Gli attacchi Usa agli Houthi e il dilemma di Biden su una possibile escalation in Medio Oriente

Matteo Innocenti
12/01/2024

Il presidente ha deciso di mostrare i muscoli anche per tornaconto elettorale in vista delle Presidenziali. I raid contro i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran potrebbero però portare a un allargamento del conflitto, trascinando gli Stati Uniti in una guerra che finora hanno cercato di evitare. I possibili scenari.

Gli attacchi Usa agli Houthi e il dilemma di Biden su una possibile escalation in Medio Oriente

Gli attacchi aerei statunitensi (e britannici) contro i ribelli Houthi in Yemen rappresentano una significativa escalation del conflitto in Medio Oriente, che dal 7 ottobre l’amministrazione di Joe Biden si stava impegnando a contenere il più possibile, come dimostra l’ultimo tour del segretario di Stato Antony Blinken. Nel tentativo di scongiurare una guerra più ampia, Washington aveva per esempio convinto Tel Aviv a non effettuare un attacco preventivo a tappeto contro Hezbollah in Libano. La diplomazia, i canali secondari, le segnalazioni e le minacce non sono riusciti però a fermare gli attacchi degli Houthi alle navi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden effettuati, stando ai miliziani, in segno di solidarietà a Gaza. L’intensificarsi dei blitz e la presenza di truppe statunitensi sulla linea di fuoco in Iraq e Siria ha portato a una decisa risposta della Casa Bianca. Che potrebbe avere ripercussioni non solo in Medio Oriente, ma anche negli States dove è già partita la campagna per le Presidenziali.

L’azione degli Usa era da tenere in conto, vista l’importanza del Mar Rosso per l’economia globale

Essendo a capo dell’alleanza navale Prosperity Guardian, era da tenere in conto che gli Stati Uniti potessero colpire postazioni houthi in Yemen: troppo importante la via d’acqua del Mar Rosso per l’economia globale. E lo hanno fatto, mettendo nel mirino basi dei miliziani sciiti a Sana’a. «Continueremo a prendere di mira le navi israeliane», hanno risposto gli Houthi, minacciando nuove rappresaglie. Mostrando i muscoli Washington spera che i ribelli yemeniti e per estensione l’Iran che li foraggia, facciano un passo indietro. Insomma, una piccola escalation per scongiurarne una maggiore. Nella speranza, ovviamente, che anche Teheran voglia evitare al pari di Washington un conflitto più ampio.

Joe Biden e l’attacco agli Houthi: gli scenari in Medio Oriente e le possibili ripercussioni sulle elezioni presidenziali Usa.
Miliziani Houthi (Getty Images).

Il ruolo dell’Iran nella regione e il pericolo di allargamento del conflitto

«Gli Houthi aspettavano da 20 anni di combattere contro l’America e Israele. Dal 7 ottobre hanno reclutato 45 mila combattenti per la loro Jihad», ha scritto su X Nadwa Dawsari, ricercatrice del Middle East Institute: «Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno realizzato il loro sogno». A livello regionale è l’Iran a tessere le fila e, con gruppi vicini alla Repubblica Islamica sparsi in tutto il Medio Oriente, il rischio di un allargamento del conflitto è dietro l’angolo. Per quanto riguarda Teheran, la risposta politica dell’amministrazione Biden è quella di continuare nella campagna di pressione economica e isolamento in atto da anni, ha detto un funzionario statunitense al Guardian. Resta però caldo il fronte degli Houthi, che (chiamati ora al calcolo su costi e benefici delle loro azioni) rappresentano una minaccia per il trasporto marittimo. La priorità è impedire che possano rifornirsi di armi, il che a sua volta significa fermare le navi provenienti dall’Iran.

Joe Biden e l’attacco agli Houthi: gli scenari in Medio Oriente e le possibili ripercussioni sulle elezioni presidenziali Usa.
Attacco degli Houthi a una nave nel Mar Rosso (Getty Images).

Il dilemma di Biden: conciliare l’interesse nazionale e il suo tornaconto politico

Un equilibrio complicato dall’avvicinarsi delle presidenziali americane di novembre. Attaccare o non attaccare? È questo il dilemma che si è trovato di fronte Biden, che ha cercato di conciliare interesse nazionale e proprio tornaconto politico. Non smaniava dalla voglia di colpire gli Houthi, come dimostrano i ripetuti avvertimenti dei giorni precedenti. Ma lo ha fatto, sia per ragioni economiche, sia per mostrare i muscoli dopo le accuse di essere stato troppo lento nel proteggere le forze e le risorse statunitensi in Medio Oriente, ribadite anche durante l’ultimo dibattito tv dai candidati repubblicani Ron DeSantis e Nikki Haley.

Sleepy Joe, come lo soprannominò Donald Trump – che gli ha dato del pazzo, definendolo l’uomo che scatenerà la terza guerra mondiale – ha peraltro dato l’ok all’attacco con il segretario alla Difesa Lloyd Austin ancora all’ospedale dopo un intervento chirurgico. Tanto per dimostrare che, nonostante i suoi 81 anni, è ancora il Commander in Chief.

Joe Biden e l’attacco agli Houthi: gli scenari in Medio Oriente e le possibili ripercussioni sulle elezioni presidenziali Usa.
Joe Biden (Getty Images).

Biden ha fatto ciò che gli chiedevano i repubblicani: si allargano le crepe nel Partito democratico

Essenzialmente, Biden ha fatto ciò che da tempo gli chiedevano i repubblicani, soddisfatti però solo in parte viste le tempistiche. «Questo attacco era atteso da due mesi, ma è un buon primo passo verso il ripristino della deterrenza nel Mar Rosso», ha dichiarato Roger Wicker, senatore del Mississippi ed ex tenente colonnello dell’Air Force. Se i missili sullo Yemen dovessero sortire l’effetto sperato, a Biden difficilmente verrà riconosciuto il merito di aver stabilizzato la situazione. In caso contrario, un’escalation del conflitto potrebbe rivelarsi un disastro per l’attuale inquilino della Casa Bianca. Il quale, va detto, al di là dell’età non incontra unanime favore all’interno del suo partito anche a causa del sostegno incondizionato a Israele. Novembre si avvicina e la carneficina palestinese sta allargando le crepe democratiche. «Il popolo americano è stanco di una guerra infinita», ha scritto su X la deputata democratica Rashida Tlaib, accusando Biden di aver deciso l’attacco senza l’ok del Congresso, riassumendo il pensiero di progressisti, elettori più giovani e arabo-americani.