Parlamento

Il Parlamento è l’organo principale della democrazia rappresentativa. È detentore del potere legislativo, uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, che gli conferisce il potere di emanare le leggi. Può essere composto da una (monocameralismo) o due Camere (bicameralismo). Il sistema politico italiano è definito bicameralismo perfetto perché formato da due camere con le stesse funzioni, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica: la prima è costituita da 630 deputati, mentre il secondo da 315 senatori. La proposta di legge sul taglio dei parlamentari, approvata l’8 ottobre 2019, prevede di ridurne il numero a 400 deputati e 200 senatori. Il termine parlamento venne usato per la prima volta nel 1115 dai monaci cistercensi, che si dotarono di un “parliamentum” come organo di autogoverno.

LEGISLATURE, GRUPPI E COMMISSIONI

In tutti i sistemi democratici almeno una delle due Camere viene eletta dal popolo tramite le elezioni politiche al termine dei cinque anni del proprio mandato, chiamato legislatura, o dopo un decreto di scioglimento anticipato da parte del Capo dello Stato, sentito il parere dei presidenti di Camera e Senato. Ogni Camera elegge il proprio Presidente e i suoi membri si organizzano in gruppi. Generalmente si tratta delle proiezioni dei partiti politici presenti in Parlamento, ma possono esistere anche gruppi formati da parlamentari senza un partito o appartenenti a più partiti, come il cosiddetto Gruppo misto. Per costituire un gruppo servono un minimo di 10 senatori o 20 deputati, salvo eccezioni previste dai regolamenti di ciascuna Camera. All’interno di ogni ramo del Parlamento, poi, vengono organizzate le commissioni, ossia organi che si occupano di una specifica materia come esteri, finanze o bilancio.

LA FUNZIONE DI CONTROLLO NEI CONFRONTI DEL GOVERNO

Oltre alla funzione legislativa, ossia l’approvazione delle leggi, il Parlamento esercita funzioni di controllo sull’operato del governo. Le due Camere esprimono infatti la fiducia all’esecutivo: dopo il giuramento davanti al Presidente della Repubblica il presidente del Consiglio deve presentarsi davanti al Parlamento per ottenere la fiducia, ossia una votazione a maggioranza semplice che testimoni l'”appoggio” del Parlamento all’esecutivo. Il governo può porre la fiducia su alcune leggi, ossia legare al destino del testo di legge anche quello del governo: se la votazione non passa, l’esecutivo cade. Il Parlamento può anche proporre una mozione di sfiducia contro l’intero governo o contro un singolo ministro. I singoli parlamentari possono poi scrivere interpellanze interrogazioni all’esecutivo o a singoli ministri per chiedere informazioni o chiarimenti su una specifica materia. Ogni Camera può anche istituire commissioni d’inchiesta su argomenti di pubblico interesse. Nel caso di leggi di revisione costituzionale, l’art. 138 della stessa Costituzione stabilisce che il testo dev’essere approvato nella stessa forma da entrambe le Camere per due volte con un intervallo di tempo non inferiore a tre mesi; se nel corso dell’ultima votazione l’approvazione avviene con una maggioranza inferiore a due terzi, possono chiedere che la legge venga sottoposta a referendum popolare un quinto dei componenti di ciascuna Camera, cinque Consigli regionali o 500mila elettori. Il Parlamento, infine, approva ogni anno il bilancio dello Stato, la cosiddetta Legge Finanziaria, entro il 31 dicembre, e approva l’adesione italiana ai trattati internazionali, ratificati poi dal Presidente della Repubblica.
 
LE FUNZIONI DEL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE
 
L’art. 55 della Costituzione stabilisce le occasioni in cui le due Camere del Parlamento si riuniscono in seduta comune a Montecitorio: 
– elezione del Presidente della Repubblica. In questo caso ai parlamentari si aggiungono anche i delegati dei Consigli regionali. Per l’elezione occorre una maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini e assoluta dal quarto in avanti;
– giuramento del Presidente della Repubblica;
– elezione di otto membri del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Occorre una maggioranza dei tre quinti dell’assemblea per i primi due scrutini e dei tre quinti dei presenti dal terzo in avanti;
– elezione di cinque giudici della Corte Costituzionale. La maggioranza richiesta è due terzi nei primi due scrutini e tre quinti dal terzo in avanti;
– messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica (mai accaduto)
– compilazione di un elenco di 45 cittadini da cui estrarne a sorte 16, che integrerebbero la Corte Costituzionale nell’eventuale processo contro il Presidente della Repubblica (mai accaduto).