Supertecnologia per Yara

Redazione
09/12/2010

di Adelaide Pierucci Nei cantieri attorno a Brembate di Sopra si cerca anche con il georadar, uno speciale apparecchio in...

Supertecnologia per Yara

di Adelaide Pierucci

Nei cantieri attorno a Brembate di Sopra si cerca anche con il georadar, uno speciale apparecchio in grado di mostrare la stratigrafia della parte di sottosuolo investigato attraverso la riflessione delle onde elettromagnetiche. Una volta valutate le caratteristiche elettriche, l’apparecchio può “vedere” la forma di un corpo estraneo, il suo spessore e valutare la profondità alla quale esso si trova.
Con questa apparecchiatura i carabinieri del Ros intendono escludere con certezza che Yara sia stata condotta all’interno di un cantiere, uccisa e nascosta da una colata di cemento. Carabinieri e polizia lavorano in stretto contatto.
Il 9 dicembre si è svolto un nuovo vertice in procura a Bergamo. Sul posto, nel frattempo, è arrivato anche Gilberto Caldarozzi, il direttore dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia: coordinererà lui le indagini. Caldarozzi è considerato un investigatore di calibro: si è occupato della cattura di Bernando Provenzano, di Nitto Santapaola, dell’arresto del serial killer di Padova Marco Profeta e dell’omicidio Fortugno, risolto con il suo contributo.

Il commissario straordinario per le persone scomparse

«Le ricerche della piccola Yara continuano a 360 gradi e il dispiegamento di forze in campo è notevole: anche una nuova task force di polizia e carabinieri è stata inviata ad affiancare chi già lavora da giorni al caso», ha detto il prefetto Michele Penta, commissario Straordinario del governo per le persone scomparse.
Secondo la Quinta relazione semestrale presentata di recente da Penta, dal 1974 al 30 settembre 2010 sono 24.111 le persone scomparse, italiane e straniere; di queste 9.336 sono minorenni. E ancora di questi 7.900 sono minori extracomunitari non accompagnati e 1.500 sono italiani. Le regioni dove il fenomeno continua ad assumere particolare rilievo sono il Lazio, la Lombardia, la Campania, la Sicilia e il Piemonte. Per quanto riguarda, invece, il censimento dei cadaveri non identificati, al 30 giugno 2010 erano 770.
Le motivazioni della scomparsa restano per la stragrande maggioranza dei casi (76%) non determinate; quella dell’allontanamento da istituto o comunità per minori ha, invece, un’incidenza dell’11%, mentre l’incidenza dell’allontanamento volontario è pari al 10%. Minori percentuali per i motivi di scomparsa per disturbi psicologici (2%), sottrazione da coniuge e possibile vittima di reato

Il mostro è nel paese

Yara Gambirasio si fidava della persona che l’ha portata via. Forse è stato un vicino di casa, un lontano parente, qualcuno del giro della palestra, che con una scusa l’ha invitata ad allontanarsi per poi strapparle a un paio di chilometri di distanza il telefonino, dal quale ha poi tolto la batteria, per renderlo irrintracciabile.
A Brembate è il dodicesimo giorno senza Yara. La famiglia Gambirasio ha ricevuto le visite del questore e del comandante dei carabinieri e una delegazione di immigrati che, dopo una serie di trattative con la mamma e papà di Yara e coi vigili urbani che sorvegliano la loro porta, hanno consegnato una lettera di solidarietà per mostrare la vicinanza ma anche la speranza «che ancora non vuole cedere davanti a quella che è una delle peggiori disgrazie che possa accadere a una madre, a un padre, a una famiglia: la perdita».
Sono entrate due donne a nome di tutti gli immigrati del Veneto e della Lombardia. É il riscatto degli immigrati. Il mostro è dentro Brembate. I sospetti si sono riconcentrati sui suoi settemila abitanti. «Yara non si sarebbe mai fidata di un estraneo», hanno ripetuto ieri ai carabinieri i genitori della 13enne, promessa della ginnastica ritmica.

Un giallo lungo appena 700 metri

Yara si fidava di chi l’ha aggredita, quindi. Anzi, Yara si fidava di chi nel percorrere i 700 metri dalla palestra a casa, l’ha fatta allontanare. L’aggressione è avvenuta subito dopo. È questa la pista che prende sempre più piede tra gli investigatori che dal 26 novembre scorso indagano sulla scomparsa.
Dopo la scarcerazione di Mohammed Fikri, le ricerche ripartono dalla ricostruzione di quanto accaduto quel pomeriggio. È proprio in palestra che, secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta la prima “anomalia”. Yara, dopo aver consegnato uno stereo alle sue istruttrici, avrebbe utilizzato un’uscita che è nella direzione opposta a quella di casa.
I tre cani specializzati, utilizzati nella ricerca, infatti, hanno puntato tutti su quella uscita. Non un caso, per gli investigatori. Nessuno ha notato Yara quando ha lasciato la palestra, ma nessuno ha sentito grida. Nessun amore adolescenziale nascosto, niente segreti nel computer o nella rubrica del cellulare, se Yara ha scelto di uscire da una porta “inconsueta”, deve esserci un motivo: è questo l’assillo di chi indaga. E la risposta che è trapelata è una: Yara si è allontanata con un conoscente.

Il telefonino “sparisce” alle 18.49

Pochi, a dodici giorni di distanza, gli elementi certi da cui ripartire. Alle 18,49 il telefonino della 13enne aggancia la cella di Mapello, dove è in costruzione un grande centro commerciale e dove lavora come operaio il 22enne marocchino scarcerato ieri. Un’area isolata distante circa tre chilometri dal punto di partenza e dove le tracce di Yara si perdono.
Chi ha spento il cellulare, voleva impedirne il ritrovamento. L’ultima certezza arriva, anche in questo caso, dai cani addestrati: tutti fiutano le tracce della 13enne fino al cantiere. Impossibile che Yara abbia percorso da sola quelle strade buie e isolate, improbabile che abbia accettato un passaggio da uno sconosciuto per percorrere i 700 metri che la separavano da casa.
Accantonata la pista di Fikri, ieri i carabinieri del Racis, il raggruppamento investigazioni scientifiche di Roma, hanno incontrato i genitori di Yara nella caserma di Ponte San Pietro. Il colloquio, con la madre Maura e papà Fulvio, è durato alcune ore. I genitori hanno ricostruito i contatti della 13enne, studentessa modello e giovane campionessa sportiva, con la speranza di restringere la cerchia dei possibili sospetti. Intanto chi indaga ha ripreso in esame le parole del 19enne Enrico Tironi, che rivelò per primo di aver visto la 13enne parlare con due uomini e una successiva testimonianza che parlava di un uomo e di una Citroen rossa.
Piste che finora non hanno avuto riscontro. E che fossero due i conoscenti ad aver adescato la ragazzina sembra improbabile.

Le ricerche nella ghiaia e nella neve

Dopo la rabbia contro l’immigrato, ora i sospetti si sono rifocalizzati su Brembate, sui suoi abitanti. E, riscartata la pista del sequestro, è ritornato di scena il movente di natura sessuale. Le ricerche intanto non si fermano: in campo anche carabinieri e poliziotti in servizio a Milano che insieme a volontari, uomini della protezione civile e dei vigili del fuoco continuano a setacciare la zona tra i comuni di Brembate, Ambivere e Mapello.
Finora è stato trovato un vecchio telefonino, ma non era di Yara, e anche un giubbotto, e pure quello non era della ragazza, ma verrà esaminato lo stesso. La neve intanto ha reso tutto più difficile, ricoprendo tutto e creando fanghiglia. Intanto la polizia e i vigili del fuoco sono tornati nel deposito di ghiaia Roncelli, vicino alla ditta presso cui lavora il padre di Yara Gambirasio, per continuare le ricerche cominciate ieri. I pompieri si sono messi al lavoro per pompare l’acqua e dragare gli scantinati.
Nel deposito Roncelli, dove si trovano cumuli di sabbia, terra e sassi che poi vengono frantumati come materiale edile: è lì che ieri in un bidone è stato recuperato il vecchio cellulare, ritenuto inutile all’indagine.
È iniziato anche l’esame di tutte le utenze telefoniche che si sono connesse alla cella della zona del centro sportivo di Brembate Sopra prima, durante e dopo il momento della scomparsa. Controllate le immagini delle telecamere della zona che però, come si sapeva, non dovrebbero dare molti risultati, anche perché quella che era puntata sulla strada che la ragazzina avrebbe dovuto percorrere, era saltata per un fulmine caduto in estate e non era stata riparata.

La visita del questore alla famiglia e la rabbia di Fikri

Giovedì, sia il comandante dei carabinieri di Bergamo, il colonnello Roberto Tortorella, sia il questore Vito Ricciardi hanno compiuto una «visita di cortesia» ai familiari della ragazza scomparsa. L’ufficiale dell’Arma ha spiegato che «si stanno valutando tutte le ipotesi» sulla scomparsa della ragazza.
Il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha pregato per la famiglia di Yara Gambirasio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, durante la messa dell’Immacolata.
Fikri ora chiede giustizia e il biglietto per il Marocco. Mohammed Fikri, il marocchino sospettato di avere un ruolo nella scomparsa di Yara e poi scarcerato, nel frattempo, ha fatto sapere che ha intenzione di tornare un periodo in Marocco dai genitori per «dimenticare questo brutto incubo». La sua preoccupazione ora è un’altra: riavere il biglietto della nave (visto che era stato “catturato” a largo dopo essere partito da Genova), il cellulare e la sua auto, posti sotto sequestro.
«Dopo tanti giorni, con la scarcerazione di ieri siamo riusciti a dormire», ha raccontato Abderrazzak, il cugino, dalla loro casa di Montebelluna, anche se «Mohammed non ha certo riposato tranquillo», ha detto senza specificare dove si è allontanato per stare alla larga dai giornalisti. «Essere sospettato di un omicidio di cui non c’entri per una parola tradotta male è semplicemente allucinante», ha ripetuto.