Stato-mafia, Di Pietro: «Governo è parte civile»

Sara Pinotti
24/08/2012

L'Idv annuncia un'interrogazione: «Si costituisca e responsabilizzi».

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro non ha intenzione di perdere un colpo sulla trattativa Stato-mafia e il 24 agosto ha annunciato di volere presentare un’interrogazione al premier Mario Monti e al Guardiasigilli Paola Severino affinché dicano chiaramente, in Aula, se si costituiscono parte civile o se saranno complici silenti di uno Stato mafioso.
«NON È QUEL CHE SI FA IN TUTTE LE GUERRE». Mentre ci si interroga sulle sorti del pm di Palermo Antonio Ingroia, la richiesta è stata chiara: «Voglio dirlo senza peli sulla lingua: per me il solo fatto che possa esserci un dubbio sulla costituzione del governo come parte civile nel processo per la trattativa fra Stato e mafia del 1992 è una cosa incredibile, scandalosa e al limite della complicità».
«Trattare con la mafia», ha proseguito il leader dell’Idv, «non è affatto, come ha scritto Eugenio Scalfari smentendo centinaia di articoli da lui stesso firmati, quel che si fa in tutte le guerre. Ma quale guerra? Ma da quando in qua lo Stato democratico e un’organizzazione criminale e assassina sono fazioni belligeranti sullo stesso piano?».  
«UN REATO DI ENORME GRAVITÀ». «La trattativa», ha detto, «è stata un reato di enorme gravità. I pm hanno indicato nel governo della Repubblica la specifica istituzione lesa da questo reato. Dunque è il governo che deve costituirsi parte civile. Quale indecisione può mai esserci?».
E ancora, «come è possibile che fra tanti partiti pronti a riempirsi la bocca di altisonanti dichiarazioni contro la mafia, solo in pochissimi ci siamo espressi con parole forti e chiare a favore della costituzione del governo come parte civile?».
Di Pietro ha poi aggiunto: «Le risposte le conosco bene anche io. Tra gli imputati c’é l’ex ministro Mannino, ed è meglio non far arrabbiare Casini. C’é Dell’Utri, e come può un governo che campa grazie a Berlusconi fare un simile sgarbo a Berlusconi?».
LA DIFESA DEL GOVERNO E DEL COLLE. Non si risparmia nessuno: «C’é, imputato di falsa testimonianza, l’ex presidente del Senato Mancino, che è molto amico di Giorgio Napolitano, così amico da chiedergli addirittura di intervenire in suo favore presso i giudici. Poi c’é il fatto strano per cui la stessa avvocatura dello Stato, che in questo processo dovrebbe assumere la difesa del governo come parte civile, in un’altra aula sosterrà le ragioni del Quirinale contro quelle della procura di Palermo nell’improvvido conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato».
«MONTI NON FACCIA ORECCHIE DA MERCANTE». Sottraendosi a un dovere «etico, morale e politico il governo lancerebbe un segnale inconcepibile».
«Io credo» ha concluso Di Pietro, «che Mario Monti debba immediatamente smettere di fare orecchie da mercante come le tre scimmiette e annunciare che già nell’udienza preliminare del 29 ottobre il governo si prenderà le proprie responsabilità ».