Il caso del suicidio in carcere di Matteo Concetti e l’intervento di Ilaria Cucchi: «Fatto di una gravità inaudita»

Redazione
08/01/2024

Il 25enne, detenuto ad Ancona e affetto da problemi psichiatrici, aveva detto che si sarebbe tolto la vita se fosse stato costretto a tornare in isolamento. E così è stato. La madre aveva contattato la senatrice: «La prego di aiutarmi, mio figlio vuole morire». Ma non c'è stato tempo di fare niente.

Il caso del suicidio in carcere di Matteo Concetti e l’intervento di Ilaria Cucchi: «Fatto di una gravità inaudita»

La sera del 5 gennaio Matteo Concetti si è suicidato nel carcere di Ancona-Montacuto, dove era detenuto per reati contro il patrimonio: una morte annunciata quella del 25enne, che soffriva di una patologia psichiatrica e aveva costantemente bisogno di cure. La mattina di quel giorno parlando con la madre, Roberta Faraglia, aveva infatti detto che si sarebbe impiccato se fosse stato costretto a tornare nella struttura. E così è stato.

La madre: «Continuava a urlare che si sarebbe ammazzato»

«Fino all’ultimo ha continuato a urlare che si sarebbe ammazzato. C’era anche un’infermiera del Sert. L’ho supplicata di aiutarmi, di chiamare un medico, di metterlo in sicurezza, di fargli un Tso. Ho chiesto di parlare con il direttore. Niente», ha raccontato Faraglia al Corriere della Sera. Suo figlio Matteo soffriva di bipolarismo, patologia per la quale era in cura e, in passato era anche stato anche in una comunità terapeutica. Inutili, ha detto la donna, anche due pec mandate al carcere Montacuto, dove sarebbero iniziati i veri problemi dopo un primo periodo di detenzione a Fermo. «Stava male, si era procurato dei tagli alle braccia. Da settimane diceva di avere mal di testa e che non aveva più le forze. Chiedeva sempre di essere portato in ospedale o in una clinica psichiatrica, nessuno ha ascoltato i nostri appelli e le grida di dolore», ha detto la madre. La famiglia di Concetti ha già presentato denuncia ai carabinieri.

Il caso del suicidio in carcere di Matteo Concetti e l'intervento di Ilaria Cucchi: «Fatto di una gravità inaudita»
Matteo Concetti (Facebook).

Era finito in isolamento per aver aggredito una guardia carceraria

Detenuto per reati contro il patrimonio, Concetti aveva ancora otto mesi da scontare. All’inizio della pena aveva goduto di un regime alternativo: lavorava in una pizzeria con l’obbligo di far rientro a casa. Ma in un’occasione aveva sforato di un’ora e il giudice lo aveva mandato in carcere. Nei limiti del possibile, a Fermo non c’erano stati problemi. Diversa la situazione ad Ancona, dove era stato trasferito ad Ancona. «Matteo e altri detenuti avevano protestato per le condizione del carcere. Gli avevano fatto bere anche l’acqua non potabile e si erano ammalati tutti», ha raccontato la madre. Non molto tempo fa, Concetti aveva aggredito una guardia penitenziaria e perciò era stato collocato in isolamento. Proprio in questo settore del penitenziario, nel bagno della sua cella, è stato trovato impiccato nel pomeriggio di venerdì 5 gennaio. Faraglia, tra l’altro, ha dei dubbi anche sulle modalità del suicidio: «Vorrei capire dove si è impiccato, visto che era alto e palestrato e nella cella non c’è né un lavandino, né un termosifone. Come si può impiccare un detenuto in isolamento, dove non si dovrebbe avere niente, neanche i lacci delle scarpe?».

Il caso del suicidio in carcere di Matteo Concetti e l'intervento di Ilaria Cucchi: «Fatto di una gravità inaudita»
Ilaria Cucchi (Imagoeconomica).

Cucchi: «Lo Stato ha isolato Matteo nel momento del bisogno»

Proprio il 5 gennaio, dopo lo straziante ultimo colloquio col figlio, Faraglia aveva contattato la senatrice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ucciso nel 2009 mentre era in custodia cautelare. È stata lei stesso a rivelarlo con un lungo post su Facebook.

«Matteo era detenuto nel carcere di Ancona. Quando sua mamma mi ha scritto, era ancora vivo, ma minacciava di suicidarsi. Ieri, a distanza di poche ore, Matteo ha dato seguito alle sue parole, si è tolto la vita. Era afflitto da problemi psichiatrici. Come tanti altri detenuti, se la passava male, la struttura in cui era rinchiuso lo soffocava. Era in isolamento, ci era finito per un procedimento disciplinare. Lo Stato, nel momento in cui era chiamato a fare sentire tutta la sua presenza e la sua cura, l’ha abbandonato. Isolandolo». E poi: «Quello che è successo a Matteo è di una gravità inaudita. Quando ho sentito sua mamma, dopo la sua morte, al telefono, non sono riuscita che a dire altro se non che mi dispiace e che farò il possibile affinché vengano accertate le responsabilità della sua morte. Non basta, non basterà mai. Però glielo devo, glielo dobbiamo. Perché quello che è successo a Matteo, è anche una nostra responsabilità. Perché quello Stato, lo Stato che ha isolato Matteo nel momento del bisogno, quello che non lo ha assistito e ha calpestato i suoi diritti, siamo tutti noi».