Stop alla plastica killer

Vita Lo Russo
15/10/2010

Il Canada ha dichiarato tossico il bisfenolo. Ma la Ue non lo vieta.

Stop alla plastica killer

Il Canada è il primo Paese al mondo ad aver dichiarato tossico il bisfenolo di tipo “A” (Bpa), un componente del policarbonato usato in numerosi prodotti dell’industria alimentare tra cui biberon, scatolette rivestite di bianco, capsule ermetiche dei coperchi in metallo, tinozze di vino, ma anche stoviglie, bicchieri e posate.
Il Bpa migra dalle confezioni, finisce nei cibi e nelle bevande e, se ingerito in certe dosi per periodi prolungati, può danneggiare prostata, tiroide, cervello ed endometrio, interferendo con la capacità riproduttiva degli adulti e con lo sviluppo dei neonati. Il Parlamento nordamericano, che già dal 2009 aveva vietato il biberon con Bpa, il 13 ottobre scorso ha ufficialmente inserito questa sostanza nella lista di quelle pericolose e da evitare. Questo significa che, poco per volta, il divieto verrà esteso a tutto il comparto alimentare.
La paura del policarbonato si sta diffondendo un po’ ovunque: negli ultimi mesi il biberon al Bpa è stato messo al bando anche in Francia, Danimarca e in alcuni Stati americani tra cui Connecticut, Massachusetts, Washington, New York e Oregon.

Per la Ue non c’è pericolo

Più possibilista, invece, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare europea, l’Efsa, che il primo ottobre scorso ha ritenuto di non dover abbassare il limite massimo di assunzione giornaliera del Bpa, confermando il tetto stabilito negli anni ’50, di 0,05 milligrammi per ogni chilo di peso corporeo (che equivalgono a 0,3 milligrammi per un bambino di sei chili e tre milligrammi per un adulto di 60).
Dopo una «dettagliata ed esaustiva» disamina delle recenti pubblicazioni scientifiche e degli studi sulla tossicità del Bpa, gli esperti dell’agenzia «non hanno individuato alcuna nuova prova che li induca a rivedere l’attuale dose giornaliera perché i dati non sono ancora sufficienti per stabilire una corretta valutazione del rischio». Mettendo così al riparo i produttori di sostanze plastiche che non dovranno modificare la pecentuale di policarbonato nei prodotti del mercato europeo. 

Gli Usa discutono il limite

Non la pensa così l’omologa americana. La Food and drug administration, dopo aver pubblicato a gennaio scorso un rapporto aggiornato sugli effetti del Bpa, vuole approfondire il caso e sta finanziando ulteriori studi che rimettono in discussione il limite di 0,05 milligrammi al giorno per chilo.
Uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction sostiene che un’esposizione al bisfenolo di tipo “A” aumenta i rischi di impotenza per gli uomini; mentre l’Università del Missouri, più recentemente, ha pubblicato un report che mette in guardia dall’assunzione di Bpa proprio perché intaccherebbe lo sviluppo delle facoltà cognitive nei bambini.
Sorvegliato speciale nell’industria dei contenitori di alimenti è il biberon, perché la plastica a contatto con i liquidi caldi rilascia maggiori quantità di sostanza tossica. Senza contare che la massa corporea dei bambini è più piccola e di conseguenza sono sufficienti dosi minori per raggiungere concentrazioni pericolose. Per questo, già da tempo, diverse multinazionali, tra cui l’americana Disney e l’ingese Boots, hanno messo in commercio biberon “Bisphenol free” anche nei Paesi in cui non è vietato.
In Italia, nei primi mesi dell’anno, il leder di mercato Chicco ha cominciato a ritirare i vecchi prodotti con Bpa sostituendoli con biberon realizzati con altre materie prime (qui la lista dei biberon senza bisfenolo “A” che si trovano in Italia).

Il monito dell’Aduc

L’Italia segue la regolamentazione europea, e la recente risposta della Ue ha fatto implicitamente decadere un’interrogazione sui rischi del Bpa portata in Parlamento lo scorso giugno dall’associazione dei consumatori Aduc. «A questo punto mi appello alla saggezza del consumatore», ha detto a Lettera43 Primo Mastrantoni, segretario nazionale dell’associazione, «sperando che il suo comportamento possa orientare l’offerta». Secondo il segretario di Aduc, nel caso del bisfenolo andrebbe applicata la regola della “non indispensabilità”: «Forse fa male, non ne abbiamo bisogno, perché continuare a utilizzarlo? Aspettiamo il morto?».