S&P: rischio Grecia per l’Italia in caso di manovra «non ortodossa»

Il nostro è l'unico Paese dell'Eurozona con outlook negativo. Secondo l'agenzia di rating, se il governo dovesse perseguire «l'introduzione di una valuta parallela o di misure prive di copertura finanziaria», potrebbe verificarsi una crisi di fiducia simile a quella di Atene.

26 Luglio 2019 13.44
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L’agenzia di rating Standard & Poors ha pubblicato un report sui Paesi dell’Eurozona che si apprestano a scrivere la manovra 2020. Il capitolo dedicato all‘Italia mette in guardia da un rischio estremo: se il governo dovesse perseguire «soluzioni non ortodosse – come l’introduzione di una valuta parallela o di misure prive di copertura finanziaria, per eludere i vincoli fiscali stabiliti dai trattati Ue – l’adesione dell’Italia all’area euro potrebbe essere messa in discussione». E potrebbe quindi verificarsi «una nuova crisi di fiducia come quella avvenuta in Grecia nel giugno 2015». Al momento, tuttavia, per il nostro Paese non sussiste «uno scenario da crisi del debito pubblico».

INIZIATIVE DI RIFORMA «CONGELATE DAL GOVERNO»

S&P passa in rassegna le politiche messe in campo dal governo M5s-Lega: «Dopo aver vinto le elezioni parlamentari del marzo 2018, l’attuale coalizione di governo ha velocemente congelato le modeste iniziative di riforma e ha iniziato a contrastare la Commissione europea nel suo mandato di vigilare sull’osservanza da parte degli Stati membri della regolamentazione fiscale dell’Unione». Una simile controversia, ricorda S&P, ha effetti anche «sul settore privato dell’economia, comprese le basi di finanziamento del sistema bancario di un Paese. Questo è stato il caso della Grecia, un’economia molto più piccola (meno del 2% del Pil della zona euro) nel giugno 2015. La questione è se sarà lo stesso anche per un’economia molto più grande come l’Italia, che rappresenta il 15% del Pil dell’Eurozona».

LE RAGIONI DELLA STAGNAZIONE

Dopo avere ricordato l’alto debito pubblico italiano e il fatto che all’interno dell’Unione non è possibile utilizzare la svalutazione per garantirne la sostenibilità, ma solo la leva della crescita, S&P osserva quindi che «la crescita debole e l’incapacità dei policymaker di affrontarla spiegano le prospettive negative per il rating sovrano italiano». Ma perché la crescita in Italia è stata così bassa negli ultimi anni? Per l’agenzia di rating le ragioni sono molte: «In primo luogo, i prestiti bancari hanno subito un forte rallentamento a partire dal 2010. In secondo luogo, la propensione del settore privato italiano al risparmio piuttosto che all’investimento è diventata ancora più marcata». L’Italia è inoltre l’unico Paese dell’Eurozona con outlook negativo. Dal 2010 la nostra economia è cresciuta solo dello 0,6% in termini reali, contro il 10,6% dell’area euro. E sebbene sia molto più ricca di quella greca, «le rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro e il tessuto produttivo sono simili e frenano l’ingresso di nuovi attori e gli investimenti, con un impatto negativo sulla crescita».

NEL 2020 PREVISTO UN PIL IN CRESCITA DELLO 0,6%

Nei prossimi anni S&P prevede «un lento aumento del debito pubblico italiano, accompagnato da un’ulteriore riduzione della leva finanziaria nel settore privato. Riteniamo che l’economia ristagnerà nel 2019 prima di riprendersi l’anno prossimo (0,6%)». Uno scenario che, come detto sopra, non lascia intravedere una crisi del debito pubblico. Ma se si perseguissero «soluzioni non ortodosse» con la prossima manovra, il rischio potrebbe affacciarsi.

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