Barbara Ciolli

Oltre la Supercoppa: la guerra del calcio tra sauditi e Qatar

Oltre la Supercoppa: la guerra del calcio tra sauditi e Qatar

04 Gennaio 2019 07.00
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La corsa di Riad ad accaparrarsi la Supercoppa italiana non si esaurisce nella captatio benevolentiae per appagare la fame, per quanto grande, dei sauditi di vedere dal vivo (piuttosto che in diretta televisiva e si vedrà poi perché) le partite delle squadre europee idolatrate. Il motore è la competizione tra principi ed emiri 30enni del Golfo. Un passo indietro alla Supercoppa del 2016 – sempre tra Juventus e Milan – disputata a Doha nel vituperato Qatar ed è chiaro come il pomo delle discordia, anche sui diritti tivù e più in generale sul calcio, sia la solita, accesissima gelosia dell'Arabia Saudita per il piccolo emirato che vuol brillare di luce propria. Negli ultimi anni, emissari degli al Saud secondo rumor hanno sondato grandi società italiane come il Milan, amatissimo tra i sauditi, o anche la Roma, nei momenti di difficoltà, tentando invano di rilevarle.

L'EMBARGO OSCURA ANCHE LE PAY TV

L'ambizioso e irruento erede al trono Mohammad bin Salman, che non smette di far parlare di sé per i risvolti sull'omicidio di Jamal Khashoggi, fa i salti mortali per eguagliare il giovane emiro rivale del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, proprietario del Paris Saint-Germain. Tanto più che al Thani è sempre più indaffarato ai cantieri dei Mondiali del 2022, a dispetto dell'embargo aereo e navale fatto scattare un anno e mezzo fa proprio dai sauditi per ostracizzarlo. Invece, almeno nel calcio, è andata all'opposto e a restare in panchina è stato ancora una volta il principe bin Salman. MbS, come è chiamato dagli arabi, ha troncato i rapporti commerciali con Doha, e di conseguenza tutti i sauditi – e i milioni di cittadini della coalizione di Paesi arabi del blocco – sono rimasti orfani del canale sportivo del Qatar che diramava gli eventi della Fifa in Nord Africa e in Medio Oriente.

Siamo orgogliosi dell'interesse per il calcio italiano e dell'appeal che esercita nel mondo

NEGOZIATI FALLITI SUI DIRITTI TIVÙ

Affossare al Jazeera e tutto il conglomerato dei network fiore all'occhiello di Doha era tra i target dell'embargo, ma è stato un boomerang. Anche BeIN Sports (parte di BeIN Media Group, spin off di al Jazeera) è stato criptato e nelle case non sono più arrivate la Champions League, l'Europa League, men che meno la Coppa del mondo in Russia del 2018. Uno choc per tante famiglie arabe, tant'è che per evitare lo smacco sui diritti tivù i reali sauditi avevano eccezionalmente aperto dei negoziati con il Qatar, andati a vuoto. Nessuna rete della coalizione si è potuta accordare con BeIN Sports per trasmettere le partite e anche la Fifa è rimasta stretta tra i due litiganti: vicina al Qatar dei prossimi Mondiali ma anche amica di MbS, che per la Supercoppa del 2018 è arrivato a sborsare 7 milioni di euro (quasi il doppio delle altre edizioni all'estero).

LE PROTESTE PER I DIRITTI UMANI

L'offerta per la partitona del 16 gennaio 2019 tra Juventus e Milan è piovuta nel giugno scorso alla Lega della Serie A, entusiasta dell'«interesse di nuovi mercati facoltosi anche per gli anni a venire» nelle parole del presidente Gaetano Micciché. Anche l'amministratore delegato Marco Brunelli si è detto «orgoglioso» dell'accordo con la General Sports Authority saudita per tre edizioni della Supercoppa italiana, tra Gedda e Riad in cinque anni per un totale di oltre 20 milioni di euro, e «dell'appeal che il calcio italiano esercita in tutto il mondo». Certo, allora non era ancora esploso lo scandalo dell'omicidio di Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul, del 2 ottobre 2018. Ma le proteste dei difensori dei diritti umani, per le trasferte evitabili delle squadre italiane nel regno dove l'accesso delle donne negli stadi resta limitato, erano scontate.

BOOM DI VENDITE DI BIGLIETTI

Anche se la polemica politica fa un po' ridere. Tutti, Salvini, Meloni, il gotha dei giornalisti sportivi e dei paladini della libertà di espressione sembrano essersi svegliati nel 2019 e aver scoperto che le saudite possono assistere alle partite solo in spazi per le famiglie, separate dalle tribune per soli uomini, quando fino al 2018 in Arabia Saudita le donne (come in Iran) non potevano neanche entrare negli stadi. Il caso, molto provinciale e all'italiana, si è scatenato il 2 gennaio, alla diffusione della Lega della Serie A delle istruzioni per comprare i biglietti, con le indicazioni diverse per i sessi. Nessuno che prima si fosse chiesto se non era fuori luogo tenere la Supercoppa a Gedda dopo la barbara fine di Khashoggi. E nessuno, in compenso, che si lamenta per le vendite: 50 mila ingressi già andati a ruba in pochi giorni, sui 60 mila a disposizione.

PIRATERIA DI STATO

In attesa dei Mondiali che gli al Saud si augurano siano un flop per gli al Thani, ma che gli al Thani fanno di tutto per trasformare in un successo, Doha e Riad continuano a darsele sui diritti sul calcio. Di mezzo c'è anche la pirateria: alla fine i Mondiali del 2018 e le altre coppe sono state captate e ritrasmesse illegalmente dal network saudita BeoutQ, che fa riferimento alla monarchia ultra-conservatrice. Con il Qatar è schierata stavolta anche la Fifa, che aveva concesso in esclusiva i diritti di Russia 2018 agli abbonati di beIN Sports, titolare anche di diversi campionati europei e della Formula 1. Doha ha sporto denuncia contro Riad per lo scippo della proprietà intellettuale all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), dove pende anche un contenzioso sull'embargo. Mentre BeoutQ inneggia nientemeno che alla fine del monopolio della Sky del Golfo. E mancano ancora tre anni al 2022.

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