La strage di Piazza della Loggia a Brescia

La strage di Piazza della Loggia a Brescia

Il 28 maggio 1974 una bomba di matrice neofascista esplose durante un comizio contro il terrorismo nero. Otto le vittime, 102 i feriti. La storia e la vicenda giudiziaria. 

28 Maggio 2019 06.58

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Il 28 maggio 1974 una bomba nascosta in un cestino di rifiuti esplose in Piazza della Loggia, nel cuore di Brescia durante un comizio contro il terrorismo nero. Il bilancio dell'attentato fu di otto vittime – cinque insegnanti, due operai e un pensionato ex-partigiano – e 102 feriti. Dopo anni di indagini, inchieste e depistaggi vennero condannati alcuni militanti del gruppo neofascista Ordine nuovo. Quello di piazza della Loggia fu uno degli attentati neri che insanguinarono gli Anni di Piombo con la strage dell'Italicus del 4 agosto dello stesso anno (12 morti); la strage di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969 (17 vittime) e la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 vittime).

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Alle 10 di mattina di quel 28 maggio era stato indetto un comizio dai sindacati e dal comitato antifascista. Oratori: il sindacalista della Cisl Franco Castrezzati, il deputato del Pci Adelio Terraroli e il segretario della Camera del lavoro di Brescia Gianni Panella. «La nostra Costituzione, voi lo sapete, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista», si sente nella registrazione del comizio. «Eppure, il Movimento sociale italiano vive e vegeta! Almirante, che con i suoi lugubri proclami in difesa degli ideali nefasti della Repubblica sociale italiana ordiva fucilazioni, e ordiva spietate repressioni, oggi ha la possibilità di mostrarsi sui teleschermi come capo di un partito che è difficile collocare nell’arco antifascista e perciò costituzionale. A Milano…». A quel punto, ore 10 e 12, si sente il botto della bomba. E poi le grida, qualche bestemmia, l’invito affannato ad «amici e compagni» a rimanere calmi.

LE ACCUSE E LE ASSOLUZIONI

In realtà il Msi di Almirante non c’entrava. Fu processato ma infine assolto il suo storico rivale Pino Rauti, che uscendo dal Msi proprio in chiave anti-almirantiana aveva fondato il centro studi Ordine Nuovo. Rientrato nel Msi, dopo la morte di Almirante ne divenne anche segretario. Assolto anche Delfo Zorzi, esponente di Ordine Nuovo che proprio in seguito alle accuse scappò in Giappone, dove si è sposato ed è diventato un facoltoso imprenditore, ottenendo anche la cittadinanza nipponica. Ed è stato assolto pure il generale dei carabinieri Francesco Delfino, dirigente del Sismi e all’epoca dei fatti capitano comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

I processi hanno visto ben tre istruttorie, con l’ultima sentenza addirittura nel 2017. La giustizia ha infine stabilito che mandante della strage sarebbe stato Carlo Maria Maggi, dirigente di Ordine Nuovo che avrebbe agito per ritorsione contro lo scioglimento dello stesso Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale e morto il 26 dicembre 2018. L’esplosivo sarebbe stato preparato da Carlo Digilio: tritolo secondo il processo del 2010; gelignite e dinamite secondo quello del 2012. L’ordigno sarebbe stato poi trasportato da Marcello Soffiati ed esecutori materiali sarebbero stati Ermanno Buzzi e Maurizio Tremonte. Buzzi il 13 aprile 1981 fu stato strangolato in carcere dai neofascisti Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Anche Digilio e Soffiati erano già morti al momento della sentenza che nel 2012 stabilì la loro colpevolezza. Maggi e Tramonte sono stati condannati all’ergastolo in appello nel 2015: sentenza confermata dalla Cassazione nel 2017.

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