Il Pd ha proposto una riforma per il bicameralismo differenziato

Il Pd ha proposto una riforma per il bicameralismo differenziato

05 Febbraio 2019 16.15
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Sì al taglio dei parlamentari da 945 a 600, previsto dal ddl della maggioranza, ma a patto che si introduca una differenziazione di funzioni tra Camera e Senato, che diverrebbe una Camera delle autonomie e di garanzia. La proposta è contenuta in 10 emendamenti del Pd depositati nell'aula di Palazzo Madama dove è iniziato l'esame del ddl della maggioranza che taglierebbe il numero di deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200).

VOTO DI FIDUCIA SOLO DALLA CAMERA

Secondo gli emendamenti del Pd, il Senato verrebbe eletto «su base regionale e con metodo proporzionale»; questa sarebbe la prima differenza rispetto alla riforma Renzi-Boschi, nella quale i senatori non venivano eletti ma erano espressione dei Consigli Regionali. Inoltre c'è una differenziazione delle funzioni, con la sola Camera a essere la Camera politica che esprime la fiducia, mentre al Senato vengono attribuite funzioni di controllo e garanzia. Le uniche materie ad essere esaminate paritariamente dai due rami del parlamento sarebbero le riforme costituzionali. Un secondo punto è l'estensione del voto ai diciottenni anche per l'elezione del Senato. Il terzo punto riguarda il taglio, da 58 a 40, del numero dei delegati regionali che prendono parte all'elezione del Presidente della Repubblica, alla luce dell'equilibrio col numero più basso dei parlamentari.

SI TEME LA NON AMMISSIBILITÀ DEGLI EMENDAMENTI

«Noi per una riforma ci siamo», ha detto Parrini, «per una pagliacciata o uno spot patacca no. L'atteggiamento del Pd sul ddl della maggioranza dipenderà dall'accoglimento delle nostre proposte». Il primo scoglio sarà la dichiarazione di ammissibilità degli emendamenti da parte della presidente Elisabetta Casellati, che avverrà al termine della discussione generale, tra mercoledì 6 e giovedì 7. «Confidiamo nella presidente Casellati», ha detto Parrini, «che non ripeta il colp di mano avvenuto in Commissione, dove i nostri emendamenti sono stati dichiarati inammissibili».

FRACCARO: «SOLO UN DIVERSIVO»

Il ministro Fraccaro non ha però visto di buon occhio il rilancio dem: «Sulla riduzione dei parlamentari i cittadini meritano chiarezza. Se ne discute da decenni. Se le forze politiche, come il Pd, sono contrarie lo dicano apertamente senza creare inutili diversivi», ha attaccato. In casa Pd però non ci si dispera, ricordando che anche sul referendum propositivo le proposte, inizialmente respinte, sono state poi accolte. «Il Pd sarebbe a favore della riduzione dei parlamentari», ha detto il capogruppo Andrea Marcucci, «è un tema che abbiamo introdotto noi, ma allora dobbiamo anche passare dal bicameralismo perfetto a quello differenziato. Altrimenti vuol dire che M5s vuole semplicemente rendere inutile il parlamento».

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