Strage di italiani

Redazione
09/10/2010

Il caporal maggiore Marco Pedone, 23 anni, di Gagliano del capo, in provincia di Lecce. Il caporal maggiore Gianmarco Manca,...

Il caporal maggiore Marco Pedone, 23 anni, di Gagliano del capo, in provincia di Lecce. Il caporal maggiore Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero. Sebastiano Ville, 27 anni, siciliano, originario di Francofonte e Francesco Vannozzi di Pisa.
Sono i quattro militari italiani, tutti alpini, morti la mattina di sabato 9 ottobre 2010 in un attentato in Afghanistan, nella zona di Farah, sud ovest del paese.  Un altro alpino, Luca Cornacchia, 31 anni, è rimasto ferito ma non è in pericolo di vita. E proprio Luca Cornacchia, il 3 ottobre, aveva scritto sul suo profilo facebook: «Basta, mi sono rotto di stare qua in Afghanistan, non si capisce nulla».
Secondo la ricostruzione, i nostri militari sono stati vittime di una imboscata alle 9.45 ora locale (7.45 in Italia) al ritorno da una missione mentre si trovavano nella valle del Gulistan nella provincia di Farah. Il distretto di Gulistan, a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l’Helmand è uno dei tre distretti recentemente passati sotto la responsabilità dei militari italiani.
Gli alpini viaggiavano su un Lince che scortava un convoglio di 70 camion civili di ritorno alla base dopo aver trasportato materiali per l’allestimento della base operativa del Gulistan. L’espolsione è stata così potente da distruggere il mezzo.
Secondo quanto ha spiegato il generale Massimo Fogari, portavoce dello Stato maggiore della Difesa, l’imboscata è stata compiuta con l’esplosione di un ordigno improvvisato, un cosiddetto Ied, a cui è seguito un attacco a colpi di armi da fuoco da parte di guerriglieri talebani. I militari che scortavano il convoglio hanno reagito all’attacco e messo in fuga gli attentatori. 
Il militare ferito è stato evacuato nella base di Delaram, per essere poi trasferito nell’ospedale da campo americano di Farah. 

Il caos della provincia di Farah

La provincia sud-occidentale afghana di Farah, una di quelle che fanno riferimento al comando Occidentale dell’Isaf sotto controllo italiano, si estende per quasi 50mila chilometri. I combattimenti tra le forze Nato e i talebani in questa zona sono molto duri e molto frequenti anche gli incidenti.Proprio in questa provincia è morto il 17 settembre scorso il tenente Alessandro Romani.
Con l’ultimo attentato, il numero di militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione Isaf, nel 2004, sale a 34. Già 12 le vittime nel 2010, furono nove nel 2009. Sono invece 572 i soldati stranieri morti in Afghanistan dall’inizio del 2010.
Negli ultimi tempi Farah è diventata ancora più pericolosa perché ha assorbito molti insorgenti che sono stati respinti dalle province di Kandahar e Helmand dalla pressione delle forze Nato. Finora circa 500 uomini sono stati impiegati nella cosiddetta “task force south” per presidiare l’area, ma proprio in queste settimane è in corso un rafforzamento di truppe che dovrebbe far salire il contingente a 1.000 unità.
In generale, sono 3.500 i militari italiani impegnati in Afghanistan, ma dovrebbero diventare 4mila entro la fine dell’anno. Il governo infatti ha aderito alla richiesta della Nato e ha disposto l’invio di mille uomini in più nel 2010. «In ogni caso – spiega un militare italiano – la zona afghana sotto il controllo degli italiani  grande più o meno quanto il Nord Italia, con la differenza che nel Nord Italia ci sono decine di migliaia di agenti non qualche migliaio».

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La Russa: «Le salme in Italia forse entro 48 ore»

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha detto che le salme dei quattro militari italiani potrebbero arrivare in Italia nelle prossime 48 ore. In conferenza stampa, il titolare della Difesa ha espresso il suo cordoglio per le vittime e ha aggiunto: «Bisogna conitnuare con l’addestramento delle forze armate afghane. Chiedere ora il ritiro dall’Afghanistan è sciacallaggio». Il ministro ha poi fornito ulteriori dettagli sulla dinamica dell’accaduto: il line sul quale viaggiavano i nostri militari «era dotato di un dissuasore elettronico che impedisce il controllo degli ordigni via radio. Ciò fa pensare ad un ordigno attivato a pressione, rudimentale ma ad alto potenziale visto il buon grado di protezione dei mezzi impiegati dal contingente italiano».

Il dolore dei parenti 

Sebastiano Ville, una delle quattro vittime dell’attentato, non voleva partire per l’Afghanistan. Lo hanno detto i familiari del militare al sindaco di Francofonte, suo paese natale, Giuseppe Castania: «Ho trovato la famiglia fortemente provata dal dolore e dalla rabbia. La madre lo aveva sentito al telefono e lo aveva trovato tranquillo. I familiari mi hanno detto che era alla sua terza missione in Afghanistan, che è partito nello scorso agosto, ma anche che non ci voleva andare». Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino così come ha fatto Antonio Prade, il sindaco di Belluno per il giorno in cui verranno celebrati i funerali dei quattro alpini che erano di stanza in città.  

Il cordoglio di Napolitano, del governo e dell’opposizione

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso in una nota il suo «cordoglio per i militari italiani morti» e sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari.
«Ho appreso con dolore la notizia del tragico agguato ai nostri ragazzi impegnati a riportare la pace in Afghanistan», ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. «Siamo vicini alle loro famiglie come lo sono, ne sono sicuro, tutti gli italiani. Purtroppo queste tragedie si ripetono spesso e noi ora stiamo lavorando per consegnare il controllo della situazione in questo Paese alle truppe afghane. Speriamo molto che non sia lontano il tempo in cui la terra afghana avrà la pace».
Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha espresso «cordoglio alle vittime e solidarietà alle loro famiglie», ma ha chiesto al governo di avviare una riflessione sulle prospettive e sulla strategia da tenere sul campo. «E’ una cosa drammatica quanto accaduto in Afghanistan ed è ora che l’Italia puntualizzi la strategia, così come si era detto, per vedere le prospettive reali».
Un risposta indiretta alla richiesta del leader dell’opposizione arriva dal ministro degli esteri, Franco Frattini: «Siamo assolutamente impegnati affinchè a partire dal prossimo vertice Nato a Lisbona, a novembre, si possa definire la nuova fase di transizione della strategia internazionale in Afghanistan e venga accelerata, provincia per provincia, l’assunzione delle responsabilità di sicurezza e controllo da parte delle forze afghane». 

C’è un’inchiesta della procura di Roma

Secondo il presidente del Senato, Renato Schifani, «l’Italia onora il sacrificio di questi nostri soldati coraggiosi, l’ennesimo pesante tributo di sangue che il nostro Paese paga in quelle terre lontane in una missione che difende la democrazia e la pace nel mondo».
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha invece osservato un minuto di silenzio per i soldati italiani morti in Afghanistan. «Credo che la risposta migliore consista nel ribadire l’impegno ad agire nella comunità internazionale perchè il sacrificio dei nostri soldati non sia vano e il martoriato popolo afghano possa avere un giorno una prospettiva di pace e serenità».
La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte dei militari italiani. Il capo del pool antiterrorismo, Pietro Saviotti ha affidato gli accertamenti ai sostituti Giancarlo Amato e Francesco Scavo che procedono per attentato con finalità di terrorismo.
La notizia dell’assalto su Corriere Tv

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