Con il ritorno dei Subsonica e dei Club Dogo noi over 40 ci sentiamo ancora una volta ragazzi: il racconto della settimana

Se qualcuno 20 anni fa mi avesse detto che all’alba dei 44 anni mi avrebbe visto camminare con un paio di air Jordan ai piedi ascoltando nelle mega cuffie a tutto volume i nuovi album dei due gruppi probabilmente avrei pensato a una presa in giro. E invece...

Con il ritorno dei Subsonica e dei Club Dogo noi over 40 ci sentiamo ancora una volta ragazzi: il racconto della settimana

Se qualcuno 20 anni fa mi avesse detto che all’alba dei 44 anni mi avrebbe visto camminare per le strade del mio quartiere con un paio di air Jordan ai piedi e con indosso una polo rugby Ralph Lauren ascoltando nelle mega cuffie a tutto volume l’album nuovo dei Club Dogo o quello dei Subsonica, probabilmente, avrei pensato a una presa in giro. Se poi quel qualcuno avesse aggiunto che sul mio comodino avrebbero campeggiato di fianco a Schegge di Bret Easton Ellis appena concluso due libri della sua compagna di scuola Donna Tartt, avrei pensato che di anni ne avrei potuti avere al massimo 25.

E invece, a 30 anni esatti dalla pubblicazione di Lorenzo 1994 e a 15 da Amen dei Baustelle, è esattamente così, perché in simultanea sono usciti entrambi i nuovi album di due delle band più rappresentative della mia giovinezza, i Dogo e i Subsonica appunto, contendendosi già al 12 gennaio il titolo di reunion dell’anno. Già da qualche mese a Milano e Torino non si parlava d’altro, perché entrambi i gruppi sono stati per un lungo periodo i simboli del suono delle rispettive città di provenienza. «Per un po’ non si sono parlati. Avevano la sensazione che il gruppo fosse diventato “un pastrocchio”, che ci fosse meno magia e più mestiere», scrive Damir Ivic su Rolling Stone parlando della band torinese. «Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro. E finalmente ecco i Club Dogo tornare dopo 10 anni – che nell’era dello streaming sembra un secolo – a prendersi il titolo di venerati maestri», risponde Giovanni Robertini, sempre su Rolling Stone, riferendosi al celebratissimo rientro sulla scena di uno dei gruppi hip-hop più forti della giovane storia del rap di casa nostra.

Ascoltavamo i Subsonica da sbarbi e pensavamo fossero la cosa più vicina che ci potesse essere ai Chemical Brothers. Sentivamo i cd dei Dogo atteggiandoci a gangster qualche anno dopo, convinti che quelle rime parlassero proprio di noi, che passavamo i pomeriggi della settimana in piazza e le domeniche in curva allo stadio

Ascoltavamo i Subsonica da sbarbi e pensavamo fossero la cosa più vicina che ci potesse essere ai Chemical Brothers. Sentivamo i cd dei Dogo atteggiandoci a gangster qualche anno dopo, convinti che quelle rime parlassero proprio di noi, che passavamo i pomeriggi della settimana in piazza e le domeniche in curva allo stadio. Eravamo giovani e non lo siamo più, come Bret Easton Ellis che a 57 anni racconta la sua adolescenza tra omicidi e abusi e scrive il suo miglior romanzo di sempre o come il leggendario writer Dumbo, che dopo anni di silenzio e auto esilio, decide di tornare rilevante sulle strade della sua città lanciando una collezione di felpe e magliette come fece Keith Haring che rivoluzionò il sistema dell’arte di strada, aprendo il suo Pop Shop nel 1986 al 292 di Lafayette Street, nel quartiere Soho a New York. E noi con loro, anche a 40 anni passati ancora con il sole in fronte, per sempre regaZ!