L’incubo Manson non ha mai smesso di aleggiare

Il 9 agosto 1969 il guru sanguinario portò a termine con la sua Family l'eccidio di Cielo Drive. Ponendo fine all'incantesimo del rock, dell'estate dell'amore, del mondo da cambiare. Aprendo la strada a cinismo e violenza. Un massacro che non sarà mai come gli altri.

09 Agosto 2019 16.13
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Cinquant’anni fa, l’orrore. Un massacro come tanti, che però non sarebbe mai stato come gli altri forse perché scatenato nell’Eden di Cielo Drive, Los Angeles, paradiso debosciato pieno di star di Hollywood. Forse perché nasceva dalla musica e nella musica moriva, nasceva nello star system e lo star system affogava nel suo stesso sangue. Nasceva nell’ultima estate di un amore abortito a nascere, come il figlio che Sharon Tate portava in grembo, atteso da Roman Polanski. Charlie Manson, il guru sanguinario, che dalla Comune di Haight-Ashbury mandava gli adepti a squartare e massacrare, non era proprio il senz’arte né parte consacrato alla memoria dopo lo scempio; almeno a sentire l’ambiente delle rockstar alle quale tanto bramava di unirsi.

Dennis Wilson, l’instabile batterista dei Beach Boys, ne ha timore ma ne è attratto; racconta alla rivista britannica modaiola Rave: «A volte il Mago mi fa paura. Il Mago è Charlie Manson, un mio amico che pensa di essere Dio e il Diavolo. Canta, suona e scrive poesie e potrebbe diventare un artista della Brother Records». Manson è già un criminale incallito e fuori controllo, la sua setta di hippie tossici e malati l’ha già plagiata, resa disponibile oltre ogni limite di efferatezza, ma il massacro di Bel Air, nella villa del produttore discografico Terry Melcher, parte da qui. Da un coacervo maligno di concause.

ALIBI PARANOICO PER LA SUA FAME DI VIOLENZA

Nasce dallo scippo, se vogliamo dirla chiara, di Dennis, che prende Cease To Exist, più di un abbozzo di Manson, e la fa diventare Never Learn Not To Love, brano ascritto a tutti gli effetti ai Beach Boys per l’album 20-20, proprio di quell’anno. Nasce dall’ossessione di Charlie per il White Album dei Beatles, con dentro quella Helter Skelter che gli tarla quel che resta della mente sconvolta e abietta, fornendogli un alibi paranoico per la sua efferata fame di violenza. Nasce dal rifiuto dello stesso Melcher di produrgli un disco, e dal sentirsi completamente abbandonato da un ambiente che era arrivato a sfiorare.

Charles Manson.

EPPURE C’ERA CHI LO RITENEVA BRAVO

Eppure c’è chi lo stima. Uno è proprio Dennis Wilson. Un altro è Neil Young, raccolto da Nick Kent per il volume “The dark stuff”: «Senti, era bravo. Era surreale. Era davvero bravo. Faceva paura. Se avesse suonato con una band libera quanto lui… vedi, il problema era proprio questo. Nessuno poteva stare al passo con Charlie Manson, perché componeva le canzoni man mano che andava avanti. Ogni canzone era diversa. Ed erano tutte buone. Erano semplici… Suonava un paio di accordi e continuava così. Le parole continuavano a fluire. Andai da Mo Ostin (il capo della Warner Bros., ndr) e gli proposi di metterlo sotto contratto».

Era uno di quei tipi che non mollavano la presa. Pensavo sempre: “Cosa farà adesso? Sarà meglio che mi allontani prima che esploda”


Neil Young

Insomma lo raccomandò. «Dissi: “C’è questo tipo, Charlie Manson, suona delle canzoni uniche e dovrebbe incidere per la Warner Bros.”. Voglio dire, se avesse avuto una band come quella di Dylan su Subterranean Homesick Blues, allora… Ma non l’avrebbe mai avuta, quella band, perché c’era qualcosa in lui che impediva a chiunque di restargli vicino troppo a lungo. Io ero sempre felice di allontanarmi perché era troppo intenso. Era uno di quei tipi che non mollavano la presa. Pensavo sempre: “Cosa farà adesso? Sarà meglio che mi allontani prima che esploda“. E così lo feci. Ma quel tipo aveva le potenzialità di un poeta e a L.A. lo conoscevano un sacco di musicisti, anche se probabilmente ora lo negherebbero».

GLI SCHIAVI FEROCI DELLA SUA “FAMILY”

“Ora” è il 1970, pochi mesi dopo i macelli seriali ordinati da Manson ed eseguiti da schiavi feroci della sua “Family”, Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. In quattro, fra cui tre ragazze, sono stati capaci di macellare una giovane incinta, prossima al parto, insieme con i suoi quattro amici; subito dopo, una coppia, Leno e Rosemary Labianca, a colpi di una forchetta che poi viene lasciata piantata nel petto di lui. E “ora” c’è un regista maledetto che piange l’amante sottomessa, una ragazza stupenda, fragile, sbandata, incinta, illusa: il produttore emergente Martin Ransohoff, titolare della Filmways che produce serie e film per la Metro Goldwyn Mayer.

Sharon Tate.

MANSON NON USCÌ DAL CARCERE FINO ALLA MORTE

Le ha giurato che farà di lei una stella di prima grandezza, proprio come nella cinica canzone dei Rolling Stones, Tops; lei, alla fine, rimbalzando tra sponde come una bilia impazzita, è finita nella buca di Polanski. Eppure morirà insieme all’ex fidanzato Jay Sebrig, il sangue di entrambi mescolato per l’eternità, legati insieme da una corda fatta passare da un trave del soffitto. “Ora” c’è il processo, che dura un’eternità. “Ora” Manson è in galera, e non ne uscirà più fino alla morte nel 2017.

CANZONI E CITAZIONI SU DI LUI

Nel suo buco di espiazione, Manson diventa la celebrità, la rockstar che aveva sempre sognato di diventare. Canzoni su di lui, come Look at your game, girl, dei Guns and Roses. Citazioni: c’è un tipo dell’Ohio, tale Brian Hugh Warner, che ne adotta il nome e diventa Marilyn Manson; anzi, ne campiona la voce in un pezzo, e Manson gli scrive. Senza ottenere mai risposta. Trent Razor invece, al parossismo del feticismo, si porta via una porta della villa insanguinata, la sistema nel suo studio di registrazione. Ma il colmo del feticismo a chi può andare se non a Quentin Tarantino, che con tempismo perfetto e perfettamente cinico fa uscire tra un mese il film sull’incubo di Manson, C’era una volta a Hollywood, rigurgitante feticci?

LA FINE DELL’INCANTESIMO

Ed è un incubo che non ha mai smesso di aleggiare, è diventato paradigmatico, si è smagnetizzato, fumettizzato, come non fosse mai successo davvero. Invece il sangue era vero, resta vero. Le scritte deliranti sui muri della villa col sangue delle vittime. È tutto vero e la fine dell’incantesimo passa di qua. Charles Manson voleva essere una stella del rock e ha distrutto la commedia edificante del rock. Insieme con Sharon moriva l’estate dell’amore, un amore tossico e bugiardo mai nato davvero. Morivano, portando con sé tutte le illusioni, le menzogne, le velleità di cambiare il mondo crudele per renderlo un paradiso popolato da umani senza malizia. Dal miraggio di Woodstock, passando per Cielo Drive, all’inferno in terra di Altamont, il concerto offerto dai Rolling Stones, a spazzare via le ultime illusioni: cattive vibrazioni, droga pessima, tre nati e tre morti, tra cui Meredith Hunter, un nero che impugnava una pistola e venne finito a coltellate dal servizio d’ordine degli Hell’s Angels, proprio sotto al palco. Finita l’estate, arrivava l’inverno della decadenza, del cinismo, di una violenza nuova e antica, ma, almeno, senza più mistificazioni.

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