Stregata da un’irregolarità perfetta

Elisabetta Grandi
09/12/2010

Perché mi sono innamorata del protagonista di Solar di McEwan.

Stregata da un’irregolarità perfetta

Proprio come le sue cinque mogli e le numerose amanti che costellano la sua esistenza, anche io mi sono innamorata di Michael Beard, il protagonista di Solar, l’ultimo bellissimo romanzo di Ian McEwan.
É sorprendente come lo scrittore inglese, di corporatura ascetica e profilo elegante, si sia acquattato negli strati più intimi del flusso di coscienza di un uomo di mezza età, basso, calvo, bulimico e grassoccio, che vive di rendita grazie al premio Nobel per la Fisica, ottenuto in giovane età per la teoria della «Conflazione di Beard-Einstein», che gli permette di trascorrere il resto dell’esistenza tra presidenze onorarie di enti di ricerca e la raccolta di sovvenzioni per i più vari progetti scientifici.
In questo, Solar ricorda un altro delizioso romanzo inglese, Un ragazzo di Nick Hornby, il cui protagonista viveva di rendita grazie ai diritti d’autore di una canzoncina di Natale composta dal padre prima di morire. Personaggi così, che per genialità o per fato si trovano esentati dalle dure necessità della vita quotidiana, diventano mine vaganti per quelli che incontrano, oltre che per se stessi, mentre per un romanziere sono entità psichiche ultradense, concentrate su desideri, fantasie e flussi di pensiero che i comuni mortali non potrebbero coltivare con altrettanta dedizione.
Così, le pagine di Solar ci portano nella mente e nel corpo del premio Nobel Michael Beard, impegnato in costanti patteggiamenti con i propri bulimici istinti alimentari, alcolici e sessuali, che fanno da contraltare alla vita pubblica dello scienziato, impegnato a salvare il pianeta Terra dalla sua prossima catastrofe climatica, causa riscaldamento globale. Beard è stato descritto da numerosi recensori come un personaggio grottesco e persino laido, il che renderebbe incomprensibili i suoi molteplici successi amorosi, a meno di non considerare le donne in genere un po’ imbecilli, pronte a lasciarsi intortare da un goffo ed egoistissimo presunto genio.
Ma a dispetto della sua apparente turpitudine, Beard ha numerose qualità, di cui non sembra consapevole neppure lui stesso. Quando parla, dice cose intelligenti e le dice molto bene. Lucidamente laico e anti-ideologico come lo può essere solo un vero scienziato, subisce dolorosi attacchi da parte di media ultraideologici che condannano senza appello dati oggettivi di ricerche scientifiche e soprattutto colui che li espone.
C’è un grave episodio di plagio, d’accordo, ma è pur vero che ci vuole un genio per comprendere la genialità delle idee altrui. Ed è appunto questo il ragionamento dello stesso Beard, emblema dell’autoindulgenza della civiltà umana contemporanea, che mentre proclama la necessità di limitare sprechi e consumi, non riesce a rinunciare proprio a niente e ingurgita il mondo a bocconi, salvo trovarlo talvolta un po’ indigesto. Infine, a Beard piacciono le donne.
Non si può dire che le ami, anzi, dopo averne sposate ben cinque, dichiara lealmente alle nuove compagne che non desidera né legami, né matrimoni né figli. Ma dalle donne è incantato, irretito dalla loro grazia e bellezza e le prende come un dono, senza mai criticarle, al contrario adorandone le qualità che le rendono così preziose e generosamente disponibili. Ma il romanzo suggerisce di più.
Mentre il mondo scientifico e politico nelle mani di individui prevalentemente maschi non fa che combinare disastri o semplicemente cose inutili, le donne sembrano le uniche capaci di portare a termine i loro progetti esistenziali, dimostrandosi la vera energia salvifica del pianeta. Anche senza ricevere premi Nobel.