Stato-mafia, Ingroia attacca

Redazione
19/08/2012

Nuovo affondo del sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia che è tornato a polemizzare con il presidente del Consiglio, Mario...

Nuovo affondo del sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia che è tornato a polemizzare con il presidente del Consiglio, Mario Monti, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
REGOLE RISPETTATE. «Il riferimento a noi e all’attività della Procura di Palermo lo definirei un pò ingeneroso», ha dichiarato il magistrato a Sky Tg24 anche perché «abbiamo avuto di recente conforto e sostegno nell’intervento del presidente emerito della Corte costituzionale, profondo conoscitore del diritto e della Costituzione che ci ha dato ragione». E ha precisato: «Noi abbiamo sempre rispettato la legge e le regole».
Già il 18 agosto Ingroia aveva espresso le sue critiche nei confronti del capo del governo, che aveva parlato di abusi nell’uso delle intercettazioni, sostenendo che le invasioni di campo erano state soprattutto quella della politica e non del potere giudiziario.
«POLITICA INERTE». Lo ‘scontro’ tra la procura di Palermo e il presidente della Repubblica è arrivato davanti alla Corte Costituzionale «perché ancora una volta la politica è stata inerte», ha detto ancora Ingroia. «Il conflitto di attribuzione è uno strumento che legittimamente il Capo dello Stato ha scelto per trovare una soluzione diciamo superiore, che la Corte Costituzionale potrà fare, su un punto che è oggetto di controversia», ha affermato.
Ma «per la verità si è arrivati a questo punto poiché il Parlamento non ha legiferato benché già 20 anni fa il ministro Flick, in un caso analogo in cui era stato accidentalmente intercettato il presidente della Repubblica Scalfaro, aveva registrato un vuoto legislativo». E di fronte a questo vuoto, ha sottolineato Ingroia, «i magistrati non possono far altro che applicare la legge così come è». E ha concluso: «Si trattava di fare una nuova legge che però non è venuta perché ancora una volta la politica è stata inerte».
CANALE APERTO COI LEGALI DEL CAV. Secondo il sostituto procuratore, inoltre, c’è un «canale aperto» tra la procura di Palermo e i legali di Silvio Berlusconi ed è dunque molto probabile che l’ex premier si presenterà per esser sentito come testimone nell’inchiesta in cui è indagato Marcello dell’Utri per estorsione proprio nei confronti dell’ex presidente del Consiglio.
«Noi abbiamo citato Berlusconi come testimone. Evidentemente il presidente ha molti impegni e gli abbiamo offerto una rosa di date nelle quali presentarsi. Siamo fiduciosi, c’è un canale di comunicazione aperto attraverso il quale speriamo di poter andare avanti»

Cicchitto: «C’è attacco della magistratura contro la politica»

La nuova dichiarazione ha scatenato le reazioni dal mondo politico. Secondo il capogruppo del Popolo della libertà alla Camera Fabrizio Cicchitto, una parte della magistratura, ritenendo che la politica sia in una condizione di debolezza, «reputa che sia venuto il momento di affermare in modo esplicito il predominio della dimensione giudiziaria su tutti gli altri centri istituzionali e di potere, dalla Presidenza della Repubblica, messa sotto tiro addirittura attraverso le intercettazioni e poi minacciata e attaccata senza alcun riguardo, alla stessa Presidenza del Consiglio, ai singoli ministri con particolare riferimento a quelli che si occupano del tema giustizia, e via via sino alle varie forze politiche».
FERRERO CON INGROIA. Pieno appoggio a Ingroia ed ai pubblici ministeri di Palermo è stato espresso invece dal leader del Partito di rifondazione comunista Paolo Ferrero: «Governo e maggioranza parlamentare stanno invadendo il campo di azione della magistratura, allargando il proprio potere e il proprio campo di intervento ben al di la delle regole costituzionali», ha dichiarato. «L’idea che il governo Monti possa intervenire sulle intercettazioni significa una cosa sola: che questo governo dei poteri forti è il governo dei lavori sporchi: distruggere ogni diritto e mettere al sicuro ogni potere – lecito ed illecito – in modo che poi la farsa del bipolarismo possa continuare, senza disturbare il manovratore. Mai».
BELISARIO: LASCIARE LIBERA PROCURA. Ha scritto sul suo blog il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario: «Per evitare che la trattativa di inizio Anni ’90 tra lo Stato e la mafia resti uno dei tanti misteri irrisolti di questo Paese c’è un solo sistema: consentire alla procura di Palermo che sta indagando di continuare a fare il proprio mestiere».
E ancora: «Poiché siamo in presenza di intercettazioni del tutto irrilevanti ai fini del processo, come ha dichiarato a giugno il capo della Procura di Palermo, si potrebbe rientrare nel solco della ‘leale collaborazione’ tra poteri dello Stato».
Per Belisario il danno ora sta per diventare maggiore dopo che Monti ha promesso «di intervenire con un’iniziativa legislativa perché le intercettazioni in cui è occasionalmente capitato il presidente della Repubblica sarebbero un abuso, un episodio grave. Ma così non è. Sarebbe stato grave se fossero state messe sotto controllo le linee del Quirinale: questo non è avvenuto. Quindi di gravi ci sono solo le affermazioni del presidente del Consiglio. Per dirla con Ingroia, forse è il momento che la politica la smetta di sconfinare nelle indagini giudiziarie. E io, come lui, mi auguro che si torni presto a ristabilire un clima di maggiore collaborazione istituzionale. Per far questo, però, bisogna spazzare via al più presto buona parte della classe politica di questo Paese, a cominciare dai piani più alti».