Tagliate dello 0,1% le stime sul Pil nel 2012

Redazione
25/01/2011

Il Pil italiano crescerà nel 2011 dell’1% e nel 2012 dell’1,3%. E’ la stima del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che...

Tagliate dello 0,1% le stime sul Pil nel 2012

Il Pil italiano crescerà nel 2011 dell’1% e nel 2012 dell’1,3%. E’ la stima del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che lascia invariata la previsione per il Pil italiano per l’anno in corso, ma lima al ribasso (-0,1%) quella del prossimo anno.
In generale l’economia di tutto il mondo farà un balzo in avanti del 4,4%, un stima migliore di 0,2% rispetto alle previsioni dello scorso ottobre. Eurolandia crescerà quest’anno dell’1,5% e nel 2012 dell’1,7% (-0,1%). Gli Stati Uniti cresceranno nel 2011 del 3,0% (+0,7%) e del 2,7% (-0,3%) il prossimo anno. La Cina si conferma motore dell’economia mondiale con un Pil in espansione del 9,6% per l’anno in corso, e del 9,5% per il 2012. L’economia indiana crescerà quest’anno dell’8,4% e nel 2012 dell’8%.
IL DITO PUNTATO SULLE BANCHE EUROPEE. Numeri che non fanno proprio sognare i vertici di Bruxelles  e che hanno spinto i membri del Fondo a sottolineare che c’è bisogno di ulteriori rigorosi e credibili stress test sulle banche europee. «La dimensione dell’European financial stability facility va aumentata e il suo mandato dovrebbe essere più flessibile», hanno detto dall’Fmi, «per i paesi dove il sistema bancario rappresenta una grande fetta dell’economia, è ora più che mai essenziale assicurare l’accesso a fondi sufficienti».
Non solo. I paesi con elevati livelli di debito, dentro e fuori l’area euro, devono compiere progressi con piani di risanamento dei conti di medio termine ambiziosi e credibili, hanno aggiunto i vertici del Fondo, sottolineando come i rischi sul debito sovrano nell’area euro si sono ampliati ad altri paesi. «Gli spread dei titoli di stato in alcuni casi hanno raggiunto massimi decisamente al di sopra dei livelli visti durante la crisi dello scorso maggio», hanno ammonito. «Le pressioni sull’Irlanda sono risultate particolarmente severe, e hanno portato al piano Ue-Bce-Fmi. I legami fra i rendimenti medi dei titoli di Grecia e Irlanda con quelli del Portogallo restano elevati, ma le correlazioni sono aumentate fortemente negli ultimi mesi con i rendimenti spagnoli e, in misura minore, con quelli dell’Italia, per via dell’intensificarsi delle pressioni sugli spread».
Nonostante gli avvertimenti, dopo pochi istanti dalle pubblicazioni dei numeri l’Euro è ripreso a salire nei confronti del dollaro. Nei primi scambi sui mercati valutari europei del 25 gennaio, la moneta unica si è portata a 1,36 dollari e a 112,60 yen.
IL PESO DEL DEFICIT USA. Anche se il Pil americano supera le precedenti stime di crescita, il deficit federale americano resta elevato (leggi la notizia), secondo il Fondo. Attestandosi nel 2011 al 10,75% del pil, supererà più del doppio di quello dell’area euro. E tra cinque anni il debito supererà addirittura il 110% del pil nel 2016. «L’assenza di un piano credibile e di medio termine» da parte degli Stati Uniti per risanare le finanze pubbliche potrebbe tradursi in un aumento dei tassi di interesse, che potrebbe avere effetti negativi sui mercati finanziari e sull’economia globale, secondo il Fondo.
Infine gli economisti hanno messo in evidenza che la ripresa economica globale continuerà ma a due velocità, con le economie avanzate che procedono più lente di quelle emergenti, dove si stanno verificando «pressioni inflazionistiche e ci sono segnali di surriscaldamento, dovuti ai flussi di capitale». I rischi, secondo il fondo, sarebbero legati alla possibilità che la crisi dei debiti sovrani esploda nei Paesi periferici dell’area euro, il protrarsi della debolezza del mercato immobiliare americano e lo scoppio di potenziali bolle nei mercati emergenti.