Cgil

Cgil è l’acronimo di Confederazione generale italiana del lavoro. Nato ufficialmente il 3 giugno del 1944, rappresenta il più antico sindacato del Paese e attualmente conta 5 milioni e 518mila iscritti (dati 2017). Ha raccolto l’eredità della Confederazione generale del Lavoro (Cgdl), il sindacato sorto nel 1906 e poi costretto allo scioglimento durante il Ventennio fascista. L’origine ufficiale della Cgil si deve al Patto di Roma, l’accordo a cui, dopo diverse trattative, giunsero i principali esponenti politici. Nasceva così il sindacato unitario, che raccoglieva le istanze di diverse forze politiche. A firmarlo furono Giuseppe Di Vittorio per il Partito comunista italiano, Achille Grandi per la Democrazia cristiana ed Emilio Canevari per il Partito socialista italiano. In realtà la firma vera e propria risale al 9 giugno del 1944. La scelta di apporre sul testo il 3 giugno come data ufficiale si deve alla convinzione che quello fosse stato anche l’ultimo giorno di vita di Bruno Buozzi, il segretario della Confederazione generale del lavoro (l’organizzazione sindacale che precedette la Cgil). Buozzi in realtà fu ucciso dai nazisti soltanto il giorno successivo, il 4 giugno del 1944.

LA SCISSIONE TRA I SINDACATI

La coesione delle varie correnti ideologiche sotto lo stesso sindacato non durò a lungo. Dopo una prima fase in cui la volontà di superare i provvedimenti fascisti fece da collante tra le forze politiche in campo, le differenze si fecero sentire. I principali sindacati che nacquero dalla scissione furono la Confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl, di orientamento democristiano) e l’Unione italiana dei lavoratori (orientamento socialista). A  spingere per portare avanti la strada della scissione furono soprattutto i sindacalisti cattolici democratici, che facevano capo a Giulio Pastore, l’uomo che sarebbe poi diventato il leader della Cisl. La ragione, secondo gli scissionisti, era la forte prevalenza di un orientamento socialista e comunista all’interno del sindacato.