Ziad Takieddine, chi è il mercante d’armi che fa tremare Sarkozy

Giovanna Faggionato
23/03/2018

Milionario, inesistente per il fisco della République, oliò i rapporti tra Parigi e i regimi di Gheddafi e Assad. L'ex président ora lo chiama «sicario», ma per Mediapart è l'uomo dietro la sua scalata all'Eliseo.

Ziad Takieddine, chi è il mercante d’armi che fa tremare Sarkozy

Le prime parole di Nicolas Sarkozy, indagato nell'inchiesta sui fondi neri dalla Libia, lo hanno subito etichettato come uno dei «sicari di Gheddafi». Ma Ziad Takieddine, fino a qualche anno fa chiamato dai programmi tivù francesi semplicemente «uomo d'affari», è molto altro. Nazionalità franco-libanese, un inizio di carriera in Svizzera come gestore di una stazione sciistica, questo milionario inesistente per il fisco francese, zio dell'avvocatessa paladina dei diritti umani Amal Alamuddin, è stato per molti anni il miglior intermediario per traffico di armi tra Parigi e il resto del mondo, fino a quando non lo fermarono all'aeroporto di Bourget, nel 2011, l'ultimo anno della dittatura del raìs della Libia che fu, con una valigetta di 1,5 milioni di euro e allora dichiarò di essere pronto «a far saltare in aria» il governo di Parigi.

L'UOMO DEGLI SCANDALI. Nel 2012 quando il capo dei servizi segreti, nonché cognato di Gheddafi, Abdallah Sanoussi, fece per primo il suo nome definendolo l'intermediario della corruzione per la campagna elettorale di Sarkozy, Takieddine era già al centro di un altro scandalo. Ma si trattava sempre di corruzione, di governi francesi e Sarkò ne era comunque uno degli attori non protagonisti. Al centro c'era la vendita di alcuni sottomarini al Pakistan, accompagnata da tangenti in tutte le direzioni, commissioni che andavano verso Islamabad e retrocommissioni che poi tornavano a Parigi. Il tutto con intermediario Takiaddine. Come appendice, un attentato in cui morirono 11 ingegneri francesi e che per gli inquirenti potrebbe essere stata la risposta allo stop al giro di fondi neri. La magistratura francese sta cercando inoltre di capire se quei finanziamenti furono utilizzati per l’elezione di Édouard Balladur, di cui Sarkozy fu ministro, nonché portavoce della campagna elettorale. Dunque chi è quest'uomo che torna in tutte le inchieste nere di Francia?

AL CENTRO DEL SARKOZISMO. L'indagine sui flussi finanziari da Tripoli a Parigi è aperta dal 2013, grazie soprattutto al lavoro dei giornalisti di Mediapart, il sito che ha scavato e rivelato tutte le verità nascoste della politica e dell'economia francese degli ultimi anni. E Mediapart ha subito messo in chiaro che ruolo abbia Mr Tiakkedine: «A partire dal 2002 è diventato un consigliere occulto e un finanziere nell’ombra e al centro del sarkozismo, dalla conquista del potere fino a oggi».

La definizione del sito di inchiesta è del resto basata su decine di documenti che il quotidiano ha pubblicato e ha anche messo a disposizione di tutti sotto la dicitura "Frenchleaks". In quelle carte c’è la biografia di un personaggio fuori dalla norma, uno dei massimi esponenti di uno Stato parallelo, del ventre molle di una delle più potenti nazioni occidentali, proiettato con prepotenza come un’ombra nera sulla Françafrique e sui regimi mediorientali più lontani dalla democrazia liberale. Ma si intravede sullo sfondo anche una seconda biografia: quella di un ministro rampante che allarga il suo raggio di azione, entra nella sfera della Difesa, del ministero degli Esteri, utilizza anche i servizi segreti per preparare una scalata al potere della République. Questo sembrerebbe il quadro che ora gli inquirenti vogliono appurare e che il protagonista della seconda biografia, Monsieur Sarkozy, contesta.

VALIGIE MILIONARIE. Nel 2016, a sorpresa, Takieddine dichiarò di avere trasportato 5 milioni di euro per finanziare la campagna dell'ex leader dei Républicains: lo disse intervistato dai giornalisti di Mediapart, in un video visualizzato decine di migliaia di volte su YouTube. Del resto nel 2011 fu arrestato con 1,5 milioni di contanti in valigia. Per tre volte avrebbe portato da Parigi a Tripoli valigette con il denaro, su voli di linea, con la certezza di «essere protetto» e passando direttamente per il portone principale del ministero dell'Interno. Ad accoglierlo, spiegava due anni fa, per due volte ci fu Claude Guéant, il braccio destro e capo di gabinetto di Sarkò, e una volta direttamente il futuro presidente. Al primo, Takieddine intimò: «Non mi fai paura». Chiamò la Francia «Stato mafioso», interpretò la parte del whistleblower: «Ho scoperto cose che meritavano di andare dette». Ma a due anni da quelle rivelazioni, pur continuando a sostenere che l'ex président ha incassato denaro, ha ritrattato sul suo ruolo.

IL SOTTILE CONFINE TRA VERITÀ E BUGIA. In un'intervista al quotidiano libanese L'Orient Le jour ha spiegato che le valigette sono servite per la cooperazione franco-libica sulla sicurezza del Mediterraneo, «per proteggere le frontiere libiche e impedire l'immigrazione clandestina degli africani in Europa». Il tutto attraverso equiapggiamenti militari e per la sorveglianza. Difficile credergli, ma difficile anche distinguere quanto ci sia di vero e di falso nei suoi racconti.

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Per descrivere Takieddine la stampa francese usa spesso la parola «personaggio». E non solo per gli episodi hollywoodiani che ha vissuto, come quando fu vittima di un incidente nell'isola di Moustique e il governo francese e il ministero dell'Interno lo prelevarono d'urgenza per trasportarlo in ospedale. E poi «sulfureo», «cangiante», ma certamente in pochi si azzardano a definirlo «affidabile». Anche i suoi avvocati hanno dichiarato a Libé che tende a descrivere una sua realtà e che non riesce ad accettare la caduta. Dal potere all'inferno. Meglio allora, partire dalle carte.

DAI CONTRATTI PER TOTAL ALLA SORVEGLIANZA. Quello che risulta dai documenti è che tra il 2005 e il 2007 tutti i dossier cruciali a proposito della Libia passarono dalle sue mani. Nel 2005, per esempio, scambiò note scritte con Guéant, il capo di gabinetto di Sarkozy al ministero dell'Interno, su alcuni punti in agenda di una visita a Tripoli: dentro c'erano contratti d'armi, il rinnovo delle forniture aereonautiche dei sistemi «per la protezione delle frontiere». Nel 2006, grazie a Takieddine cominciò a fare affari con il regime libico la società di Aix en provence i2e; promise al regime di Gheddafi di fornire a Tripoli la tecnologia per contrastare la sorveglianza e lo spionaggio anglo-americano attraverso il programma Echelon, quello che poi si sarebbe chiamato Prism e che è stato alla base dello scandalo Datagate. In sostanza, una tecnologia di controspionaggio.

Un anno dopo, nel 2007, Takieddine giocò un ruolo importante in un affare politicamente ancora più delicato: il vice di Sarkò si stava occupando del caso delle infermiere bulgare e di un medico palestinese imprigionati in Libia e cercò di offrire in cambio una partnership economica e militare. Ancora una volta fu Takieddine che supervisionò l'accordo. Lo stesso successe quando, un anno dopo, la Total cercò di trattare con Tripoli per lo sfruttamento di un giacimento di gas. L'affare non andò in porto, nel 2009 9,8 milioni di dollari finirono sui conti della società North Global Oil and Gas Company: gestita in Lichtenstein – ma residente alle Isole Vergini – attraverso lo studio Mossack e Fonseca, come risulta dal database degli offshoreleaks, aveva come proprietario proprio Takieddine. Del resto sempre lui riuscì a oliare i rapporti tra la Siria di Bashar al Assad e Parigi, portando il raìs di Damasco in visita all'Eliseo, mettendo a battesimo un nuovo patto politico e nuovi lauti contratti per Total.

I COLONNELLI DEL COLONNELLO. Non si tratta soltando dell'uomo di fiducia di Tripoli. Ma lui stesso dice di avere più fiducia in Tripoli che in Parigi, e conosce molto bene gli uomini di Gheddafi oggi dispersi per le città d’Africa. Bashir Saleh, il più importante, il capo di gabinetto del defunto raìs, quello che nel momento del bisogno della guerra civile fece la spola tra le capitali occidentali, si trova oggi nella punta del Continente nero, in Sudafrica, a febbraio è stato ferito a colpi di pistola, ma è sopravvissuto. «C'è molta gente che vorrebbe sparargli», ha commentato pacato Takieddine. E l'impressione è che in questa storia nera "i sicari", come li chiama Sarkozy, non stiano da una parte sola.