Le rivelazioni del nuovo super testimone sul caso Giulio Regeni

Un ufficiale dei servizi segreti civili avrebbe confessato il sequestro durante un pranzo, non sapendo di essere ascoltato: «Pensavamo fosse una spia inglese, l'abbiamo picchiato». Cosa può succedere ora.

05 Maggio 2019 09.07
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A oltre tre anni dal brutale omicidio di Giulio Regeni è spuntato un super testimone nell'inchiesta che punta a far luce su ciò che accadde. Uno dei cinque funzionari della National security egiziana, il servizio segreto civile di Al Sisi, già sospettati del sequestro del giovane ricercatore italiano sparito il 25 gennaio 2016 al Cairo e ritrovato cadavere pochi giorni dopo con evidenti segni di torture, sarebbe stato ascoltato mentre rivelava particolari compromettenti.

TESTIMONE OCCASIONALE CHE CONOSCE L'ARABO

L'uomo, come hanno riportato il Corriere della sera e la Repubblica in edicola il 5 maggio 2019 – era seduto al tavolo di un pranzo quando avrebbe parlato del «ragazzo italiano», dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche, fino al sequestro di Giulio. L'egiziano non si sarebbe accorto di essere ascoltato da un testimone occasionale che ha compreso ciò che veniva detto perché conosce la lingua araba.

Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, io l'ho caricato in macchina e lo abbiamo picchiato. Io stesso l'ho colpito più volte al volto

Le dichiarazioni di quest'ultimo sono state acquisite dal pm Sergio Colaiocco. Durante la conversazione a pranzo, l'ufficiale della security egiziana avrebbe confidato: «Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, io l'ho caricato in macchina e lo abbiamo picchiato. Io stesso l'ho colpito più volte al volto».

INOLTRATA UNA NUOVA ROGATORIA AL CAIRO

Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il sostituto Colaiocco – a quanto hanno scritto i due giornali – considerano la testimonianza attendibile e per questo hanno inoltrato una nuova rogatoria al Cairo. È l'atto di cui ha parlato il premier Giuseppe Conte, rivelando di aver avuto un lungo colloquio telefonico con il presidente egiziano Al Sisi.

Per gli inquirenti italiani ci sarebbero quindi indizi sufficienti a ipotizzare il coinvolgimento del generale Sabir Tareq, del colonnello Uhsam Helmy, del maggiore Magdi Ibrahim Albdelal Sharif, dell'assistente Mahmoud Najem e del colonnello Ather Kamal. Finora ci si era basati essenzialmente sui tabulati telefonici e le testimonianze raccolte in Egitto. Ora si è aggiunta questa prova testimoniale, sebbene de relato, che ha confermato e arricchito il quadro probatorio costruito finora.

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