Il nuovo album dei Subsonica è un miracoloso e infinito loop di intuizioni ed emozioni

Michele Monina
14/01/2024

Ascoltando Realtà aumentata, decimo lavoro della band torinese su piazza da 26 anni, si ritrovano i ritmi da elettronica spinta e il canto soul di Samuel come se fossimo in un non-luogo dove il tempo si è fermato. Un magnifico incontro fra i musicisti cinquantenni di oggi coi loro stessi ventenni di allora, in una grande jam session.

Il nuovo album dei Subsonica è un miracoloso e infinito loop di intuizioni ed emozioni

Esce Realtà aumentata dei Subsonica, decimo album della band torinese ormai su piazza da 26 anni, tanti ne sono passati dall’esordio eponimo. Proprio questi meri numeri – 10 album, 26 anni di carriera – danno da pensare. Specie se si incrociano con l’ascolto delle 11 tracce che compongono la tracklist, tre delle quali già uscite sotto forma di singolo: Pugno di sabbia, Mattino di luce e Adagio, parte della colonna sonora dell’omonimo film di Stefano Sollima, presentato a Venezia nel 2023.

Il nuovo album dei Subsonica è un miracoloso e infinito loop di intuizioni ed emozioni
Samuel dei Subsonica (Imagoeconomica).

Riecco i soliti ritmi a volte da rave e altre volte da dancefloor

Danno da pensare perché ascoltando le nuove canzoni dei Subsonica, tutte perfettamente in linea con la loro produzione a base di elettronica spinta, su ritmi a volte da rave e altre volte da dancefloor, col canto soul di Samuel ad articolare le liriche scritte da se medesimo in compagnia di Max Casacci, deus ex machina del gruppo, e del poeta Luca Ragagnin, da sempre al loro fianco, sembra che nulla sia cambiato. Sembra, cioè, di essere proiettati – succede a volte nell’ascolto di quegli artisti che hanno una matrice così profondamente riconoscibile – in un non-luogo dove il tempo sia fermo e le nuove tracce si trovano magicamente a fianco delle vecchie, come in un loop che semplicemente di album in album si allunga. Stesse intuizioni, in alcuni casi anche stesse intenzioni: provate a sentirvi, per dire, una appresso all’altra Colpo di pistola, da Microchip emozionale, e Nessuna colpa, quinta traccia in scaletta. Una sorta di paradosso temporale che fa incontrare i Subsonica cinquantenni di oggi coi loro stessi ventenni di allora, in una grande jam session.

Emersi dall’underground, che oggi forse chiameremmo indie, per diventare mainstream

Detta così sembrerebbe quasi che con Realtà aumentata ci si ritrovi di fronte a qualcosa di già ascoltato, uno di quei déjà-vu a base di gatti neri che passano due volte alle nostre spalle che, Matrix docet, sono sempre sintomo di qualcosa che non va: ma nei fatti questo fenomeno è più che altro segno di un piccolo miracolo, come quando, appunto, ci capita di vivere una situazione che in realtà ci siamo sognati o immaginati tempo prima. Perché qui è la caratteristica primaria dei Subsonica, band che è emersa a cavallo tra i due millenni da quello che ai tempi si chiamava underground e oggi forse lo chiamerebbero indie, per assurgere al ruolo di realtà assolutamente mainstream, senza con questo perdere un’oncia di credibilità presso il proprio pubblico originario e al contempo andando a presentare a un pubblico assolutamente a digiuno di certi suoni quel che altrove stava andando per la maggiore, penso a band quali i Nine Inch Nails, tanto per fare un nome piuttosto consistente: erano talmente avanti allora da essere ancora contemporanei oggi.

Uno scenario fantascientifico che loro hanno raccontato in Italia per primi

Cioè, a furia di essere futuribili o futuristici – già il titolo di Microchip emozionale diceva molto, per non dire delle canzoni e nello specifico dei suoni: forse i Bluevertigo di Morgan sola altra band, allora, che nel medesimo stagno provava a indicare la medesima riva – i Subsonica si trovano oggi a muoversi in una contemporaneità che suona loro quantomai familiare, uno scenario fantascientifico che loro hanno raccontato in Italia per primi, finché quel futuro non ci ha finalmente raggiunti. Certo, non che negli anni la band si sia fermata a crogiolarsi nelle sue intuizioni, o che si sia limitata a rimestare la medesima minestra: la cifra compositiva soprattutto di Max Casacci, così come le tastiere di Boosta nel tempo di sono sempre più affilate, la base ritmica a pulsare suoni capaci di far muovere i piedi e alzare il dito al cielo (David Foster Wallace direbbe anche a chi il dito al cielo non lo avrebbe alzato per niente al mondo) anche agli zombie gracchianti di The Walking Dead, ma è soprattutto nell’immaginario raccontato nei testi – la penna di Ragagnin a pesare quantomeno in fase di suggestione anche stavolta – che la visione dei Subsonica si è fatta via via sempre più precisa.

Musiche che si muovono tra l’electroclash e certe sfumature reggae

Come se i videowall alla Time Square, i baracchini che vendono sushi e tutto quello che da sempre rientra nell’immaginario distopico di Blade Runner di colpo si fosse fatto più nitido, preciso: un mondo sempre più frammentario e nebuloso, ostile e che ci vede sempre più isolati a emergere dalle liriche. Forse non proprio un’Apocalisse, ma qualcosa che indubbiamente ci si avvicina parecchio. Quindi ecco una sorta di oscenamente festante scenario da fine del mondo, dove invece che disperarci ci si lascia andare a balli sfrenati, su ritmi che si muovono tra l’electroclash e certe sfumature reggae: Max Casacci del resto è da lì che arriva. Niente male per dei torinesi: il tipico aplomb sabaudo non sembra trovar residenza nei suoni di Realtà aumentata, né mai ne aveva trovata fin qui. Scoppia la bolla, che ospita altri due torinesi, i rapper Ensi e Willie Peyote ci dice che forse quello è un immaginario frutto della fantasia di chi torinese non è.

Un inizio 2024 che ci regala tutta una serie di ritorni al passato

Curioso notare come il futuro – quello che i Subsonica ci provano a raccontare quando ancora era futuro e basta, non presente o passato prossimo come oggi (le canzoni sono state scritte tutte nel 2023) – suoni molto vicino a quegli Anni 80 dai quali – il loro amico Manuel Agnelli proprio nell’anno del loro esordio ben lo cantava nell’album degli Afterhours Hai paura del buio? – sembra davvero impossibile uscire vivi. Ascoltatevi Grandine, nona traccia in scaletta per trovare una immagine plastica di questa affermazione. Questo anomalo inizio 2024 sembra volerci regalare tutta una serie di ritorni al passato che in realtà sanno di proiezioni future che finalmente trovano il loro tempo: oltre ai Subsonica stanno infatti tornando i Club Dogo, Paolo Benvegnù, a suo tempo con gli Scisma, mentre Umberto Maria Giardini, già Moltheni, aveva aperto le danze a fine 2023. Ok boomer, verrebbe da dire, stavolta senza la minima ironia.