Francesco Peloso

Cosa si cela dietro al summit sulla pedofilia in Vaticano

Cosa si cela dietro al summit sulla pedofilia in Vaticano

21 Febbraio 2019 09.16
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È come se si fosse rotta una diga: alla crisi degli abusi sessuali sui minori commessi dai preti infatti, sta seguendo un nuovo scandalo capace di scuotere la chiesa cattolica: quello delle suore che sono state abusate o stuprate dai sacerdoti. E se in entrambi questi casi siamo di fronte a dei reati e per questo il loro venire alla luce è particolarmente grave e doloroso – a causa della paura e della vergogna delle vittime difficili da vincere – a ciò vanno aggiunti altri importanti elementi. È emerso negli ultimi giorni, grazie a un servizio del New York Times, che non solo ci sono preti-padri, cioè che hanno avuto figli nati da una relazione, ma che il Vaticano ha addirittura un suo specifico protocollo per la gestione di simili situazioni (in cui si chiede la genitore di occuparsi del figlio); a confermarlo al quotidiano americano è stato lo stesso direttore della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti.

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A questa categoria vanno aggiunti quanti, pur senza figli, hanno una relazione regolare con una compagna o più relazioni con partner diverse e infine quanti, fra i chierici, in ambito omosessuale, hanno rapporti interni al loro mondo o esterni a esso, in modo reciprocamente consenziente e stabile o saltuario oppure scegliendo la strada del rapporto con giovani che si prostituiscono. Uno scenario confuso e decadente? Meno di quanto si pensi; in realtà si tratta di una serie di fenomeni diversi per portata e impatto (fra l’altro alcuni sono reati altri no) che si sovrappongono e si sommano, di certo tutti insieme fanno pensare quanto il criterio della castità obbligatoria sia violato o in crisi; al contempo non si può tralasciare il fatto che molti sacerdoti rispettino la scelta del celibato e conducano fino in fondo il loro voto di castità.

I CASI DI VIOLENZA SESSUALE NEI CONFRONTI DI SUORE E RELIGIOSE

Dietro il super vertice in corso in Vaticano sullo scandalo pedofilia (21-24 febbraio), si profilano ormai una serie di temi e problemi collegati l’uno all’altro che riguardano la sessualità e la moralità, l’etica, le relazioni e la parità fra i sessi, l’educazione e la formazione nei seminari; in gioco c’è il futuro della Chiesa. In questo contesto s’inserisce pure il fenomeno delle violenze commesse da preti e vescovi sulle religiose. Verso la fine del novembre scorso, l’Uisg – l’Unione internazionali delle superiore generali, ovvero l’organismo che rappresenta il vasto arcipelago delle congregazioni religiose femminili – diffondeva un comunicato senza precedenti nel quale si affermava: «Chiediamo che ogni donna religiosa che sia stata vittima di abusi denunci quanto accaduto alla superiora della propria congregazione e alle autorità ecclesiali e civili competenti. Se la Uisg riceve una denuncia di abuso, sarà presente con l’ascolto e l’accompagnamento della persona perché abbia il coraggio di denunciare quanto vissuto alle organizzazioni competenti».

Lascia interdetti che, ancora una volta, la questione della violenza sessuale sulle donne, tutte, piccole o grandi che siano, suore o meno, venga esclusa dai temi in discussione nella prossima riunione dei presidenti delle conferenze episcopali

«Siamo accanto alle donne e agli uomini si affermava» – che hanno dimostrato coraggio, denunciando i casi di abuso alle autorità». Ancora, proseguiva la nota, «condanniamo i fautori della cultura del silenzio e dell’omertà, che si servono spesso del pretesto di ‘tutelare’ la reputazione di un’istituzione o che definiscono tale atteggiamento ‘parte della propria cultura’. Sosteniamo una trasparente denuncia di abuso alle autorità civili e penali, sia all’interno delle congregazioni religiose che nelle parrocchie o diocesi, o in qualsiasi spazio pubblico». Si trattava di un pronunciamento forse tardivo ma comunque di enorme rilevanza: il problema non solo veniva riconosciuto, ma assunto dai vertici ecclesiali femminili e si invitava senza mezzi termini a rivolgersi alle autorità civili. Nel frattempo dall’India alla Polonia, all’Italia, al Cile, cominciava un tam-tam di denunce che un po’ alla volta stanno emergendo dall’oscurità.

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Su questo aspetto è intervenuta di recente Marinella Perroni, una delle più autorevole teologhe italiane che, sulla rivista Il Regno, ha scritto: «Lascia interdetti che, ancora una volta, la questione della violenza sessuale sulle donne, tutte, piccole o grandi che siano, suore o meno, venga esclusa dai temi in discussione nella prossima riunione dei presidenti delle conferenze episcopali nazionali che si terrà in Vaticano. Finché perdurerà la grande esclusione del laicato e, ancor di più delle donne, la Chiesa resterà sempre strutturalmente clericale». Dunque, la questione abusi tocca da vicino nervi scoperti della vita della Chiesa e della sua riforma.

L'AGENTA SUGLI OMOSESSUALI USATA COME ARMA

Sul fronte opposto, due cardinali espressione dell’ala più tradizionalista della Chiesa, l’americano Raymond Leo Burke e il tedesco Walter Brandmuller, hanno scritto una lettera aperta ai capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo che appunto si ritrovano in Vaticano per il summit sugli abusi, lanciando un allarme: «Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà».

«Le radici di questo fenomeno», proseguivano, «evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione». La fazione più oltranzista degli oppositori del papa ha deciso di giocare la carta dell’omosessualità: è quest’ultima – dicono – a causare gli abusi sui minori; il peccato è l’essere gay che porta alla perversione. Il problema, di conseguenza, sono le aperture di Francesco, fuori dal tradizionalismo duro e puro c’è solo perdizione. È l’ennesimo capitolo di una disputa che divide il papa dagli ultratradizionalisti, anche se questi ultimi appaiono oggettivamente in difficoltà in questo frangente (la tesi estrema e poco fondata sull’omosessualità è stata smentita anche dai vertici vaticani). Tuttavia questo è il clima.

ROMPERE IL CODICE DEL SILENZIO ATTORNO AGLI ABUSI PEDOFILI

Nel frattempo il comitato organizzatore del meeting sullo scandalo abusi (dal titolo: La Protezione dei Minori nella Chiesa) – composto dai gesuiti padre Federico lombardi e padre Hans Zollner, dal vescovo maltese Charles Scicluna e dall’arcivescovo di Chicago Blase Cupich – mercoledì 20 febbraio ha incontrato un gruppo rappresentativo di ex vittime, fra le quali il cileno Juan Carlos Cruz, grande accusatore del prete predatore seriale Fernando Karadima, e l’italiano Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete l'abuso. Un incontro non facile, al termine del quale il gruppo di ex vittime ha detto: «Il tempo delle parole è finito, ora bisogna passare ai fatti». E questo resta il punto: se al centro del summit c’è la responsabilità dei vescovi e il principio dell’accountability, cioè del dover rendere conto delle proprie scelte nei casi di abuso, resta da capire cosa può aggiungere alle tante indicazioni già emanate dal Vaticano in questi anni. L’obiettivo resta quello di rompere il ‘codice del silenzio’, ovvero quella cultura dell’omertà che ha caratterizzato tutta la vicenda degli abusi sui minori nella chiesa, quel clericalismo denunciato più volte da papa Francesco.

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L'IDEA DI CREARE UN'AUTORITÀ INDIPENDENTE

Ma è chiaro che ora le aspettative sono alte, anche per via del numero di denunce che è aumentato vorticosamente negli ultimi tempi, per l’attenzione mediatica su quanto sta avvenendo, per le richieste di giustizia delle vittime o dei loro familiari non più disposti ad accettare solo delle “scuse”. In tal senso, padre Federico Lombardi, ex portavoce vaticano, incaricato dei rapporti con i media durante il summit, in una serie di articoli dedicati al tema pubblicati sulla Civiltà Cattolica, ha indicato come modello da seguire le linee guida della chiesa del Canada. «Il dovere di rendere conto, da parte dei vescovi e di chi ha delle responsabilità nella Chiesa», spiegava Lombardi ricalcando il documento canadese, «si articola in diverse direzioni: ‘1) verso le vittime e le loro famiglie; 2) verso il popolo affidato al loro servizio e alla società più ampia; 3) vicendevolmente, come membri della Chiesa e del collegio episcopale o dell’istituto di cui fanno parte; 4) di fronte alle leggi della Chiesa e del Paese’».

I vescovi canadesi segnalano i servizi resi da due importanti agenzie di protezione dei minori con sede negli Stati Uniti: Praesidium e Virtus

«Per rispondere bene al dovere di rendere conto», proseguiva il gesuita, «è prezioso il servizio di un’adeguata istanza di revisione (in inglese: audit), ovviamente indipendente rispetto alle persone o istituzioni da controllare (i vescovi canadesi segnalano i servizi resi da due importanti agenzie di protezione dei minori con sede negli Stati Uniti: Praesidium e Virtus), che possa valutare oggettivamente e così aiutare a migliorare le procedure e le misure di protezione e di formazione del personale». Insomma ogni episcopato esca, al più presto, dalle segrete stanze.

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