Stupro di Palermo, lettera ai vertici Rai contro l’intervista di De Girolamo alla vittima

Redazione
08/11/2023

«Esempio inaccettabile di pornografia del dolore» e ancora «la ragazza è stata sottoposta con superficialità inaudita e lesiva a reiterati e costanti episodi di colpevolizzazione e vittimizzazione secondaria» si legge nel documento che ha quasi raggiunto le 300 firme.

Stupro di Palermo, lettera ai vertici Rai contro l’intervista di De Girolamo alla vittima

Una lettera aperta alla presidente Marinella Soldi e ai vertici della Rai, dell’Ordine dei giornalisti e dell’Agcom, nata a seguito della puntata di Avanti popolo di martedì 31 ottobre. Durante il programma in prima serata su Rai3, la conduttrice Nunzia De Girolamo ha intervistato la ragazza sopravvissuta allo stupro di gruppo di Palermo. Questo il contenuto della lettera che ha quasi raggiunto le 300 firme:

«Premesso che la ragazza, maggiorenne, ha scelto di accettare l’invito in trasmissione per parlare della sua storia, e che questo va rispettato poiché rientra nell’autodeterminazione, intendiamo evidenziare l’avvenuta violazione dei basilari principi della deontologia professionale nell’esporre, per giunta a così poco tempo dai fatti, una sopravvissuta alla spettacolarizzazione del proprio stupro e alla vittimizzazione secondaria cui si è assistito nel corso del programma». Nello specifico si fa riferimento «alla modalità di intervista incalzante nei confronti della sopravvissuta e alla conduzione adottate da De Girolamo, esempio inaccettabile di pornografia del dolore».

Sono quasi 300 i firmatari della lettera indirizzata ai vertici Rai per denunciare la "violazione della deontologia" durante l'intervista di De Girolamo alla vittima dello stupro di Palermo.
Nunzia De Girolamo (Getty Images).

«Vittima costretta a rivivere gli abusi»

Nel corso della trasmissione «la conduttrice ha di fatto costretto la vittima a rivivere nel dettaglio gli abusi subiti, con tanto di lettura al suo cospetto delle frasi degli stupratori, in contrasto – come anche Cpo Rai e Usigrai hanno rilevano in una nota congiunta – con le policy di genere approvate dal consiglio di amministrazione della Rai, nonché, nello specifico del lavoro giornalistico, con il Manifesto di Venezia. Come se questo non bastasse, la ragazza è stata sottoposta con superficialità inaudita e lesiva della propria persona a reiterati e costanti episodi di colpevolizzazione e vittimizzazione secondaria».

«Violenza di genere declinata a tema da salotto»

Proseguono i firmatari e le firmatarie del documento: «Facciamo nostra la nota sopraccitata nel dire che poco importa che la conduttrice alla fine del servizio dica che ‘questo la rende vittima due volte’. La trasmissione, nella modalità del racconto, ignora i compiti del servizio pubblico radiotelevisivo. Ci troviamo quindi a constatare che, ancora una volta, su una rete del servizio pubblico la violenza di genere è stata declinata a tema da salotto e opinione, ignorando le policy di genere approvate dal Cda Rai, le linee guida del Manifesto di Venezia e del contratto giornalistico, nonché le voci di associazioni, movimenti e sopravvissute».

«Esigiamo rispetto e dignità per le vittime»

Di qui la richiesta ai vertici Rai affinché «in vista del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, prendano posizione sull’accaduto e si assumano la responsabilità di una gestione dell’informazione e del servizio pubblico adeguata al ruolo informativo, culturale e sociale della Rai. Esigiamo che il tema della violenza di genere sia trattato con competenza e deontologia, garantendo alle vittime il rispetto e la dignità indispensabili, secondo le modalità sancite dalle linee guida, nonché dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha firmato nel 2013, ma ancora non trova applicazione neppure nel servizio pubblico Rai».