Strage di Barcellona, perché anche la Spagna è un target dell’Isis

Barbara Ciolli
18/08/2017

La vicinanza col Marocco, vivaio dell'Isis. L'allarme sui jihadisti di ritorno. I proclami del Califfato per riconquistare al Andalus. Il caso di Madrid nel 2004. E la movida obiettivo ideale. I motivi della vulnerabilità.

Strage di Barcellona, perché anche la Spagna è un target dell’Isis

Il furgone dell'attentato rivendicato dall'Isis a Barcellona (almeno 14 morti e un centinaio di feriti) del 17 agosto 2017 è piombato sulle Ramblas nella settimana di Ferragosto, scioccando gli spagnoli e facendo di nuovo precipitare nell'allarme l'Europa. La Spagna non era considerata un target del sedicente Califfato islamico: come l'Italia, non bombarda la Siria e l'Iraq né è odiata in Medio Oriente come i colonialisti francesi e anglosassoni; non c'erano poi stati precedenti attacchi dell'Isis, anche con lupi solitari, come per esempio in Germania, realizzati o sventati in extremis.

CELLULA, NON CANI SCIOLTI. Invece l'Isis ha colpito e non con cani sciolti di attentati improvvisati, ma tramite una grossa cellula come già a Parigi e a Bruxelles in Europa. Perché con il senno di poi (infinitamente più facile di ogni previsione, anche per l'anti-terrorismo) la Spagna presentava almeno cinque motivi rilevanti per essere bersaglio della farneticante ideologia dei terroristi islamici, e anche per ospitare le loro cellule, più di altri Paesi europei.

[mupvideo idp=”5544848822001″ vid=””]

1) L'adiacenza col Marocco, il secondo Paese per provenienza di foreign fighter

La Spagna è lo Stato europeo più vicino al Marocco, che dopo la Tunisia è il secondo Paese per provenienza di foreign fighter, combattenti stranieri in Siria e in Iraq. Oltre lo Stretto di Gibilterra, sulle coste marocchine Madrid conserva anche le enclavi di Ceuta e Melilla da dove proverrebbero parte degli autori degli attacchi. Questa regione settentrionale del Rif è un incubatore di crescente frustrazione sociale: il motore delle proteste cicliche in Marocco dalle Primavere arabe e, nel suo entroterra povero, il cuore del reclutamento di jihadisti.

OPERAZIONI CONGIUNTE. Non a caso tra le autorità di Spagna e Marocco è in atto da anni una forte collaborazione nell'antiterrorismo e per il contrasto all'immigrazione: le retate con arresti di decine di sospetti attentatori in operazioni congiunte nei due Paesi sono all'ordine del giorno.

2) L'allarme sui jihadisti di ritorno: dai 1.200 ai 3 mila, alcuni minorenni

Alcuni dei circa 1.500 jihadisti di cittadinanza marocchina (a seconda delle ricerche i diversi osservatori i numeri variano dai 1.200 ai 1.600) che si stimano essere andati a combattere dal 2011 in Medio Oriente tra le file dell'Isis e di al Qaeda, non risiedono in realtà nel Paese d'origine ma in Europa, in particolar modo in Spagna e in Francia. Un'altra parte di loro in Italia e una fetta ancora minore in Germania e nel Nord Europa.

POTENZIALI ATTENTATORI. Appena poche ore prima dell'attentato a Barcellona, un rapporto dell'organo della Commissione Ue per il monitoraggio dei jihadisti, il Radicalisation Awareness Network (Ran), lanciava l'allarme sui jihadisti europei di ritorno in questi mesi e potenziali attentatori: «Dai 1.200 ai 3 mila», «molti anche minorenni» comeil 17enne ucciso della cellula spagnola Moussa Oukabir, tra i foreign fighter in Siria e in Iraq.

3) L'al Andalus spagnolo del Califfato del 700 d.C.: è nelle mire dell'Isis

La reconquista di al Andalus, i territori spagnoli del Califfato arabo omayyade (661-750 d.C.) che il folle e anacronistico progetto dell'Isis punta a ricostruire, è – come la cacciata dei crociati cristiani da Roma – un cavallo di battaglia della sua propaganda, dalla fondazione del sedicente Stato islamico nel 2014.

LIVELLO DI ALLERTA 4. Proprio la comparsa in Rete di video di jihadisti marocchini, e spagnoli spesso di origine marocchina, con bandiere nere «in sostegno di al Andalus, non difficile da riconquistare», accostate al Castello dei crociati di Saragozza e ad altri luoghi spagnoli («ce li riprenderemo con la potenza di Allah»), aveva spinto l'apparato di sicurezza spagnolo a tenere da anni il livello di allerta a 4: il più alto, prima del massimo di 5 in caso di attentato.

4) Nel 2004 Spagna già colpita: primo maxi attentato di al Qaeda in Europa

Risparmiata dall'Isis fino al 2017, si è sottovalutato che la Spagna fu, con la Gran Bretagna, principale target della precedente ondata di attentati in Europa di estremisti islamici, per mano di al Qaeda: a catena e su scala ancora più larga dell'Isis, sulla scia della strage epocale dell'11 settembre 2001 negli Usa.

BOMBE E 192 MORTI. Prima ancora degli attacchi del 7 luglio 2015 sui treni e sugli autobus di Londra (52 vittime innocenti e oltre 700 feriti), l'11 marzo 2004 la rete di Osama bin Laden insanguinò Madrid, piazzando bombe su un treno in arrivo alla stazione di Atocha e in altri convogli nella periferia (192 morti e oltre 2 mila feriti). Per il decennale della strage più atroce nella storia della Spagna reduce da 40 anni di terrorismo basco, nell'anno della nascita del sedicente Califfato il ministro dell'Interno in carica Jorge Fernandez Diaz dichiarò: «Non siamo i soli, ma siamo nel mirino».

5) Le Ramblas target ideale per le stragi di civili: come Nizza e i mercatini di Berlino

Mecca della movida a un passo dalla Costa Brava, brulicante di turisti dall'Europa e dal mondo più che mai d'estate, passeggiata più bella e famosa del'Europa, le Ramblas di Barcellona portano in sé diversi attributi tradizionalmente target (dalle discoteche di Bali ai resort in Kenya e in Mali prima ancora che i locali di Parigi e di Istanbul) dell'odio jihadista per lo stile «miscredente» degli occidentali.

VISITATORI NEL MIRINO. Nel 2016, sempre d'estate e in occasione delle celebrazioni nazionali francesi del 14 luglio, con un tir sulla folla l'Isis colpì la Promenade des Anglais sul lungomare di Nizza: un altro luogo simbolico e di richiamo, ideale come le Ramblas per compiere una strage tra villeggianti e visitatori. Come d'inverno i mercatini di Natale tedeschi gremiti oggetti della strage del 19 dicembre 2016 (12 morti e 56 feriti) di Berlino.