È la guerra fratricida a impedire la nascita di uno Stato palestinese

Carlo Panella
15/03/2018

Hamas e Fatah si sono dimostrati incapaci di arrivare a una stabile pacificazione. Così Israele ne approfitta per arroccarsi sulle posizioni intransigenti della sua destra al governo.

È la guerra fratricida a impedire la nascita di uno Stato palestinese

I palestinesi non hanno e non avranno mai un loro stato per una ragione semplicissima: non sono in grado di averlo. Da sempre. L’attacco di martedì 13 marzo contro il premier Rami Hamdallah, appena entrato a Gaza, è solo l’ultimo di una serie infinita di attentati –e spesso di morti- di leader palestinesi organizzati da palestinesi dal 1920 ad oggi. Un atto che –questo è il punto- Abu Mazen attribuisce non a generici terroristi (e ve ne sono molti a Gaza) ma che viene da lui addebitato chiaramente e direttamente ad Hamas. Accusa feroce e politicamente esplosiva. Di più, quello contro Hamdallah non è solo un attentato, ma è l’ennesimo episodio di una vera e propria guerra civile palestinese che si combatte con ferocia dal 1930 (avete letto bene: 1930), che ha provocato decine di migliaia di vittime palestinesi uccise da palestinesi e che ha visto i suoi episodi più recenti a ridosso della liberazione di Gaza nel 2005 da parte delle truppe israeliane agli ordini del premier Ariel Sharon.

PALESTINESI CONTRO PALESTINESI. La Striscia che gli israeliani, unilateralmente e senza condizioni, consegnarono allora al governo della Autorità nazionale Palestinese, grazie agli investimenti propri e ai coloni, aveva goduto di uno straordinario sviluppo economico e decine di migliaia dei suoi abitanti si avevano trovato lavoro in Israele. Ma i palestinesi su questo primo lembo di terra a loro interamente e completamente assegnato fecero quel che hanno sempre fatto: guerra civile tra di loro, distruzione di risorse e trasformazione della Striscia in una roccaforte per una guerra suicida “contro gli ebrei”. Quando Abu Mazen si recò a Gaza appena liberata dagli israeliani, fu bersaglio di un attentato palestinese da cui scampò per caso, nel quale furono uccise due sue guardie del corpo. Passò un anno e Hamas diede il via a una mattanza di militanti di al Fatah (fu buttato giù da un grattacielo persino il cuoco di Abu Mazen) che mai più vi godettero di agibilità politica. Decine di miliardi di dollari di aiuti europei e internazionali erano pronti a riversarsi su Gaza per trasformarla in un territorio pienamente sviluppato. Ma Hamas preferì trasformare tutta la Striscia in un bunker lancia missili e in un immenso covo di terroristi dando il via all’operazione che portò al rapimento e alla detenzione del caporale israeliano Gilad Shalit. Il seguito è noto.

E ISRAELE NE APPROFITTA. Dunque, mai, mai, la pacificazione tra palestinesi –non con Israele, tra palestinesi- si è sviluppata. Mai in ben 12 anni vi è stato un governo unitario Hamas-Abu Mazen che abbia retto per più di una settimana. Ancora una volta, l’attentato di martedì contro Hamdallah segnala con plastica evidenza che l’accordo per un nuovo governo unitario tra Abu Mazen e Hamas imposto recentemente dall’egiziano al Sisi è l’ennesima fola. Insomma, questa endemica guerra civile a bassa o alta intensità tra palestinesi è la prova provata della totale immaturità, incapacità della leadership palestinese di presentarsi al mondo e a Israele come una forza “di unità nazionale” in grado di gestire uno Stato. Una tragedia tutta interna alla leadership palestinese della quale, naturalmente, Israele approfitta per arroccarsi sulle posizioni intransigenti della sua destra al governo.

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