Studenti sul Colle

Redazione
21/12/2010

di Denise Faticante Alla fine sono stati tutti spiazzati. Gli studenti hanno messo i fiori nei loro cannoni e sono...

Studenti sul Colle

di Denise Faticante

Alla fine sono stati tutti spiazzati. Gli studenti hanno messo i fiori nei loro cannoni e sono andati nelle periferie romane a regalare doni e portare allegria. Tanto rumore per nulla nel giorno dell’approvazione del ddl Gelmini. Già alle 11 del mattino la ‘zona rossa’, a Roma, non esisteva più. Intorno ai palazzi del potere le forze dell’ordine, con volti distesi e sorrisi, accompagnavano turisti e romani che andavano e venivano dai varchi. Aria distesa in centro e aria goliardica fuori. Dove è andata peggio invece è stato a Palermo dove un migliaio di studenti ha cercato di forzare l’entrata di palazzo d’Orleans sede della presidenza della Regione e gettato pietre contro la sede della Questura.
GLI STUDENTI ROMANI. La mattinata dei manifestanti è iniziata sotto la pioggia. Dopo settimane di assemblee e dibattiti, la decisione è stata quella di sorprendere. E così è stato. I due cortei sono partiti uno dal piazzale della Sapienza e uno dall’Ostiense, ma anziché dirigersi verso il fuoco hanno preferito “bloccare” le periferie.
Mani alzate e guanti bianchi, maschere di “V per Vendetta” e ghirlande di fiori in testa o al collo, al suono di waka-waka almeno diecimila studenti si sono diretti lungo le arterie della città. San Lorenzo, Trastevere, il Pigneto. E ancora: Tiburtina, Portonaccio, tangenziale. Come avevano promesso, la loro protesta è stata ironica, imprevedibile e fantasiosa. «Lasceremo i palazzi del potere nella solitudine della loro miseria e andremo in altrove», avevano annunciato gli studenti. E così hanno fatto, intascando anche l’ok di Napolitano a un incontro al Quirinale.
IL POMERIGGIO AL COLLE. Un incontro cordiale, atteso, ma soprattutto alla pari. Dopo la lunga giornata delle manifestazioni mentre in Parlamento si votava la riforma dell’università, una delegazione di studenti ha incontrato Napolitano. L’ok, nel primo pomeriggio, era stato accolto con giubilo e i giovani si sono mobilitati per raggiungere il Colle. Durante il tragitto, e creando non pochi problemi al traffico, gli studenti hanno elargito pacchi dono e regali di ogni genere. Al Pigneto, quartiere bohémien della Capitale, gli studenti hanno consegnato regali agli immigrati, come segno di solidarietà intascando applausi anche dai residenti che assistevano al corteo dalla finestre. I ragazzi hanno risposto con saluti di gioia. Facce dipinte, nessun cappuccio, nessun casco, nonostante a intermittenza una fastidiosa pioggia accompagnasse la sfilata. Qualche slogan contro il sindaco Alemanno e simpatici siparietti con gli automobilisti fermi immobili lungo le strade bloccate dal corteo.
IL DIALOGO CON NAPOLITANO. Intorno alle 18, un gruppo di giovani è entrato al Quirinale. Un capo dello Stato sorridente ha stretto la mano alla delegazione formata da una decina di persone. I ragazzi hanno esposto al presidente le loro perplessità sulla legge che sta per essere varata e anche le loro proposte. Dopo circa un’ora, con i volti sorridenti, la delegazione ha lasciato il Colle. «Finalmente abbiamo trovato un interlocutore serio che ci ha ascoltato», ha commentato Luca Cafagna, rappresentante della delegazione. «Questo manifestazioni di un’intera generazione devono far riflettere il nostro attuale governo», ha aggiunto lo studente, «che deve senza se e senza ma, affrontare la questione. Ringraziamo il presidente Napolitano perchè siamo stati finalmente trattati da adulti».
IL QUIRINALE SI APRE AGLI UNIVERSITARI. La soddisfazione è tanta. Giorgio Napolitano, nei fatti, è stato l’unico uomo delle istituzioni che in questi mesi si sia messo in ascolto degli studenti. Ha aperto le porte del Quirinale manifestando anche comprensione per le preoccupazioni future dei giovani. Chi era dentro racconta di un presidente «pronto ad esaminare le alternative alla riforma». Gli studenti, come avevano promesso i giorni scorsi, hanno anche consegnato una lettera nelle mani del capo dello Stato. «Ci ha garantito che valuterà punto su punto tutte le nostre perplessità», ha detto un altro studente. Ovviamente l’obiettivo e la speranza è che Napolitano non firmi la legge.
La giornata si conclude quindi con due vittorie dei manifestanti. La dimostrazione, soprattutto ai politici, che le manifestazioni pacifiche sono possibili, e un incontro con Colle che certo non ha visto in questi ragazzi i «vigliacchi» e i «provocatori» contro i quali meno di una settimana fa urlava il ministro La Russa.
LE DICHIARAZIONI DEI GIOVANI. Martina ha 22 anni e frequenta Architettura. Sorride e denuncia: «Hanno provato a demonizzare la piazza, hanno tentato di farci passare tutti per violenti e assassini. I primi oggi ad essere smentiti sono proprio quei politici che in questi giorni volevano ribaltare la realtà. Ora la realtà è questa: balli, canta e pace. Ora con chi se la prenderanno?».

La mattinata di protesta e il confronto con le forze dell’ordine

Nella prime ore del mattino, sul corteo degli studenti è rimbalzato l’appello del Coisp, il sindacato indipendente di polizia. «Non fatevi ingannare dalle provocazioni dei politicanti di questo governo che vogliono deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai reali problemi del Paese a ipotetici scontri di piazza», aveva detto il segretario generale. L’apertura è stata accolta con giubilo dagli studenti. Francesco, di Scienze Politiche, mentre cerca un po’ di ristoro lungo la marcia dice: «Lo so, la battaglia con le forze dell’ordine non ha senso. Stamattina è stata la stessa polizia a dire che i veri attentatori della democrazia e traditori delle istituzioni sono politici come Gasparri e La Russa. Lo sappiamo noi e ora lo sanno anche loro».
LA ZONA (POCO) ROSSA. Poliziotti, finanziari e carabinieri. Mani in tasca, grandi sorrisi e gesti distensivi. Il centro di Roma era davvero natalizio. Nonostante l’allarme e le paure dei commercianti, i negozi erano aperti e pieni. I blindati, camionette, caschi, manganelli e scudi pochi e poco visibili. Le strade sgombre dai mezzi, si poteva allegramente passeggiare davanti a Palazzo Chigi, alla Camera e al Senato. Tanto che il comico Dario Ballantini, sotto le mentite spoglie del ministro dell’Interno Maroni, attendeva con aria furba l’uscita di qualche politico. Nelle aule del potere si stava decidendo il futuro dell’università, fuori c’era solo chi pensava a gli ultimi acquisti di Natale
PALERMO VIOLENTA. Circa un migliaio di studenti con caschi e book block, pannelli di polisterolo con disegnate le copertine di libri famosi, si sono scontrati con i poliziotti in tenuta anti sommossa cercando di entrare a palazzo d’Orleans sede della presidenza della Regione. I giovani hanno tentato di superare più volte il cordone di protezione fatto dagli agenti di polizia davanti la presidenza della Regione senza riuscirvi. Gli studenti hanno lanciato pietre, petardi uova e arance e gridando slogan contro il governo e la riforma Gelmini.
I giovani indossavano caschi e si coprivano il volto con sciarpe. I poliziotti hanno impedito l’ingresso usando anche i manganelli e hanno sparato lacrimogeni. Alcuni gruppi hanno rovesciato cassonetti mentre altri dicevano «basta atti di teppismo» e rialzavano i contenitori rimettendoli a posto. Ma i primi hanno riportato i cassonetti al centro della carreggiata incendiandoli. Negli scontri è rimasto ferito un finanziere.
MILANO E NAPOLI. A Milano circa 300 studenti sono partiti dalla Statale per un corteo improvvisato diretto verso via Padova. Un drappello di agenti in tenuta antisommossa usando i manganelli ha tentato di bloccare il corteo sul nascere nel vicolo di Santa Caterina, ma i ragazzi sono riusciti a sfondare il cordone e a raggiungere la circonvallazione interna, all’interno di via Francesco Sforza, dove è stato nuovamente bloccato dalle forze dell’ordine grazie all’arrivo di rinforzi.
Obiettivo della manifestazione è quella di «bloccare la città», percorrendo una parte della circonvallazione interna e di quella esterna per raggiungere via Padova alla periferia nord del capoluogo lombardo. Dopo una lunga fase di stallo, il corte ha ripreso la marcia ed è stato deciso di cambiare l’obiettivo della manifestazione che si dovrebbe concludere alla sede distaccata di Scienze Politiche dell’Università Statale in via Conservatorio.
A Napoli, invece, gli studenti universitari e medi hanno manifestato con i disoccupati del progetto Bros, Cobas e Centri sociali. Il corteo è stato aperto da uno striscione “Il casco ti salva la vita”, in polemica con Roberto Saviano, che aveva criticato l’ atteggiamento violento dei manifestanti. Petardi sono stati lanciati sui cumuli di rifiuti, mentre ci sono stati lanci di uova piene di vernice rossa contro il portone della Provincia. Subito dopo alcuni petardi sono stati fatti esplodere al passaggio della coda del corteo nei pressi della sede della Provincia e della Questura.