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Cosa dicono i periti sulle cause della morte di Stefano Cucchi

Cosa dicono i periti sulle cause della morte di Stefano Cucchi

Nel corso dell’udienza andata in scena al processo bis per la morte del geometra romano emergono nuove verità: «Senza frattura probabilmente non avrebbe perso la vita».

14 Giugno 2019 13.37

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Nel corso dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi i periti nominati dal gip hanno illustrato le risultanze del lavoro teso a indagare le cause della scomparsa del geometra romano nel processo che vede che imputati cinque carabinieri, tre dei quali per omicidio preterintenzionale.

MALNUTRIZIONE E DILATAZIONE DELLA VESCICA TRA LE CONCAUSE

L’ipotesi principale in merito al decesso di Cucchi è la morte improvvisa e inaspettata in un paziente affetto da epilessia. Ma non sarebbe stato questo l’unico fattore determinante. L’ipotesi secondaria è, infatti, la frattura traumatica sacrale. In entrambi i casi, una delle concause è la dilatazione abnorme della vescica che avrebbe provocato problemi cardiaci. Un’altra concausa, hanno spiegato, può essere l’«inanizione (malnutrizione, ndr) con conseguente calo ponderale».

«SENZA LA FRATTURA NON SAREBBE MORTO»

«Nessuno può avere certezze», hanno detto in aula i periti, secondo cui, tuttavia, «se non ci fosse stata la lesione il soggetto non sarebbe stato ospedalizzato. Cucchi era immobile nel letto e non riusciva più a muoversi per la frattura. Se non fosse stato in questa condizione, non avrebbe avuto una vescica atonica, ma avrebbe avuto probabilmente lo stimolo alla diuresi. Dunque se non avesse avuto la frattura, Cucchi non sarebbe stato ospedalizzato e probabilmente la morte non sarebbe occorsa o sarebbe sopraggiunta in un altro momento».

LA SORELLA ILARIA: «DOPO 10 ANNI PROVATA UNA CORRELAZIONE»

«Ci sono voluti 10 anni», ha commentato Ilaria Cucchi, «sono invecchiata in queste aule di tribunale e finalmente oggi per la prima volta sento un perito affermare che se Stefano non fosse stato vittima di quel pestaggio che gli ha causato quelle lesioni, non sarebbe mai finito in ospedale e quindi non sarebbe mai morto». «Ora», ha aggiunto la sorella di Stefano, «nessuno potrà dire che mio fratello è morto per colpa propria»

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