L'Ocse ha rivisto a ribasso le stime del Pil italiano per il 2019

L’Ocse ha rivisto a ribasso le stime del Pil italiano per il 2019

06 Marzo 2019 10.09
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L'Ocse ha rivisto al ribasso la crescita italiana: secondo l'Interim Economic Outlook presentato a Parigi, il Pil dell'Italia sarà di segno negativo, -0,2, nel 2019, per risalire allo 0,5 nel 2020, rispettivamente -1,1 punti e -0,4 punti rispetto alle previsioni del precedente Economic Outlook di novembre. A rallentare dovrebbe essere in generale tutta l'area euro con una crescita del Pil ferma all'1% per l'anno corrente (-0,8 punti rispetto a quanto previsto nel precedente Economic Outlook di novembre) e dell'1,2% nel 2020 (-0,4 punti). Il Pil mondiale dovrebbe invece attestarsi al 3,3% nel 2019 (-0,2 rispetto alle precedenti stime) e del 3,4% nel 2020 (-0,1). Le stime di crescita dell'Ocse sono state tagliate nella grande maggioranza delle economie del G20, in particolar modo, nell'area euro.

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DAZI E INCERTEZZE FRENANO IL PIL

«L'incertezza politica, le tensioni commerciali e un'ulteriore erosione della fiducia dei consumatori» sono tra le cause che contribuiscono al rallentamento della crescita al livello globale ha scritto l'organizzazione. Secondo l'Ocse, tra l'altro, le «restrizioni commerciali introdotte lo scorso anno sono un freno alla crescita, agli investimenti e agli standard di vita, in particolare per le famiglie a basso reddito». L'organismo internazionale lancia un forte appello a «intensificare il dialogo multilaterale al fine di evitare nuove e dannose restrizioni commerciali». Mentre un'ulteriore «liberalizzazione» potrebbe rappresentare un vantaggio per tutte le economie.

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LO SPETTRO DI UNA BREXIT NO DEAL

A preoccupare è anche l'ipotesi di una uscita disordinata della Gran Bretagna dall'Unione europea. Il rischio di una Brexit 'no deal' con Londra farebbe «sostanzialmente aumentare i costi per le economie europee». «L'economia mondiale deve far fronte a dei venti contrari che si vanno intensificando», ha sottolineato la capo economista dell'Ocse, Laurence Boone. «Se una delle grandi regioni economiche, qualunque essa sia, conoscesse un rallentamento più forte del previsto, la crescita mondiale potrebbe deragliare, in particolare, in caso di effetti eccessivi sui mercati finanziari». Boone ha quindi invitato i politici «a rafforzare la concertazione multilaterale in modo da limitare i rischi e coordinare i loro interventi per evitare un nuovo peggioramento della congiuntura».

CONTE: «SIAMO CONSAPEVOLI DELLA CONGIUNTURA SFAVOREVOLE»

Ostenta una certa tranquillità il premier Giuseppe Conte. «Siamo perfettamente consapevoli che stiamo vivendo una congiuntura economica sfavorevole», ha detto durante una conferenza stampa a Belgrado in merito alle stime dell'Ocse. Una situazione che Conte attribuisce alla «congiuntura sfavorevole sul piano internazionale: la guerra dei dazi non ci conviene, misure decise unilateralmente non portano da nessuna parte». Per questo, ha aggiunto il premier, bisogna «intensificare il nostro impegno, accelerare il processo riformatore che prevede misure economiche, sociali, giuridiche a tutto tondo». .

LE REAZIONI DELLA POLITICA ALLE STIME OCSE

Arrivano intanto le prime reazioni della politica. «Le drammatiche previsioni dell'Ocse sono un macigno su questo governo», ha twittato il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti. «Stanno portando il Paese in una recessione drammatica che pagheranno tutti gli italiani. Ora smettano di perdere tempo con pistole e selfie e inizino a governare e a dare lavoro e sviluppo all'Italia».

«Giornata nera per l'Italia. L'Ocse annuncia che il nostro Paese nel 2019 sarà in recessione piena. L'Istat comunica che l'economia italiana continuerà a decrescere. Questo è l'anno bellissimo di Conte», ha commentato Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia. «E il governo che fa? Giocherella su Tav, mette sul piatto il reddito di cittadinanza ovvero la paghetta di Stato, ingessa i cantieri, si isola a livello internazionale, disincentiva gli investimenti e si limita al disbrigo della normale amministrazione. Prima finisce questo supplizio e meglio è».

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