Strenna? No, grazie

Redazione
15/12/2010

di Adelaide Pierucci Alemanno rieccoti la strenna Natalizia. Parentopoli è anche questo: mentre la procura di Roma spulcia la lista...

Strenna? No, grazie

di Adelaide Pierucci

Alemanno rieccoti la strenna Natalizia. Parentopoli è anche questo: mentre la procura di Roma spulcia la lista delle assunzioni Atac degli ultimi sei anni, la Corte dei Conti mette naso nei bilanci, gli autisti della municipalizzata di Roma (12.500 dipendenti di cui 854 assunti negli ultimi due anni per chiamata diretta, nonostante i 91 milioni di deficit del 2009) hanno deciso di protestare contro le assunzioni mirate di «amici e parenti di politici e potenti» riconsegnando la strenna natalizia appena ricevuta dal dopolavoro.
«A noi non davano ferie e permessi e ci facevano fare dei turni massacranti perché dicevano che l’azienda era in crisi e che bisognava completare i chilometri previsti dal contratto di servizio» si è sfogato uno dei promotori dell’iniziativa.
«Invece negli uffici della direzione si assumeva tranquillamente, con stipendi base da 1.700 euro in su». La morale della protesta, allora, la sintetizza un controllore con una battuta in romanesco: «E allora magnateve pure questo». Riconsegnato panettone e pandoro.
«Mica possiamo stare ad aspettare zitti e buoni in attesa dei tempi della giustizia», si sfoga un altro manifestante. Scenario della singolare protesta il deposito Atac di via Prenestina, il più grande della capitale dove lunedì 13 dicembre i carabinieri hanno acquisito la lista degli assunti dal 2004 (tra queste pure quella di una ex cubista amica di un politico a segretaria della direzione Atac) da consegnare ai magistrati che indagano ipotizzando il reato di abuso d’ufficio. Un’indagine difficile: non c’è una legge che vieta l’assunzione nelle municipalizzate dei parenti dei politici. Non a caso la bufera si è abbattuta pure sull’Ama e sull’Acea.

Alemanno: «Avevo chiesto di bloccare le assunzioni e di controllare il turn over»

Ora il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, corre ai ripari. Prima ha tentato di sminuire il caso («tutta una montatura»), poi ha spiegato che l’assunzione favorita «è una patologia italiana», e alla fine, è l’ultima novità, si è tirato fuori: «Gli assessori al Bilancio Ezio Castiglione prima e Maurizio Leo dopo avevano inviato alcune circolari nelle quali si chiedeva con chiarezza di bloccare le assunzioni e di controllare con attenzione il turn over. Quindi da parte del Comune il segnale alle aziende c’era stato», «Ora si tratta di capire esattamente cosa è successo sia per la quantità che per la qualità delle assunzioni».
Il problema infatti è tutto là.
Rifondazione comunista però ha detto stop: «Visto che Alemanno non demorde nemmeno davanti a questa vergogna chiederemo le sue dimissioni con una petizione popolare. Lo scandalo di Parentopoli non è un episodio, ma il paradigma di come a Roma il bene pubblico viene piegato agli interessi di pochi».
Da sabato 18 Rc ha annunciato anche una raccolta di firma nelle piazze. «Alemanno ha annunciato nuove regole, ma c’erano già, bastava applicarle. Nel 2006 la Giunta comunale di Roma, su sollecitazione di Rifondazione, allora in maggioranza, ha approvato il regolamento delle assunzioni per le società «in house», le Aziende Speciali e le altre società controllate».
Il Partito democratico ha continuato a chiedere un consiglio straordinario su Parentopoli. Anche il sindacato ha da dire la sua: «Dal 2007 ad oggi, mentre Atac esternalizzava sempre più la manutenzione del parco macchine, abbiamo constatato un progressivo aumento dei guasti agli autobus. Una circostanza quanto meno singolare se rapportata ai costi delle manutenzioni che ci porta a chiedere un’immediata inversione di tendenza», ha dichiarato il segretario generale della Filt-Cgil di Roma e Lazio, Alessandro Capitani, parlando della municipalizzata coinvolta ultimamente nello scandalo parentopoli.

Pedica: «Parentopoli è come tangentopoli, si basa sul voto di scambio»

È tornato a parlare di nuovo del caso anche il senatore Idv Stefano Pedica, che ha annunciato anche una interrogazione parlamentare: «Parentopoli è come tangentopoli, si basa sul voto di scambio. La vicenda parentolpoli in Atac non si basa solo sulle assunzioni a chiamata diretta ma anche nell’ufficio riqualificazione del personale». 
È quest’ufficio, ricorda infatti il senatore, che assegna il punteggio e dunque l’innalzamento di ruolo e stipendio. «Può bastare il cognome giusto o l’appoggio del sindacalista del caso per far lievitare il punteggio e da autista ti ritrovi quadro».
La voce intanto è passata ai lavoratori delusi, anche a quelli che si sono visti sbattere la porta in facia da Atac come 139 autisti che hanno visto sfumare il proprio posto di lavoro per il blocco delle assunzioni, quando già erano certi di entrare perchè in graduatoria . Come Roberto Leonardi, 29 anni, di Poggio Bustone, “il paese di Lucio Battisti”, rivendica orgogliosamente: «Non solo mi devono ridare il posto, ma anche risarcire del mancato guadagno. Presenterò un esposto».