Processo

Il processo è il procedimento attraverso il quale viene esercitata la funzione giurisdizionale, che nello Stato italiano appartiene alla magistratura: si risolvono le controversie che oppongono due privati o un privato e lo Stato o un ente statale applicando le norme contenute nel codice penale.

UN DIBATTIMENTO DI FRONTE A UN GIUDICE, CHE EMETTE UNA SENTENZA

Il primo passo del procedimento penale, che si attiva alla notizia di reato, sono le indagini preliminari svolte dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria. Il pm può poi decidere se chiedere al giudice per le indagini preliminari (gip) di  esercitare l’azione penale: il gip può poi decidere tra l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Nel secondo caso parola passa quindi al giudice per l’udienza preliminare (gup) che, dopo l’udienza preliminare, può disporre il rinvio a giudizio. Il successivo dibattimento (il processo comunemente inteso), prevede il confronto in Tribunale tra accusa e difesa di fronte a un giudice super partes, al termine del quale viene emessa una sentenza. Si può saltare il dibattimento solo nel caso in cui su adotti un rito alternativo come rito abbreviato, patteggiamento o procedimento per decreto. Il verdetto può essere impugnato davanti a un organo di secondo grado e ancora di fronte alla Cassazione, terzo e ultimo grado di giudizio. La Cassazione non entra nel merito del processo ma verifica soltanto che la procedura sia stata seguita correttamente.

LE CONTROVERSIE CIVILI, PENALI E AMMINISTRATIVE

Il diritto processuale italiano distingue tre tipi di controversie, risolte con un processo. Le controversie civili generalmente hanno per oggetto l’accertamento di un diritto, quelle penali verificano eventuali violazioni di legge, e quindi la presenza di reati, mentre quelle amministrative riguardano la lesione di un diritto soggettivo da parte di una pubblica amministrazione. A questi tre tipi di processo vanno aggiunti alcuni casi speciali: le controversie tributarie vengono decise dalle commissioni tributarie in tutti e tre i gradi di giudizio; quelle in materia di lavoro sono di competenza del giudice del lavoro (organo di secondo grado è la Corte d’Appello); quelle in materia di acqua vengono giudicate dal Tribunale regionale delle acque pubbliche e dal Tribunale superiore delle acque pubbliche; le violazioni dei Regolamenti militari sono punite dai Tribunali militari e dalle Corti d’Appello militari.

I TRIBUNALI DEI TRE GRADI DI GIUDIZIO

I giudici fra i quali è ripartita la competenza per materia a giudicare i reati sono:

– il Giudice di pace, composto da un solo giudice non togato (cioè non appartenente alla magistratura), giudica le controversie relative a beni di valore inferiore a 5mila euro e i procedimenti relativi a danni prodotti dalla circolazione di veicoli, purché non siano superiori a 20mila euro. Può infliggere soltanto multe, ammende e obblighi di permanenza in casa nei giorni di sabato e domenica. Organo di giudizio di secondo grado è il Tribunale in composizione monocratica.

– il Tribunale, che può essere composto da tre giudici (in composizione collegiale) o da un solo giudice (in composizione monocratica), giudica la maggior parte dei reati ordinari. Organo di secondo grado è la Corte d’Appello.

– la Corte d’assise, composta da due giudici togati e da sei giudici popolari, si occupa invece dei cosiddetti reati di sangue, ossia puniti, come massimo della pena con l’ergastolo o un minimo di 24 anni. Organo di secondo grado è la Corte d’assise d’appello.

Organo di giudizio di terzo grado per tutti è la Corte di Cassazione, con sede a Roma. La Corte, composta da cinque giudici togati, può confermare una sentenza (che si dice passata in giudicato) o ordinare un nuovo procedimento di secondo grado di fronte a un altro giudice. In caso di questioni di particolare importanza, che potrebbero costituire un precedente a livello giudiziario, la Cassazione delibera a Sezioni Unite, composte da nove giudici togati.