Otto carabinieri a rischio processo per i depistaggi su Cucchi

19 Marzo 2019 09.37
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La procura di Roma ha chiuso l'indagine sui depistaggi relativi alla morte di Stefano Cucchi. Rischiano di finire sotto processo otto carabinieri tra cui il generale Alessandro Casarsa (all'epoca dei fatti capo del Gruppo Roma) e il colonnello Lorenzo Sabatino (ex capo del nucleo operativo di Roma). I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia.

L'atto di chiusura delle indagini, firmato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, riguarda anche Francesco Cavallo (all'epoca dei fatti tenente colonnello capoufficio del comando del Gruppo Roma), Luciano Soligo (all'epoca maggiore e comandante della compagnia Montesacro), Massiliano Colombo Labriola (all'epoca comandante della stazione di Tor Sapienza), Francesco Di Sano (all'epoca in servizio a Tor Sapienza), Tiziano Testarmata (comandante della quarta sezione del nucleo investigativo) e il carabiniere Luca De Cianni.

ACCUSE DIVERSE PER I MILITARI COINVOLTI

Casarsa, Cavallo, Colombo Labriola, Di Sano e Soligo sono accusati dalla procura di concorso nel reato di falso. Sabatino e Testarmata, invece, rispondono di omessa denuncia, mentre Testarmata ha anche l'accusa di favoreggiamento. A De Cianni sono attribuiti il falso e la calunnia.

LA CATENA DEI FALSI PARTIREBBE DA CASARSA

La catena dei falsi legata alle note sullo stato di salute di Cucchi, dopo l'arresto, partirebbe da Alessandro Casarsa, all'epoca comandante del Gruppo carabinieri di Roma. È quanto emerge dal capo di imputazione presente nell'atto di chiusura delle indagini. In particolare, i magistrati di piazzale Clodio contestano a Casarsa, Cavallo, Di Sano, Colombo Labriola e Soligo, il reato di falso ideologico.

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