Peppino Caldarola

Fassina e Renzi ci vediamo fra 20 anni, forse

Fassina e Renzi ci vediamo fra 20 anni, forse

10 Settembre 2018 07.09
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L’analisi fredda della situazione dice che Matteo Salvini sta crescendo ma è alle prese con difficoltà non solo giudiziarie imponenti mentre Luigi Di Maio sta cominciano a buttare dalla finestra parte dei suoi consensi. Non sta accadendo nulla che faccia pensare che la “coppia mostruosa” abbia perso i consensi maggioritari del Paese, ma si può dire realisticamente che sono vittime delle loro stesse macchinazioni e che il trend positivo si scontra con differenze interne, difficoltà di dare risultati ai propri elettori, prospettive di durata assai discutibili. Solo un’immigrazione massiccia potrebbe salvare la coppietta dalla prova di governo che si sta rivelando al di sopra delle loro possibilità e con elementi di sconcezza inimmaginabili, dal premier Giuseppe Conte che scambia l’8 settembre col 25 aprile, a Di Maio che pensa che Matera sia in Puglia, alla vergogna della ex iena Dino Giarrusso che deve controllare i concorsi universitari tranne uno, quello che vuole vincere il premier (salvo poi rinunciarvi).

IL SOVRANISMO DI FASSINA E L'ENNESIMA SFIDA DI RENZI

Dall’altra parte le cose si sono un po’ mosse. Si vede una reattività dell’opinione pubblica di sinistra. Questa storiellina delle feste dell’Unità deserte è stata smentita da foto e filmati. Cresce l’insoddisfazione per lo stato di cose presenti. Il popolo di sinistra ha preso una botta da ko ma non vuole abbandonare il ring. Lo scrivo da settimane. Se ne è accorto persino Sallusti in un editoriale sul Giornale di poco tempo fa. Negli ultimi due giorni abbiamo, inoltre, registrato a sinistra due nuovi eventi. La nascita del raggruppamento sovranista di sinistra fondato da Stefano Fassina e chiamato Patria e Costituzione e il secondo intervento a una festa dell’Unità dell’immarcescibile Matteo Renzi che rilancia la sfida per la leadership nel Pd. Diciamolo: si tratta di due episodi irrilevanti ai fini della prospettiva della costruzione di una coalizione anti-populista. Ciò che conta è altro.

PUNTI FORTI E DEBOLEZZE DI LEGA E M5S

Il campo di sinistra, di cui per ora non vale la pena discutere i protagonisti, deve cogliere nella storia dei suoi avversari punti di riflessione da tradurre nel proprio linguaggio e nel proprio schema di lavoro. La Lega salviniana ha puntato verso un elettorato definito, creandolo allo stesso tempo. Ha elaborato il rancore di tanti italiani, lo ha enfatizzato e ha proposto l’obiettivo attorno a cui costruire il successo: la lotta agli immigrati. Il Movimento 5 stelle ha fatto della battaglia anti casta il ritornello della propria ascesa mescolando un uso sapiente della Rete, e soprattutto delle false notizie, con momenti di mobilitazione popolare. La Lega potrà vivere a lungo sulla xenofobia, malattia profonda dell’Europa e della Italia impaurita, ma è attesa dal proprio elettorato forte alle scelte di governo vere. Qui Salvini balbetta, non sa che pesci prendere. È un po’ più facile governare l’Ungheria, dovrebbe dire al sua amico Orban. Di Maio, invece, nella Rete trova tante nuove presenze, non si muove più da solo e gli appuntamenti di folla sono centellinati e cominciano a diventare molte le piazze in cui i 5 stelle non possono mettere più piede.

OLTRE ALLE MANIFESTAZIONI, SERVONO NUCLEI DI RESISTENZA

Una sinistra o una coalizione sinistra-moderati che si rispetti dovrebbe ossessionare i cittadini con le manchevolezze del governo. Bisogna lasciar perdere quelli che dicono che la battaglia sui 49 milioni non è garantista, quelli che si scocciano se si deridono le uscite da analfabeti dei nuovi governanti, quelli che «allora il Pd?». È una guerra e in questa guerra si combatte immaginando che il tuo obiettivo deve essere distruggere l’avversario, in tutti i modi, dovunque e senza scrupoli. Un po’ leone un po’ serpente. Tuttavia non basta. Non basta neppure riproporre quella vecchia solfa che la sinistra deve essere “per” e non “contro”. I governisti di sinistra hanno fatto danni incalcolabili. Essere “contro” è un bel programma politico, psicologico, economico. Se sta bene a loro non sta bene al Paese, questa deve essere la convinzione da diffondere. Fra una Lega affamata che cerca sponsor anche nei poteri forti italiani, e un movimento 5 stelle diventato taxi di chiunque se lo voglia prendere, bisogna mettere in campo tutte le forze che sappiano sviluppare "no" rotondi, indiscutibili, senza compromessi. Il segreto, tuttavia, sta nell'utilizzare quel passaparola che rese forti i mostri al potere. Serve una mobilitazione che abbia sia le caratteristiche del passato, le manifestazioni di popolo ben vengano, ma che sappia spingere alla piccola, capillare iniziativa milioni di italiani e di italiane. Nuclei di resistenza che si devono manifestare in ogni dove. Devono capire che la gente di sinistra può perdere qualche elezione ma è inaffondabile.

VERSO UNA DISOBBEDIENZA CIVILE QUOTIDIANA

E poi vanno studiate una, due, 10 battaglie in cui si deve scatenare la disobbidienza civile. Non è lo scontro di piazza l’obiettivo, vorrei dirlo ai più gauchiste. Salvini se lo aspetta o lo provocherà. Sarà invece impreparato se gli italiani si rifiuteranno in gran numero di fare una cosa che abitualmente fanno, se decideranno di mostrare in certi giorni simboli che ricordino che stiamo in mano all’Internazionale nera. Insomma li dobbiamo circondare e rincoglionire. Il loro popolo è molto fisico, è molto legato a leadership, è molto pedante ma non avrà mai la forza di combattere in un campo riaperto sul rispetto delle leggi, all’affermarsi di una volontà di pace sociale contrapposta alla guerra civile strisciante, all’emergere di leader di base e di associazioni di sconosciuti a cui nulla potrà essere rimproverato. È un lavoraccio, ma è l’unica seria prospettiva. Quando avremo segnato alcuni colpi ci chiederemo che cosa fare di Fassina e di Renzi. O forse, a quel punto, non ce lo chiederemo più.

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