Secondo l’Upb nel 2020-2021 c’è il rischio di tagli alla sanità

30 Gennaio 2019 16.35
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L'Ufficio parlamentare di bilancio ha appena pubblicato il Rapporto sulla politica di bilancio 2019, mettendo in guardia dal rischio che nel biennio 2020-2021 la spesa sanitaria possa essere «oggetto di riduzioni consistenti». Questo non solo perché gli ultimi dati sull'andamento dell'economia hanno «accresciuto i fattori di rischio nel breve termine», ma anche perché la politica economica del governo M5s-Lega evidenzia una serie di «criticità» nel conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. L'Upb, in particolare, sottolinea il carattere transitorio di una serie di interventi una tantum contenuti nella manovra per aumentare le entrate, e l'incertezza testimoniata dall'accantonamento di 2 miliardi di euro a garanzia della tenuta dei saldi, assieme alla dubbia realizzabilità del piano di dismissioni immobiliari messo a punto dell'esecutivo.

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LA SPADA DI DAMOCLE DELLE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA

Per non parlare poi delle clausole di salvaguardia che prevedono aumenti dell'Iva per evitare la crescita del debito, garantendo allo Stato un incremento di 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021. Disinnescare queste clausole, secondo l'Upb, «appare di realizzazione complessa». Anche perché per farlo non si dovrebbero toccare né gli investimenti, che il governo ha detto di voler potenziare, né le prestazioni sociali che l'esecutivo ha rafforzato varando il reddito di cittadinanza, né i redditi da lavoro che si prevede «verranno incrementati dai rinnovi contrattuali». Tenuto conto di tali esclusioni, è il ragionamento dell'Upb, «la spesa residua aggredibile, rappresentata in buona parte dalla spesa sanitaria, sarebbe oggetto di riduzioni consistenti».

IL NODO DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI

A meno che, per evitare gli aumenti dell'Iva a partire dal prossimo anno, non si decida di intervenire sulle cosiddette tax expenditure. Un punto, quello del riordino delle agevolazioni fiscali, su cui l'Upb ricorda di aver insistito per anni senza successo. Un ulteriore fattore di criticità, infine, è costituito dal fatto che all'interno della manovra «non sono quantificati gli impatti sui conti delle amministrazioni pubbliche delle spese relative ai rinnovi contrattuali delle amministrazioni diverse da quelle statali». Reperire queste risorse, infatti, rimane a carico degli enti decentrati.

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