Corruzione

La corruzione è un reato che presuppone un accordo tra un privato e un pubblico ufficiale, in forza del quale il secondo accetta dal primo un compenso che non gli è dovuto, per compiere un atto connesso all’esercizio delle sue funzioni. Se l’atto compiuto è contrario ai doveri d’ufficio si parla di corruzione propria, il caso più comune, mentre se l’azione portata a termine è conforme ai doveri d’ufficio (come la velocizzazione dell’iter di una pratica) si parla di corruzione impropria.

IL REATO DI CORRUZIONE E LE SUE AGGRAVANTI

Il reato di corruzione, punito con la reclusione da sei a 10 anni, è simile a quello di concussione. In quest’ultimo caso, però, il cittadino viene costretto da un pubblico ufficiale a dare o promettere qualcosa a lui o a terzi. Nel caso della corruzione, invece, il privato non agisce sotto costrizione ma è libero ed in condizioni di parità con il pubblico ufficiale con il quale collabora. Una forma particolarmente grave del reato è la corruzione in atti giudiziari, che  si realizza quando a essere corrotto è un magistrato, che accetta denaro per  favorire o danneggiare una parte in un processo. Quest’ultima fattispecie di reato è punita con la reclusione da sei a 12 anni. Se la corruzione in atti giudiziari causa l’ingiusta condanna di qualcuno, la pena diventa da sei a 14 anni (in caso di detenzione inferiore a cinque anni) e da otto a 20 anni. L’art. 322 del codice penale prevede che solo nel caso in cui l’offerta corruttoria non venga accettata la pena venga ridotta di un terzo.

IL RUOLO DELL’ANAC IN ITALIA

Quasi tutti gli Stati si sono dotati di un’autorità amministrativa indipendente per la lotta alla corruzione, che prevenga la diffusione del reato all’interno della pubblica amministrazione. In Italia questo compito è affidata all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), istituita dalla legge Severino nel 2014. Il provvedimento ha trasformato in Anac la Commissione indipendente per la valutazione, l’integrità e la trasparenza della Pa (Civit) e vi ha unito il personale della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp). 

LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE CONTRO LA CORRUZIONE

La corruzione è stata riconosciuta dall’Onu come uno dei reati più comuni al mondo, specie nelle economie poco sviluppate, e per combatterla è stato creato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), che ha anche competenza in materia di corruzione, giustizia criminale e terrorismo internazionale. Venne deciso di non regolare i reati corruttivi con la Convinzione contro la criminalità organizzata internazionale, firmata nel 2003, ma in un documento a parte: dopo un anno e mezzo di negoziati l’Assemblea generale dell’Onu il 31 ottobre 2003 approvò la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Uncac), ratificata da 164 Paesi e firmata da 140. Il compito di far rispettare l’Uncac è affidato all’Accademia contro la corruzione internazionale (Iaca).

SE LA CORRUZIONE DIVENTA AMBIENTALE

Quando i fenomeni corruttori non sono più un caso isolato si parla di corruzione ambientale: in una situazione simile la corruzione non è un atto isolato ma comune, quasi consuetudinario e i cittadini si abituano a essa fino ad accettarla come normale. La corruzione ambientale causa una dannosa distorsione del sistema economico, oltre che un degrado morale della società.