Davvero la Superlega viene spacciata come baluardo allo strapotere saudita nel calcio?

Pippo Russo
01/01/2024

Eravamo convinti che il campionato d'élite fosse alla fine una questione di showbiz e di massimizzazione dei profitti da parte di una casta di club ricchissimi e indebitatissimi. E invece scopriamo che si tratta di difesa del pallone occidentale. Una sorta di Lepanto del XXI secolo. La verità è che il libero mercato e la globalizzazione a questi spin doctor va bene solo se a decidere le regole sono loro.

Davvero la Superlega viene spacciata come baluardo allo strapotere saudita nel calcio?

Una settimana fa la Superlega ha segnato un punto a suo favore e questo è un dato di fatto. La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea segna infatti un punto di svolta e indebolisce le velleità di Fifa e Uefa nel contrastare il campionato europeo d’élite per club. Tutto quanto è avvenuto in modo inatteso, dato che i pronostici prefiguravano un esito opposto, e ciò contribuisce a generare entusiasmo intorno a un progetto che improvvisamente riprende quota. Tuttavia, anche gli entusiasmi andrebbero disciplinati poiché se debordassero ne verrebbe danneggiato il progetto stesso. E in questa freschissima fase di rilancio c’è un eccesso di entusiasmo sprigionato non tanto dai diretti interessati (club superleghisti, manager del progetto nascente, investitori), quanto dal coro di voci bianche che attraverso i media rovesciano un disinteressato (?) zelo per l’avvenuto rilancio. Costoro si improvvisano spin doctor della Superlega e cercano di istruire il volgo sulla bontà del progetto, sul suo essere in linea con l’interesse generale. Con l’effetto di buttarla in parodia, come sempre succede quando si eccede in zelo. Senza rendersene conto, questi signori rischiano di candidarsi a diventare i primi sabotatori della Superlega. Perché fra gli argomenti utilizzati per diffondere il verbo superleghista ve ne sono di superbamente abborracciati. E fra essi spicca quello che scimmiotta il confronto-scontro di civiltà.

Davvero la Superlega viene spacciata come baluardo allo strapotere saudita nel calcio?
La prima pagina de L’Équipe contro la Superlega.

Se la Superlega è venduta come unico baluardo possibile contro la saudizzazione del calcio

Si sostiene infatti che la Superlega sarebbe l’unico baluardo possibile contro la saudizzazione del calcio. Proprio così. Credevate che fosse una questione di showbiz e di massimizzazione dei profitti da parte di una casta di club ricchissimi e indebitatissimi (nonché aspiranti a essere sempre più ricchi e sempre più indebitati), e invece ci si ritrova davanti a un esercito di difensori del Calcio Occidentale. L’esercito di Lepanto del XXI Secolo, mobilitato in difesa di un asse geopolitico pallonaro ben radicato in Europa. Che fa già ridere così, dato che poi magari i difensori del vecchio West calcistico sono gli stessi che non disdegnano i denari provenienti dalla penisola araba (sauditi compresi) a diverso titolo: calciomercato, sponsorizzazioni, premi per la partecipazione a tornei dislocati da quelle parti e via andare. Ma anche a voler prendere sul serio l’argomento del rischio di saudizzazione del calcio, viene immediato da rispondere: scusate tanto, ma dove sta il problema? E poiché una risposta a questo interrogativo verrebbe data né dai diretti interessati dal progetto superleghista, né dai goffi spin doctor, ve la diamo noi.

Cosa c'è nelle pieghe della storica sentenza sulla Superlega europea del calcio
Il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin (Getty).

Le regole del libero mercato e l’oligopolio di una manciata di club euro-occidentali

Il problema sta nel libero mercato. Che è un oggetto alquanto strano, non tanto per quanto riguarda la sua struttura e il suo funzionamento, ma per come se lo rappresenta chi ci sta dentro pretendendo di dominarlo. Dunque è “il libero mercato controllato da me”. Nel calcio questo libero mercato ha strutturato delle posizioni di oligopolio i cui protagonisti sono una manciata di club euro-occidentali, gran parte dei quali confluiti nel progetto superleghista (mentre altri, come il Bayern Monaco e il Paris Saint Germain, se ne sono sfilati per motivi ignoti dopo esserne stati per lungo tempo coinvolti). A partire da tale posizione di oligopolio questi club hanno dettato le regole del mercato e strutturato un sistema del calcio europeo già ampiamente diseguale e iniquo, specie dopo l’introduzione del format di Champions League di inizio Anni 2000. Si deve a loro la provincializzazione di vaste aree del calcio europeo, messe fuori a forza dai livelli di élite e sempre con rivendicazione dell’argomento che richiama proprio al libero mercato. Si raccontava infatti che la gente del calcio (cioè il mercato) volesse più qualità, più scontri di alto livello. E si aggiungeva che bisognava lasciare ai club più ricchi e prestigiosi la possibilità di massimizzare il loro valore e il loro potere di mercato. Appunto. Il grado più alto di tutto ciò si sarebbe dovuto realizzare con l’esperimento superleghista del 2021, quello morto per insipienza propria e non certo per i veti dell’Uefa.

Superlega, da Uefa e Fifa a Real Madrid e Barcellona le reazioni dopo la sentenza
Palloni della Champions League (Getty Images).

Quale calcio questi salvatori del vecchio West pallonaro vorrebbero salvare?

Adesso ci viene raccontato che quello stesso progetto dovrebbe salvare il calcio europeo dalla saudizzazione. Noi rispondiamo chiedendo: ma di quale “calcio europeo” si sta parlando? Di quel vasto sistema mortificato dai club superleghisti? Ebbene, quel calcio è comunque riuscito a sopravvivere alla provincializzazione voluta da coloro che adesso pretendono di essere i salvatori del vecchio West pallonaro. Se anche arrivasse una nuova provincializzazione, che stavolta sarebbe di marca saudita, cosa mai cambierebbe? Risposta: nulla. Sarebbe ancora una volta il libero mercato, no? Non lo sarebbe invece per coloro che adesso temono di perderne il controllo. Perché il mercato è libero fino a che le sue regole le dettiamo noi e i suoi oligopoli sono i nostri. Se invece l’asse comincia a spostarsi altrove, ecco che scattano la chiamata alle armi e le urla al cielo contro il rischio di destino avverso. Tutto chiaro a chiunque. Tranne, forse, agli spin doctor del progetto superleghista. Ai quali, diciamo serenamente: se tutto questo strepito è articolato per salvare il diritto degli straricchi del calcio europeo a continuare a essere straricchi, ebbene, che si fottano. Stanno scoprendo il rischio di trovarsi dalla parte sbagliata del libero mercato e della globalizzazione e ora pretendono di spacciare per interesse generale ciò che è sempre stato interesse particolare. Se la sbrighino da sé. Magari avendo cura, di tanto in tanto, di allungare agli spin doctor i biscottini al sesamo. Fosse mai che smettessero di pigolare così soavemente.