La storia e l’inno della Brigata Sassari

Da sempre protagonista della parata del 2 giugno, è nata durante la Prima Guerra mondiale.

02 Giugno 2019 07.23
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«China su fronte/ si ses sezzidu pesa!/ ch’es passende/ sa Brigata tattaresa/ boh! Boh!/ e cun sa manu sinna/ sa mezzus gioventude/ de Saldigna» (Abbassa la fronte, se sei seduto, alzati! ché sta passando la Brigata Sassari, e con la mano saluta la miglior gioventù di Sardegna). La Brigata Sassari è diventata una delle più iconiche alla sfilata del 2 giugno, proprio perché è l’unica formazione dell’Esercito italiano la cui banda durante la parata della Festa della Repubblica non si limita a suonare, ma canta anche l’inno conosciuto come Dimonios.

L’AUTORE DELL’INNO

Può suscitare sorpresa sapere che la canzone, che ricorda vecchie glorie, in realtà è stata scritta solo nel 1994 dal capitano Luciano Sechi. E che la stessa Brigata in realtà è stata costituita solo nel 1988. Una tradizione recentissima, dunque, ma con radici profonde, in quella Brigata Sassari che durante la Grande Guerra ottenne il record di decorazioni nel Regio esercito. La Sassari perse 12.923 uomini e visto che una brigata inquadrava circa 6 mila soldati, venne ricostituita due volte. «Dalla trincea/ fino alla Croazia/ i sassarini/ hanno scritto la storia/ boh! Boh!/ seguiamo le loro orme/ onorando quell’eredità/ sassarina», recita il testo tradotto. Dimonios, il titolo della marcia, è una citazione di Die Roten Teufel, I diavoli rossi, appellativo con cui gli austriaci li avevano ribattezzati. “Diavoli” per la loro fama di coraggio e anche di ferocia: in gran parte pastori, molti al posto della baionetta sul fucile montavano i coltelli per sgozzare le pecore, e avevano fama di non fare prigionieri. “Rossi” per le mostrine bianche e rosse, e anche per il terriccio del Carso che aveva impregnato le loro divise.

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IL PARTITO SARDO D’AZIONE DI LUSSU

«Sa fide nostra/ no la pagat dinari/ ajò! Dimonios!/ avanti forza paris», termina la canzone con il grido che facevano saltando fuori dalle trincee per l’assalto. «Forza Insieme!». Ma gridavano anche «Avanti Sardegna!», invece che «Avanti Savoia». Capitano della Sassari, Emilio Lussu oltre a raccontare dei suoi soldati nel libro Un anno sull’Altopiano dopo la guerra reclutò tra i reduci i militanti del Partito Sardo d’Azione da lui fondato. «La Sassari fu il deposito rivoluzionario della Sardegna del Dopoguerra», scrisse.

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Ufficiale della Sassari fu anche il maggiore Francesco Dessì. Il suo reparto il 15 novembre 1915 durante la Quarta Battaglia dell’Isonzo conquistò la strategica trincea dei Razzi, un episodio che suo figlio Giuseppe rievocò nel racconto La Tricea che ispirò l’omonimo sceneggiato televisivo che il 4 novembre 1961 inaugurò le trasmissioni di Rai Due. Alla Brigata Sassari è stata dedicata nel 2017 anche la graphic novel Dimonios – La leggenda della Brigata Sassari, i cui autori sono Bepi Vigna e Gildo Atzori.

L’ARRUOLAMENTO REGIONALE CONDIVISA CON GLI ALPINI

L’arruolamento regionale della Sassari era una eccezione nel Regio esercito, condivisa solo con i reggimenti alpini. Pare che l’idea di creare questa brigata fosse venuta nel 1914 a un generale dopo che un piccolo gruppo di artiglieri sardi a Genova era stato protagonista di una colossale rissa in cui le aveva “suonate” a un numero molto superiore di “continentali” accusati di angherie razziste durante le file per il rancio. «Una brigata di questa gente può vincere qualsiasi guerra», avrebbe spiegato. Divenuta nel 1939 divisione, la Sassari si sciolse dopo l’8 settembre, dopo aver partecipato alla sfortunata difesa di Roma. Ma fu ricostituita nel 1958 come Reggimento. Nel 1988 ridivenne Brigata. Classificata nel nuovo ordinamento come «Forza di proiezione», ha perso a Nassiriya due uomini nel 2003, e un altro nel 2006.

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