità delle
cellule da iniettare. Cose che il magistrato veneziano ha
intenzione di valutare in una successiva udienza, convocata per
il 28 agosto.
«SIAMO CONVINTI DELL’IDONEITÀ DELLE
STRUTTURE».
Ricevuta l’ordinanza, l’Ospedale
Civile di Brescia, che è rimasto convinto «dell’idoneità
delle strutture e di avere sempre operato con correttezza e
secondo la legge», si è attivato per verificare la possibilità
concreta di riprendere la terapia di Celeste in breve tempo.
Non è immediato perché è necessario ricostruire l’equipe e
riprendere i contatti con la Stamina Foundation: di sicuro
l’iniezione non dovrbbe avvenire in giornata.
IL PADRE: «SCELTA POSITIVA. NE ERO SICURO».
Secondo il pediatra che segue la bimba, Mario Andolina, servono
infatti «due o tre giorni per valutare la vitalità e la
sterilità delle cellule prelevate alla madre e in attesa di
essere trapiantate a Celeste».
Felice il padre, Gianpaolo Carrer: «Speriamo sia solo la prima
apertura, la prima notizia positiva in questa vicenda», ha
commentato, «ne ero sicuro perché avevo già notato ieri in
udienza l’attenzione con la quale siamo stati ascoltati».