State alla larga dal commercialista tuttologo

24 Luglio 2015 05.00
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Ripeto spesso che probabilmente la responsabilità della crisi
della piccola imprenditoria del nostro paese non è solo delle
banche le quali hanno la grandissima capacità di insinuarsi
nelle falle del sistema per trarne il massimo dei profitti, come
i piu biechi avvoltoi si buttano sul moribondo per finirlo
definitivamente.
Un falla di questo sistema è rappresentata dalla qualità della
consulenza professionale “standard”, molto capace finora di
organizzare dei bellissimi funerali, ma non in grado di curare il
malato, anche se terminale o, peggio ancora, poco attenta al
paziente sano che potrebbe contrarre qualche virus.
E in Italia quando si parla del consulente di una piccola impresa
l’identificazione è immediata: il commercialista se non
addirittura il ragioniere-commercialista.
Colui che negli ultimi 30 anni è stato interpellato dal piccolo
imprenditore essenzialmente per evadere il fisco (‘il
migliore è colui che fa pagare meno tasse’) e per far
quadrare la “partita doppia”.
IL COMMERCIALISTA COME RAGIONIERE. Ancora oggi
nell’immaginario di tanti piccoli imprenditori il
commercialista è il classico “ragioniere”, impegnato da
mattina a sera a inserire fatture nel software. E fin qui,
benché riduttivo, siamo nell’ambito delle competenze
specifiche di questo professionista che dovrebbe limitarsi a
fornire la sua consulenza in ambito contabile e fiscale.
Ma ciò che preoccupa è soprattutto il fatto che per molti,
ancora oggi, è colui che risolve tutti i problemi che sorgono in
un’azienda, come una sorta di Superman. Per altri ancora è il
confessore, in grado di far uscire dallo studio il cliente
sollevato grazie alla sua “benedizione”.
Un commercialista che chiama solo per annunciare la mazzata di
tasse che sta per arrivare si è mosso in ritardo. Il suo compito
è anche quello di guidare il cliente e metterlo in guardia al
momento giusto. Ci sono casi in cui conviene addirittura fermarsi
e non lavorare pur di non vedere tutto sfumare in tasse. Il
commercialista da scegliere è una persona capace di tenere sotto
controllo i conti del cliente e avvisare quando, per esempio, è
il caso di fargli rimandare l’emissione di una fattura.
QUANTA IGNORANZA DELLE REGOLE. Un commercialista
che mette a disposizione del cliente i dati di bilancio sempre
con notevole ritardo (per cui spesso al settembre dell’anno in
corso l’imprenditore ancora non conosce i dati dell’anno
precedente) mette oggi in condizione la banca di adottare
strategie difensive nei confronti della piccola impresa.
Non solo, ma ho visto tanti commercialisti alterare
inconsapevolmente l’equilibrio finanziario di piccole imprese
consigliando di acquistare il tornio rivolgendosi alla banca per
chiedere uno scoperto di conto corrente così come di rifornire
il magazzino con finanziamenti a medio lungo termine.
In tal modo, manifestando assoluta ignoranza delle regole basiche
di gestione della finanza, lo sta portando direttamente al
patibolo in quanto le attrezzature si acquistano con
finanziamenti a medio lungo termine e il circolante si finanzia
con i fidi a breve.
Mai analisi preventive, decisioni coraggiose, sempre a sostenere
gli stessi criteri di gestione (che denotano mancanza di
aggiornamento), ma soprattutto sempre consultazioni post: appunto
quando il paziente è morto.

Quei consulenti concausa dei default aziendali

Mi imbatto spesso in organizzazioni che hanno scarsa cultura
finanziaria e si affidano a consulenti (soprattutto
commercialisti-fiscalisti) che hanno una professionalità in
materia finanziaria generica e poco incline alla gestione dei
“momenti difficili” e che spesso sono stati concausa dei
default aziendali.
Che spesso hanno consigliato, soprattutto in questi ultimi anni,
per incompetenza e talvolta per connivenza (anche i
commercialisti hanno un conto in banca), di sottoscrivere piani
di rientro “capestro” imposti ai piccoli imprenditori dalle
banche.
Ma non dobbiamo meravigliarci , né stigmatizzare i comportamenti
di una categoria professionale che stimo, perché i
commercialisti-fiscalisti hanno grandissima competenza in materia
contabile-amministrativa-fiscale e per quelle skills (e solo per
quelle) dovrebbero essere interpellati.
SENZA ESPERIENZA SI FANNO DANNI. Questa
riflessione non vuole essere assolutamente un attacco a una
categoria di professionisti che, laddove specializzati in finanza
aziendale, rappresenta un grande valore aggunto per
l’imprenditore, ma è sicuramente un invito alla categoria ad
assumere consapevolezza delle qualificazioni e degli studi,
nonché della esperienza, necessarie. Altrimenti si fanno
danni.
Il problema è che nel paese dove tutti siamo allenatori della
nazionale di calcio, tutti ritengono utile esprimere in pubblico
le loro opinioni. Ma le opinioni sono irrilevanti in campo
tecnico e la finanza aziendale è un campo tecnico ben
circoscritto. Se io voglio imparare a nuotare non ascolto il
parere del farmacista o del macellaio (con tutto il rispetto per
queste due professioni) ma mi conviene ascoltare quello di
Federica Pellegrini).
Nel nostro Paese invece nel corso degli ultimi 40 anni, le
aziende si sono rivolte a questi professionisti anche per essere
consigliati in merito al medico da interpellare per la tonsillite
del figlio.
BISOGNA RICONOSCERE LE COMPETENZE. Una sorta di
“tuttologo” che tutto sa (impossibile) e che tutto risolve
(impossibile), a cui veniva (e tuttora viene) affidata la
responsabilità della intera gestione della azienda e dei
relativi problemi personali.
Riconoscere le competenze specializzate: questo è il punto.
Ancora oggi la figura del commercialista tuttologo – di colui
cioè che svolge un po’ di tutto, dalla tenuta delle
contabilità alla predisposizione delle dichiarazioni dei
redditi, alla consulenza per il risanamento delle crisi
aziendali, passando per la difesa nel contenzioso tributario e lo
svolgimento di attività di ausiliario del giudice nelle
procedure concorsuali o come consulente tecnico d’ufficio, è
destinata ad avere scarse possibilità di sopravvivenza in un
sistema che richiede sempre più competenze specialistiche.
Deve essere preparato senza essere un tuttologo. Fare il
commercialista non significa fare anche il direttore finanziario
o il notaio, o l’ avvocato, o il geometra.
Può fornire alcuni suggerimenti di massima, ma non avventurarsi
in sentieri che non gli competono. Presentare i giusti
riferimenti professionali ai suoi clienti credo che sia sinonimo
di serietà professionale e di continuità di lavoro.

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