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Sudan: almeno 100 manifestanti uccisi dall'esercito

Sudan: almeno 100 manifestanti uccisi dall’esercito

Una quarantina di corpi è stata ripescata dal Nilo nei pressi di Khartoum. Da tre giorni la giunta militare ha iniziato una dura repressione contro i cittadini che chiedono una transizione democratica.

05 Giugno 2019 15.35

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Almeno 40 corpi sono stati ripescati nel Nilo a Khartoum, in Sudan, facendo salire ad almeno 100 i morti della repressione, iniziata lunedì 3 giugno, da parte dei militari contro la protesta per la democrazia che da settimane chiede loro di ritirarsi dal potere. Il nuovo bilancio arriva da una fonte della Bbc, che cita fonti mediche legate all’opposizione democratica.

MANIFESTANTI AGGREDITI DA MILIZIE PARAMILITARI

Le voci dalla capitale sostengono che gli ultimi agguati sono stati opera di un gruppo paramilitare. Il Consiglio militare di transizione non ha confermato le voci e si è limitato ad apire un’indagine. Diversi residenti nella capitale hanno raccontato di vivere nella paura che diversi membri delle Rapid Support Forces stanno presidiando le strade. La milizia paramilitare era nota con il nome di Janjaweed, un gruppo di combattenti salito agli onori delle cronache per le violenze in Darfur nel 2003.

SALTATA LA TRATTATIVA TRA MILITARI E OPPOSIZIONE

Le notizie, ancora una volta, sono arrivate tutte dall’opposizione: «I corpi di quaranta dei nostri nobili martiri sono stati recuperati ieri dal fiume Nilo», ha scritto su Facebook il Comitato centrale dei medici sudanesi. «È un massacro», ha aggiunto l’associazione. Fattasi viva più volte in queste cruciali settimane di cambiamento nel Sudan, si tratta di un’associazione che di fatto aderisce alle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), l’alleanza democratica che, dalla caduta quasi un mese fa del dittatore Omar al Bashir, ha cercato di trattare con i militari i termini di una transizione democratica del martoriato Paese del Sahel. Una trattativa che, ha annunciato il capo della giunta militare, o Consiglio militare di transizione (Tmc), generale Abdel Fattah al-Burhan, è stata troncata dopo la reiterata richiesta da parte della piazza di una transizione di almeno tre anni, con passaggio dei poteri dalla sfera militare a quella civile e un graduale passaggio alla democrazia. Tre anni sono infatti il tempo minimo prima che si possano tenere elezioni libere e democratiche, secondo l’opposizione, che ha invitato a continuare la protesta in forma pacifica.

I MILITARI RIFIUTANO LA TRANSIZIONE DI TRE ANNI

La transizione di tre anni è una richiesta evidentemente inaccettabile per i militari, che il 4 giugno hanno annunciato il voto entro nove mesi, rinfocolando la protesta che, a questo punto, è stata repressa nel sangue. Lunedì 3 le forze di sicurezza avevano aperto il fuoco sul sit-in che da settimane stazionava davanti al palazzo del Tmc, in riva al Nilo. La protesta democratica ha cercato di riorganizzarsi e di rifarsi viva, e gli organizzatori hanno incitato a sfidare il regime in concomitanza con la fine del Ramadan. Ma alle pattuglie di soldati, sempre stando alle forze d’opposizione, si è affiancata l’opera violenta di miliziani paramilitari, per lo più in borghese, che picchiano, rapiscono, torturano, uccidono. Si tratta della Forza di supporto rapido (Rsf), che altro non sarebbero che i famigerati miliziani Janjaweed, giudicati responsabili del genocidio e della pulizia etnica delle popolazioni nere della provincia autonoma sudanese del Darfur a partire dal 2003, che provocarono l’incriminazione presso la Corte penale internazionale di Al Bashir.

PROTESTE PARTITE PER IL CARO FARINA

«Abbiamo raggiunto il punto in cui non possiamo nemmeno mettere piede fuori di casa per paura di essere pestati o uccisi a fucilate dalle forze di sicurezza», ha dichiarato un abitante di Khartoum citato dalla Bbc. Un altro, sempre citato dal sito dell’emittente britannica, ha detto di essere stato trascinato fuori dalla sua automobile e pestato «dai Janjaweed». Il movimento per la democrazia sudanese, che qualcuno ha paragonato alle Primavere arabe di qualche anno fa, nacque in dicembre dal seme di una protesta spontanea per il rincaro della farina – fu detta la ‘protesta dei felafel’ – e del carburante, per poi mettere radici politiche, dopo oltre 30 anni di dittatura militare guidata da Al Bashir. Il dittatore è stato estromesso dal potere il 12 aprile, sei giorni dopo che la protesta aveva assunto, sotto i riflettori di tutto il mondo, la forma pacifica di un sit-in permanente, che ricordava quello degli studenti di Piazza Tienanmen, schiacciato nel sangue esattamente 30 anni fa.

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