Talebani sotto scorta

Gea Scancarello
20/10/2010

La Nato porta i guerriglieri a Kabul per discutere di pace.

Talebani sotto scorta

Lasciano i loro rifugi in Pakistan per raggiungere Kabul con la protezione, e talvolta anche l’aiuto logistico, degli americani. Non sono prigionieri civili, ma gli stessi talebani contro cui da nove anni l’Amministrazione Usa e la Nato intera combattono senza sosta.
L’obiettivo, anticipato nei giorni scorsi ma confermato il 19 ottobre al New York Times dalla Casa Bianca, con la richiesta esplicita di non rivelarne troppi dettagli per ragioni di sicurezza, è quello di mettere intorno a un tavolo il presidente afghano Hamid Karzai e i più alti ranghi dei guerriglieri integralisti, nel tentativo di trovare un accordo per cessare la guerra e riportare il Paese a una, seppur tormentata, pace formale.
I talebani coinvolti sono quelli di Quetta Shura, gruppo tra i più influenti sullo scenario asiatico, e i seguaci di Haqqani, dal nome dell’ex ministro talebano Alalhuddin Haqqani al vertice di un’organizzazione delinquenziale simile alla mafia, sotto la cui ala hanno trovato protezione negli anni molti alti ranghi di Al Queida.
Almeno quattro talebani delle due “formazioni” hanno raggiunto Kabul confidando sull’appoggio della Nato; fonti attendibili in Afghanistan hanno raccontato che un guerrigliero ha varcato il confine su un elicottero delle forze armate, mentre gli altri sono stati scortati  lungo il percorso in direzione della capitale afghana.

Il Pakistan tagliato fuori

Il tutto avviene lontano dagli occhi dei vertici politici e militari pakistani, di cui gli americani si fidano sempre meno; la Inter services intelligence (Isi), i servizi segreti di Quetta, pare anzi ostacolare il negoziato, tanto da aver indotto un ufficiale afghano, la cui identità è mantenuta segreta dal giornale newyorkese, a dire: «Se l’Isi sapesse eliminerebbe di certo i Talebani coinvolti nel discorsi».
E sempre l’ingerenza pakistana ha di fatto tagliato fuori il Mullah Omar, ancora ritenuto la guida degli insorgenti nel Paese, dagli incontri: gli americani e Karzai concordano che sia ostaggio dei servizi pakistani.
Dall’altro lato dell’Oceano, a Washington, si segue con un filo di speranza lo svolgersi della discussione. La Casa Bianca sa bene che il terreno delle trattative è assai scivolose e, finché i talebani continuano a vincere sul campo di battaglia, difficilmente accetteranno di firmare un accordo di pace. Leon E. Panetta, capo della Cia, ha non a caso dichiarato. « È ovviamente necessario esplorare qualsiasi elemento che possa portare alla riconciliazione e integrazione, ma onestamente finora non ho visto uno sforzo serio in questo senso».
Anche per questo, mentre con una mano invita i talebani a sedere intorno al tavolo, con l’altra Obama continua a firmare l’invio di nuove truppe in Afghanistan.