Sterline canaglia

Redazione
15/10/2010

Da Londra Alessandro Carlini È finita ancora sotto accusa la trasparenza del sistema bancario del Regno Unito, che deve riprendersi...

Sterline canaglia

Da Londra
Alessandro Carlini

È finita ancora sotto accusa la trasparenza del sistema bancario del Regno Unito, che deve riprendersi completamente dalla crisi del settore finanziario.
Secondo le accuse che arrivano dagli Stati Uniti, due fra i maggiori istituti creditizi britannici, Lloyds Tsb e Barclays, hanno aiutato l’Iran ad aggirare l’embargo finanziario imposto dalla comunità internazionale. Gli iraniani, come è emerso dai documenti degli inquirenti Usa che sono stati visionati dal Times di Londra, hanno così potuto accedere a fondi fino a 600 milioni di dollari che si trovavano nel sistema bancario americano.
Le banche di Sua Maestà pare abbiano fornito la copertura necessaria agli iraniani per agire indisturbati e muovere i loro cospicui capitali in tutto il mondo. Il timore è che Teheran abbia utilizzato quei soldi per finanziare il terrorismo e, soprattutto, il suo programma nucleare.  

Ombre sull’ex ministro

La figura più controversa in questo caso è il conservatore Lord Lamont of Lerwick, l’ex cancelliere dello Scacchiere nei primi anni ’90, che è nel consiglio di amministrazione di Balli Group, società che è già stata sanzionata dagli americani per aver aiutato Teheran ad aggirare le sanzioni, acquistando un Jumbo dell’United Airlines.
Lord Lamont è anche il presidente della Camera di commercio britannico-iraniana, che si occupa della consulenza agli imprenditori di Teheran che vogliono continuare a operare sui mercati internazionali. L’ex cancelliere, nonostante le accuse, ha dichiarato di non aver fatto nulla di illegale e che la sua organizzazione intende solo promuovere rapporti commerciali. I grandi accusati restano comunque i colossi Barclays e Lloyds, che si potrebbero ora definire come le “banche degli Stati canaglia”.

Rapporti anche con Libia, Cuba e Sudan

Ad agosto, Barclays ha raggiunto un accordo con le autorità Usa che prevedeva il pagamento di 298 milioni di dollari per risolvere una disputa per aver violato la legge che vieta transazioni finanziarie con banche di Paesi sottoposti a sanzioni. Secondo i documenti, sembra che l’istituto abbia intrattenuto rapporti, fra il 1995 e il settembre 2006, anche con Cuba, Iran, Libia e Sudan.
L’anno scorso Lloyds ha pagato una multa da 350 milioni di dollari, sempre agli americani, per una serie di affari sporchi con Iran e Sudan che risalivano agli anni ’90. E queste irregolarità sono emerse proprio quando a livello europeo vengono prese misure drastiche per bloccare i capitali iraniani.
Non solo si è deciso di congelare gli asset di società e privati coinvolti nel programma nucleare di Teheran. Ma, per aumentare la pressione sul regime di Mahmoud Ahmadinejad, l’Iran non potrà più accedere a servizi di assicurazione e gli investimenti nel suo settore petrolifero e nei suoi titoli saranno vietati.
Solo le transazioni finanziarie al di sotto dei 10 mila euro, da e verso la Repubblica islamica, saranno permessi, mentre quelli che eccedono i 40 mila euro dovranno essere approvati addirittura dalle autorità europee.
Intanto le banche britanniche si preparano a pagare altre sanzioni a Washington.